Che colore ha l’amore?

Che colore ha l’amore? Risposta ovvia: il rosso. In realtà, la mia riflessione vuole essere molto più profonda; non parlo, infatti, di semplici colori bensì di sfumature. Se dovessi paragonare l’amore a qualcosa, sarebbe sicuramente una sfumatura non sicuramente un colore definito, non un’idea precisa. Mi spiego meglio, in modo tale da centrare pienamente la tematica di cui voglio parlarvi; in questi giorni, accanto al tema madre dell’immigrazione, mi è capitato di discutere – con persone diverse – di cosa voglia dire diversità in amore, di come le emozioni e i sentimenti non abbiano, la maggior parte delle volte, una spiegazione; ci sono storie, potenzialmente bellissime, fra un uomo e una donna che non avranno mai un lieto fine. Ci sono storie, fra un uomo e una donna, ricche di sentimenti, che non verranno vissute mai; non è detto, infatti, che amare una persona significhi, per forza di cose, voler stare con lei: puoi amare tanto qualcuno/a ma non voler star con lui/lei e questo non è amare di meno, è semplicemente amare in modo diverso.

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare qui : ci sono storie, fra un uomo e un uomo, che vengono nascoste per la paura – del tutto fondata – di discriminazioni; ci sono storie, fra una donna e un’altra donna, in cui c’è tantissimo amore celato – agli occhi degli altri – da un’amicizia: perché vedere due amiche che camminano per strada mano nella mano, è cosa normale. Due donne che si guardano in modo diverso, creano scandalo.

Ma, ritorniamo al discorso di prima: dicevo, ho discusso dell’omosessualità con due persone diverse e, a ognuna di loro, ho fatto la stessa domanda ovvero: come definiresti, a parole, un omosessuale? La prima: “E’ una persona che – non dico sia malata – ma, come dire? E’ un uomo esternamente e una donna internamente. E’ stato un errore della natura!” La seconda – e mi fermo alla prima battuta – mi ha risposto: “E’ una persona con una patologia.”

Ora, chiariamo un concetto: non esiste – almeno non che io sappia – nessuno studio scientificamente provato che affermi che l’omosessualità sia una patologia. Non capisco, piuttosto, perché bisogni per forza dare una spiegazione a tutto: la prima persona, ha dato una spiegazione additando la “colpa” alle leggi supreme e inspiegabili della natura; la seconda – in maniera opposta e devo dire alquanto coraggiosa – alla scienza! Perché, piuttosto, non possiamo semplicemente accettare la diversità della vita, del pensiero, delle abitudini, dei gusti, che è insita in ognuno di noi ?Perché bisogna pensare che due uomini che si amino, siano malati? E perché, a questo punto, i matti non potremmo essere noi, attratti dal sesso opposto?

Ecco: è questo il punto. Siamo portati a pensare che l’amore sia una cosa a senso unico, con un proprio colore, delle proprie caratteristiche, una propria “natura”. Sbagliato. L’amore non è una cosa a senso unico, semmai a doppio senso; non ha un proprio colore ma mille incantevoli – e spaventose – sfumature; non ha delle caratteristiche proprie ( non credeteci a quei patetici “manuali” che trovate a 9.99 € sui mille modi per dimenticare il vostro/a lui/lei!) e, soprattutto, l’amore non ha una natura univoca.

Ci sono persone che si amano alla follia e non riescono a stare insieme; altri che vorrebbero ma non possono per via della stupidità umana, a causa di un mondo sempre più tristemente globalizzato che ci porta a voler classificare tutto, perfino le emozioni.

Per farla breve: il diverso non è “strano” o “malato” o “patologico”, è solo diverso e prima lo capiamo, prima impareremo una cosa bellissima: impareremo a guardare agli altri con serena obiettività, non con gli occhi presuntuosi di chi pensa di essere perfetto o di sapere sempre tutto ma, diversamente, con gli occhi di chi accetta che non a tutto c’è una logica. Gli omosessuali – mi riferisco sempre a chi si appella alla Chiesa e all’amore riconosciuto fra un uomo e donna – sono stati creati dallo stesso Dio che ha creato voi; la Chiesa, attenzione, non parla di amore bensì dell’immagine di famiglia, discorso del tutto diverso.

Non c’è nessuno, oggi, che sia riuscito ancora a definire univocamente il concetto di amore; non abbiate la presunzione di farlo voi appellandovi alla scienza, a Dio o alla natura. Ognuno deve seguire il proprio cuore, il proprio essere, senza alcuna remora ma con un’unica, importante, consapevolezza: che sia rosa, blu o rosso l’amore è amore. Chi è stato innamorato, innamorato davvero, almeno una volta nella vita, e non ha avuto la fortuna di viverlo, il suo amore, mi avrà capito.

Elisa Agazio

 

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