COMUNICATO STAMPA del consigliere Tommaso Critelli, LISTA “FAI VINCERE CARIATI”

CARIATI – L’assemblea dei socialisti è ora commentata in tutte le salse: c’è chi la stima come una “sferzata” all’esecutivo di Palazzo Venneri e chi, invece, la stima, nei contenuti, “un atto di arroganza per rimarcare l’egemonia politica cariatese”. Una cosa è certa: il partito socialista, come da tradizione, ha fatto quadrato attorno al sindaco Filippo Giovanni Sero che da un po’ di tempo a questa parte sta vivendo, seppur con tenacia, uno dei periodi peggiori dei suoi sette anni consecutivi alla guida della città: prima la questione Sogefil; poi le dimissioni dell’assessore Sergio Salvati che nella giunta era un pezzo da novanta; quindi il sequestro di Palazzo Chiriaci, senza contare altri piccoli e grandi problemi quotidiani, in verità, considerati i tempi, comuni alla stragrande maggioranza delle municipalità del Paese. La “svolta”, a seconda del significato che da essa si vuol dare, non c’è stata. Il consigliere di minoranza Tommaso Critelli (lista “Fai vincere Cariati”) non “vuole entrare, perché sarebbe scorretto, nel merito dell’assemblea socialista: quello che è successo e cosa si siano detti non m’interessa. M’interessa, invece, il fatto che ogni deliberazione assunta in casa socialista condiziona pesantemente il sindaco e la giunta (anche i membri non socialisti) che pure dovrebbero agire liberamente nell’esclusivo interesse della città. Invece, a governarci ci ritroviamo persone che occupano posizioni importanti ma che non hanno autorità o capacità sufficienti a esercitarle”. Ma quel che è peggio, sostiene Critelli, è che questi “signori sono coordinati da un clone di Re Travicello, il personaggio di una nota favola di Fedro che sembra scritta per Cariati”. I problemi della città sono “di una gravità assoluta che sorridiamo quando i socialisti tacciono le opposizioni di essere “incapaci di mettere in campo anche una minima proposta politica, preferendo la politica dell’ingiuria, dell’offesa personale e addirittura della carta bollata, facendo bloccare lavori utili alla collettività”. Come se un magistrato fosse caduto dal letto prima di ordinare il sequestro di Palazzo Chiriaci, un lavoro sì utile, ma non certo alla collettività”. Le rivendicazioni di Critelli: “Anche noi abbiamo ricevuto un mandato democratico e popolare, e rispettarlo è proprio quello che facciamo ogni giorno, fra mille difficoltà ed ostacoli che vengono puntualmente elevati al solo fine di non farci conoscere la verità”. Se i socialisti reclamano la riorganizzazione degli uffici comunali e l’avvio immediato di tutte quelle opere pubbliche di cui da tempo si ha la disponibilità finanziaria e che inspiegabilmente non vengono iniziate, Critelli si chiede: “Perché quando le cose vanno male la colpa è dell’apparato burocratico e, in particolare, di un paio di funzionari che adesso, non servendo più alla causa, si vogliono silurare, e quando vanno bene il merito è della politica? E sulle opere pubbliche non avviate, i motivi del blocco ce li spieghino, cortesemente, il sindaco ed i suoi assessori”. Critelli chiosa col poeta Giuseppe Giusti: “Al Re Travicello/piovuto ai ranocchi/mi levo il cappello/e piego i ginocchi”.

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