Covid-19: una dura lezione

Qualunque cosa si pensi di questa epidemia, che l’OMS ha promosso al ben più preoccupante livello di pandemia, bisogna dire che noi appartenenti alla specie “Homo”, cui con una certa qual presunzione abbiamo aggiunto l’aggettivo “sapiens”, da questa esperienza dovremmo trarre qualche insegnamento.

Il primo: le frontiere non fermano quasi nulla: non gli uccelli che emigrano, non i ratti che si insinuano, nemmeno gli insetti che si intrufolano dappertutto. Le frontiere sono una finzione assurda, eredità di un tempo in cui si pretendeva che essere nati in un certo posto desse dei diritti speciali su quel posto. L’umanità è una, le razze non esistono, rischiamo tutti allo stesso modo se qualche proteina si modifica in un essere di dimensioni nanometriche che delle frontiere se ne infischia alla grande.

Il secondo, conseguenza del primo: nessuno si salva da solo. Quello che fa ognuno di noi influisce sulla vita e sul destino di tutti. Ognuno di noi è quella famosa farfalla che sbattendo le ali a Pechino, o meglio a Wuhan, provoca un ciclone: e non in Brasile, ma a Casalpusterlengo. Il che non significa che io voglia gettare sui cinesi la croce della “colpa” di quel che sta succedendo. Significa che se il governo ci dice di stare a casa e noi invece decidiamo che, chissenefrega, facciamo come ci pare, se poi ci ammaliamo o facciamo ammalare qualcun altro l’unica cosa onesta che ci resta da fare è metterci davanti a uno specchio e, per citare Renzo Arbore, “sputarci in un ecchio”.

Il terzo: bisogna obbedire a chi ne sa più di noi. Nei miei precedenti articoli su questo argomento, non ho nascosto perplessità circa l’effettiva pericolosità del Covid-19; ma se infettivologi di chiara fama ed esperti epidemiologi insistono in tutto il mondo sul rischio che comporta, diversamente dal ringhiante Vittorio Sgarbi faccio ammenda, ascolto quel che dicono e mi adeguo. E rispetto le indicazioni che ricevo, dalla prima all’ultima. Il successo dei tuttologi da social network, degli antivaccinisti, dei complottisti e degli spacciatori di fakenews (che poi sono balle) forse, grazie (si fa per dire) a questa vicenda potrebbe finalmente cedere il passo alla ragionevolezza e al buonsenso.

Una quarta, non marginale lezione, discende dalle notizie sull’inquinamento: i satelliti rivelano che l’arresto del traffico e della produzione industriale ha dissipato la nube caliginosa che copriva gran parte della Cina e che l’inquinamento atmosferico sulla Valle Padana si è dissolto. Perfino i canali di Venezia, dopo secoli di sudiciume e di untume, sono tornati limpidi e trasparenti, con tanto di pesci a nuotarci dentro.

Insomma, la Natura ci sta dando i suoi avvertimenti: dobbiamo darci una regolata, ragazzi. Il Pianeta comincia ad averne abbastanza di noi e se non cominciamo a modificare comportamenti e stili di vita, se non la piantiamo di inquinare, consumare e dissipare come se nulla fosse, ci penserà lui a darci una lezione, magari spazzandoci via senza pietà.

Stavolta, forse, la scienza e la competenza ci salveranno e nel giro di qualche mese di questa pandemia ci resterà solo il ricordo.

Lo ripeto: forse. Il dubbio è legittimo, stanti gli atteggiamenti di certi leader – mondiali,  come Trump, Bolsonaro e Johnson  o da ballatoio, come Salvini e Meloni – i quali, anche davanti alle vittime, effettive o potenziali, perfino in una pandemia non riescono a vedere altro che uno strumento di promozione elettorale.

Giuseppe Riccardo Festa

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