Confusione tanta, fiducia poca. La nostra amata politica

Bisogna ricostruire il Paese. Servono veramente dei costruttori. All’orizzonte non ne vedo

Provo a “scimmiottare” un po’ Aldo Cazzullo autore oggi di un editoriale sulle colonne del Corriere della Sera, piuttosto realista e ben centrato sulla situazione politica nazionale che stiamo vivendo. 

Il momento non è dei più facili. La confusione ormai regna sovrana. Siamo di fronte a un Paese che dovrebbe unirsi e che, invece, drammaticamente si divide. 

Si fa presto a sfumare uno scontro, che un altro, immediatamente, si infiamma da un’altra parte. 

Il senso di responsabilità dovrebbe essere l’indice da seguire ed, invece, tutti lo predicano, ma nessuno di sano buon senso prova a metterlo davvero in pratica. 

La nebbia è fitta. I nostri rappresentanti, unitamente ai leader politici, dovrebbero provare a coinvolgere e a non fare battaglie, che nascondono tratti di protagonismo personale. 

E così la distanza tra le persone e la politica si va sempre più marcata. Tale circostanza inevitabilmente allontana la politica dalla sensibilità della gente comune. 

Basta voltarsi in giro e riscontrare che l’assenza dei partiti procura ormai brutti effetti. 

Innanzitutto, quello di non poter più selezionare una classe dirigente all’altezza. Tale mancanza insomma produce proprio la crisi politica indecifrabile che abbiamo davanti a noi. 

Gli italiani sono stanchi. Vorrebbero un Governo che trasferisse speranza e garanzie per il futuro. L’equilibrio instabile e precario preoccupa non poco. 

Bisogna ricostruire il Paese. Servono veramente dei costruttori. All’orizzonte non ne vedo.  

Mi preoccupa, a dirla sinceramente, il forte distacco dalla società e un gioco di Palazzo che non fa ben sperare.

Nicola Campoli

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