DA SCALA COELI ALL’EUROPA: LA VISIONE DI TRIDICO NELLA SFIDA DELL’EURO DIGITALE

Il Parlamento europeo apre la fase politica del progetto che punta a rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione e a ridisegnare il rapporto tra cittadini, banche e BCE.

Un raggiante Pasquale Tridico

Antonio Loiacono

L’Europa accelera sulla moneta del futuro. Con il voto favorevole del Parlamento europeo agli emendamenti sulla relazione annuale della Banca Centrale Europea, prende forma uno dei progetti più ambiziosi e potenzialmente rivoluzionari dell’architettura economica continentale: l’euro digitale.

Un passaggio politico che porta una firma precisa, quella di Pasquale Tridico, economista ed europarlamentare (The Left) promotore di una visione che va ben oltre la semplice innovazione tecnologica. Qui non si parla soltanto di digitalizzazione dei pagamenti, ma di un cambio di paradigma destinato a incidere sulla sovranità monetaria europea, sugli equilibri bancari e persino sul rapporto tra cittadino e moneta.

Ma dentro questa grande trasformazione europea c’è anche una traccia più sottile, quasi invisibile, che vale la pena osservare.

Perché dietro uno dei progetti più ambiziosi della nuova architettura monetaria europea c’è anche il percorso umano e culturale di Pasquale Tridico, economista ed europarlamentare nato a Scala Coeli, piccolo comune dell’entroterra cosentino. Un luogo lontano dalle grandi piazze finanziarie, ma immerso nelle dinamiche concrete dell’economia reale: quelle delle aree interne, delle fragilità strutturali, delle disuguaglianze territoriali, delle comunità che resistono.

È anche in contesti come questi che si comprende fino in fondo quanto il mercato, da solo, non riesca sempre a colmare squilibri e vulnerabilità. Ed è forse da questa consapevolezza che prende forma una certa idea di economia: più attenta alla funzione pubblica degli strumenti, più sensibile al rapporto tra Stato, cittadini e redistribuzione.

Dentro questa prospettiva si inserisce il cuore stesso dell’euro digitale: restituire alla moneta una funzione pubblica più forte, in un mondo in cui i pagamenti sono sempre più governati da soggetti privati e piattaforme globali.

Oggi gran parte delle transazioni elettroniche europee transitano attraverso circuiti come Visa, Mastercard e PayPal. Una dipendenza infrastrutturale che espone il continente a vulnerabilità strategiche, perché significa affidare una parte essenziale della circolazione monetaria a soggetti esterni al controllo diretto europeo.

L’euro digitale nasce per colmare questo vuoto.

Sarebbe una forma di moneta pubblica elettronica, emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea, con lo stesso valore legale del contante ma utilizzabile in formato digitale. In sostanza, il cittadino potrebbe detenere denaro garantito dalla banca centrale senza passare necessariamente per il sistema bancario commerciale.

Un dettaglio solo in apparenza tecnico.

Perché questo meccanismo riscriverebbe una parte dell’equilibrio finanziario tradizionale. Se quote significative di liquidità si spostassero dai conti correnti ai wallet pubblici digitali, le banche perderebbero una parte importante della loro raccolta. Meno raccolta significa meno capacità di credito, meno leva, meno intermediazione.

In compenso, la BCE otterrebbe uno strumento potentissimo: una trasmissione diretta della politica monetaria. Iniezioni di liquidità, incentivi, misure anti-crisi o politiche espansive potrebbero raggiungere famiglie e imprese senza filtri intermedi.

È qui che il progetto diventa politico.

Perché l’euro digitale non riguarda solo efficienza e velocità. Riguarda potere. Potere monetario, controllo delle infrastrutture finanziarie, autonomia strategica.

E naturalmente riguarda libertà.

Il tema della privacy resta il punto più delicato. Se il contante rappresenta ancora oggi il massimo livello di anonimato economico, la moneta digitale apre interrogativi inevitabili sulla tracciabilità delle operazioni, sui limiti di utilizzo e sulla programmabilità stessa del denaro.

La BCE assicura che il contante non sarà sostituito. Ma il dibattito resta aperto.

Il voto del Parlamento europeo, per ora, non introduce l’euro digitale. Lo legittima politicamente. È il primo grande passo di un percorso che sarà ancora lungo, tecnico e complesso.

Ma una direzione ormai è stata tracciata.

E dentro quella traiettoria, fa riflettere che dietro una delle idee più avanzate sul futuro monetario dell’Europa ci sia anche lo sguardo maturato in una piccola comunità calabrese come Scala Coeli.

Perché a volte è proprio dai margini che nascono le intuizioni capaci di cambiare il centro.

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