CARIATI, UN BORGO MEDIEVALE  RICCO DI STORIA E  DI BELLEZZE PAESAGGISTICHE, DECANTATO DA SCRITTORI E VIAGGIATORI  

Disegno dell'arch. Saverio Liguori (1980)
Disegno dell'arch. Saverio Liguori (1980)

di Franco e Romano LIGUORI, storici


Situata sulla fascia costiera della Calabria ionica cosentina, con un suggestivo centro storico di origine altomedievale (età bizantina) ancora cinto da mura quattrocentesche, che si specchiano, con i suoi otto possenti torrioni, sul sottostante splendido mare Jonio (il “greco mar da cui vergine nacque Venere” di foscoliana memoria ), Cariati è una cittadina a forte vocazione turistica, mai, però, finora pienamente espressa. A prescindere dalla “unicità” del suggestivo borgo fortificato medievale che affascina tutti quelli che lo visitano, e sul quale ci soffermeremo approfonditamente in questo nostro articolo, il paese ha un borgo marinaro, sviluppatosi (piuttosto disordinatamente !)  a partire dai primi decenni del ‘900, che si estende come abitato su oltre dieci kilometri di costa, bagnati da un mare sostanzialmente pulito; ha un discreto porticciolo che non è solo peschereccio, ma è anche attrezzato per ospitare imbarcazioni da diporto; e, poi, ha anche una discreta ricettività alberghiera, con tanti accoglienti B&B ubicati sia in zona Marina che al centro storico, oltre ad offrire altre opportunità di soggiorno.

Dagli anni ‘50/’60, quando i suoi “villeggianti” erano costituiti prevalentemente da gruppi familiari provenienti dai paesi montani del suo entroterra o, al massimo, da Cosenza, si è passati, a partire dagli anni ‘70/’80 all’arrivo massiccio dei turisti campani, in prevalenza napoletani, continuato nei decenni successivi (anni ‘90/2000), e arricchito da altre presenze di provenienza da altre zone d’Italia. Il turismo estivo, in ogni caso, ha sempre rappresentato per la nostra Cariati, un paese non certo con un’economia forte, una significativa risorsa. Sarebbe auspicabile, pertanto, che sulla carta del turismo si puntasse di più e con maggiore vigore da parte dei nostri amministratori e dei cittadini stessi. Negli anni passati, a dire il vero, c’era un maggiore coinvolgimento sia da parte dei politici che dell’associazionismo culturale nella programmazione di quella che era chiamata, senza retorica, l’Estate cariatese, sempre ricca di manifestazioni culturali, artistiche, musicali, sportive, di carattere  gastronomico, che rendevano più attrattivo e gradevole il soggiorno dei nostri turisti. Quest’estate, che vede finalmente la pandemia allentare la sua morsa, dovrebbe segnare un momento di “svolta” nel turismo cariatese. Occorre che tutti s’impegnino a dare il proprio contributo al rilancio della nostra bella Cariati, facendole riguadagnare il posto importante che ha sempre avuto in passato,anche sotto il profilo turistico, sulla fascia ionica che va da Sibari a Crotone, quand’era una località balneare “decantata” anche da illustri giornalisti e viaggiatori che ebbero l’occasione di visitarla. Ecco cosa scriveva la giornalista e scrittrice italo-francese Maria Brandon Albini, che fece sosta e pernottò a Cariati nell’agosto del 1955 (all’Albergo Sole, in Via Carrera),  nel corso di un suo viaggio in Calabria, riservando una pagina del suo “diario” al nostro paese: “Mentre la proprietaria va in cucina a preparare peperoni e pesce, io scendo in spiaggia. L’onda leggera, quasi addormentata, mormora. Un barcone da pesca ondeggia con i suoi alberi neri che si stagliano sui profili lontani delle montagne indorati dal sole al tramonto. Dietro di me, sulla collina, minaccioso in mezzo a mura bizantine, s’erge Cariati paese. Nella notte blu, brilla con tutte le finestre delle sue casette strette, simili a bastioni”.

E così scriveva circa cento anni fa (nel 1927) il giornalista-scrittore Silvio Mollo in un suo articolo dal titolo suggestivo: “Paesi e paesaggi sul mare: Cariati”, pubblicato dal periodico Nuova Rossano:  “Il viaggiatore che oltre il mare di Corigliano e di Rossano costeggiando sulla strada ferrata il litorale dello Jonio volesse fissare nel libro delle sue sensazioni estetiche le brezze rivierasche dello stesso mare Jonio non ha che misurare con il suo sguardo la spiaggia aprica, ridente e solatìa della marina di Cariati. E’ degna di rilievo la configurazione pittoresca dell’ampia insenatura del mare che dalla punta di Fiume Nicà si distende alle due punte di San Cataldo e di San Leo. E’ uno spettacolo d’incanto che acquista nelle notti lunari un aspetto fantasmagorico e veramente tale da sensibilizzare l’occhio meno adusato a percepire le bellezze della natura. Senza dubbio tra i paesi e i paesaggi della costa ionica che all’infuori della peculiare configurazione fisica abbiano una storia e una tradizione, il comune di Cariati offre allo spettatore ed al ricercatore paziente e diligente delle morte memorie del passato un dovizioso campo di allettamenti spirituali…Il privilegio ond’è dominata dalla costa del mare Jonio in una mai interrotta dolcezza e bellezza di incanti equorei che attraggono ed avvincono, fa di Cariati la spiaggia più ridente del litorale della Calabria oltre Sibari, poiché bisogna risalire fino a Trebisacce lungo il lido del mare per godere press’a poco dello stesso incanto serenatore”

. Pur con l’enfasi della sua scrittura, Silvio Mollo ha colto benissimo la “peculiarità” di Cariati come luogo che può offrire al villeggiante due “qualità” molto importanti contemporaneamente: le bellezze paesaggistiche e la ricchezza della sua storia, che è come dire, il suo bel mare e il suo suggestivo centro storico, le sue ridenti spiagge e le affascinanti testimonianze della sua plurisecolare storia, che passa dalla tomba brezia alla cinta muraria medievale, dalla quattrocentesca Chiesa degli Osservanti alla Cattedrale ottocentesca. Ed è di tutto questo che vogliamo ora parlare.

Archeologia e storia

Nel territorio di Cariati, ricadente nell’area geografico-culturale della Magna Grecia, a uguale distanza dalle celebri città coloniali di  Sibari (Sybaris) e Crotone (Kroton), sono stati effettuati importanti ritrovamenti archeologici, come quello del bronzetto italico (IV sec.a.C.) raffigurante Heracles (Ercole) in sembianze giovanili, custodito nel Museo Nazionale di Reggio Calabria o quello della tomba a camera di un guerriero brettio (IV sec.a.C.), con un ricco corredo d’accompagno, costituito da una corazza anatomica bivalve, un elmo, due cinturoni , una spada falcata in ferro e alcuni pregevoli vasi di ceramica a figure rosse e a vernice nera, attualmente esposti nel Museo Nazionale della Sibaritide. Numerosi ritrovamenti archeologici di epoche diverse (greco-romana, brettia, bizantina, altomedievale) si sono registrati, nel corso del Novecento, in località Santa Maria, non lontano da Fiume Nicà, dove non pochi archeologi ubicano la statio romana di Paternum, citata nell’Itinerarium  Provinciarum dell’imperatore Antonino Pio (II sec. d.C.).

 Nell’alto Medioevo, qualche secolo prima del Mille, per evitare i pericoli provenienti dal mare (incursioni saracene), il centro dell’insediamento lasciò la pianura e si spostò sulla collina dove sorge quello che oggi è il “centro storico”, prendendo il nome di “Cariati”, toponimo di matrice neo-ellenica importato dalla Grecia dai Bizantini. Furono proprio i Bizantini, infatti, al tempo dell’imperatore Niceforo Foca (963-969) , a fortificare per prima la collina del centro storico, facendone un “kastron”, cioè una cittadella fortificata, a difesa dei domini che avevano nella vicina Rossano, la loro capitale amministrativa e religiosa. Grazie alla sua felice posizione strategica lungo la fascia costiera ionica, tra Capo Trionto e Punta Alice, nonché all’apprestamento difensivo di cui l’avevano munita i Bizantini, Cariati divenne una potente roccaforte della Calabria altomedievale, insieme a Rossano, Gerace e Reggio. Fu per questo motivo che nel 1059  il normanno Roberto il Guiscardo la cinse d’assedio e la espugnò dopo lunga e tenace resistenza da parte dei Cariatesi. I Normanni elevarono Cariati al rango di Contea e lo stesso Roberto il Guiscardo fu il primo feudatario della città. Nel 1302  la signoria di Cariati passò alla potente famiglia dei Ruffo, che la tennero, con alterne vicende, fino alla seconda metà del Quattrocento. Ai Ruffo si deve l’edificazione della robusta cinta muraria quattrocentesca, inframezzata da otto torrioni e costruita sui resti della  fortificazione bizantina, che ancora oggi cinge il borgo medievale. Ai Ruffo e, più specificamente, alla principessa Covella, che ebbe in Cariati la sua residenza, va dato il merito di aver fatto elevare la città a sede vescovile, nel 1437, da Papa Eugenio IV. La storia della Diocesi di Cariati si svilupperà per oltre cinque secoli, dal 1437, anno della fondazione, al 1979, anno del suo smembramento e dell’aggregazione di una piccola parte di essa a Rossano (Arcidiocesi di Rossano-Cariati, nata con tale nome nel 1986).

Dopo i Ruffo, il feudo di Cariati passò in mano ad altre importanti famiglie feudatarie, come i Riario, i Borgia, i Sanseverino e, in ultimo (dal 1505),  gli Spinelli di Napoli. Nel 1565 il feudo di Cariati, ingranditosi con l’acquisizione di numerose altre terre, tra cui Terravecchia, Scala, Campana, Umbriatico, Cerenzia, Verzino, Bocchigliero, Rocca di Neto,  assunse il titolo di “Principato” o “Stato” di Cariati, e gli Spinelli furono chiamati “Principi di Cariati”, titolo che conservarono fino all’eversione della feudalità (1806). Gli Spinelli ebbero a Cariati una loro residenza, detta “casa principale” (= dimora dei principi), ubicata dove sorge attualmente il Palazzo Venneri, sede del Municipio; ma vi risiedettero solo sporadicamente, mentre la loro dimora stabile era a Napoli, in un sontuoso palazzo, che, ancora oggi, si chiama “Palazzo Cariati”.

Oltre che dal fatto di essere stata per secoli capoluogo di un vasto feudo della Calabria ionica, Cariati ebbe notevole rinomanza anche dall’essere stata, a partire dal 1437 e fino al 1967, sede residenziale del vescovo dell’omonima Diocesi, la Diocesi di Cariati, appunto, che ebbe una storia plurisecolare, e vide alternarsi sulla sua cattedra, prestigiose figure di prelati come il vescovo Francesco Gonzaga dei Duchi di Mantova, che resse la diocesi dal 1636 al 1657, e fece costruire l’episcopio e il palazzo del Seminario, o Nicola Golia (1839-1873), che ricostruì  in stile neoclassico, ampliandola, la Cattedrale dedicata a S. Michele Arcangelo (1857).

Nel corso del XVI secolo e oltre, per la sua ubicazione molto vicina al mare, Cariati subì ripetuti attacchi da parte dei pirati turchi e barbareschi che allora infestavano il Mediterraneo; l’assalto più deleterio fu quello messo a segno nel 1544 dal corsaro Kaireddin, detto Barbarossa, che distrusse gran parte della città e ne fece prigionieri molti abitanti, compreso il vescovo  Giovanni Carnuti, che morì in cattività ad Algeri.

Nel Seicento la città si riprese dalle devastazioni turchesche e vide rinnovarsi quasi tutto il suo tessuto urbano: a questo periodo risalgono i principali edifici storici della città, come il Palazzo Vescovile, il Seminario, le chiesette dell’Annunziata, della Trinità, di S. Antonio, i palazzi gentilizi esistenti entro la cinta muraria. Tra Sette e Ottocento furono edificati nuovi palazzi nobiliari o ex novo o ristrutturando strutture abitative già esistenti. Agli inizi dell’Ottocento (decennio francese) e subito dopo l’Unità (1861), Cariati conobbe, come tanti altri comuni calabresi, il fenomeno del brigantaggio e le sue conseguenze negative. Nel decennio francese (1806-1815) il paese fu scelto, grazie alla sua robusta cinta muraria, come quartier generale del brigante filoborbonico  Antonio Santoro di Longobucco detto “Re Coremme”; per questo si attirò, nel dicembre del 1807, l’attacco del generale francese Peyri e poi quello del generale Reynier, che vennero, coi loro soldati, a Cariati, per scovare ed eliminare il pericoloso brigante, che, però, non si fece trovare, dandosi in tempo alla fuga. Nel 1876, con il completamento della ferrovia ionica Taranto-Reggio Calabria, Cariati, grazie alla sua stazione ferroviaria aperta fin dal 1870, vide finalmente interrompersi il suo isolamento e la comunità locale si avvantaggiò di facili collegamenti con Napoli, Roma e il resto dell’Italia. Dopo l’Unità d’Italia, il paese andò progressivamente  ingrandendosi , fino a raggiungere nel censimento del 1951 5.516 abitanti che divennero, nel 1981, 10.089. Dagli anni Ottanta del secolo scorso, il paese è regredito sul piano demografico, a causa della mancanza di lavoro, che spinge le famiglie nuovamente ad emigrare o a trasferirsi definitivamente altrove. Attualmente la popolazione si aggira sugli ottomila abitanti.

 

I beni  architettonici ed artistici

Cariati possiede uno dei centri storici più suggestivi e meglio conservati della Calabria, per le cui stradine tortuose, vicoli e vicoletti, si respira aria d’altri tempi. Ancora oggi si accede al paese da una vera e propria “porta”, chiamata Porta Pia nella toponomastica ufficiale e “Ponte Nuovo” nella denominazione popolare. Si tratta di una delle due porte, l’unica superstite, incastonate nella cinta muraria urbica quattrocentesca ; l’altra sorgeva presso la località Pilè e guardava verso il mare (era detta Porta marina, mentre l’altra era la Porta di suso, cioè “di sopra”, lato montagna); vi si accedeva attraverso un ponte levatoio, di cui rimane traccia nel nome “U pontu” con cui si designa ancora oggi il luogo. La cinta muraria medievale, caratterizzata da otto massicci torrioni (o “bastioni”), alcuni di forma tronco-conica, altri di forma poligonale, lunga 1 kilometro e ancora integra in tutto il suo perimetro, rappresenta il bene architettonico più emblematico e più conosciuto di Cariati. All’interno di essa si conservano non pochi edifici storici, tra cui la Cattedrale , un bello e raro esempio di chiesa neoclassica calabrese, stile assunto dopo i radicali lavori di rifacimento voluti dal vescovo Nicola Golia a metà dell’Ottocento;  l’edificio sacro, intitolato a San Michele Arcangelo, ha, comunque, origini molto più antiche e risale all’epoca medievale; è diviso in tre navate e conserva, nel presbiterio, un pregevole coro ligneo settecentesco.  Altre chiese presenti dentro le mura sono alcuni piccoli oratori  come S. Antonio, la Trinità, l’Annunziata. Si tratta di modeste chiesette risalenti al XVII secolo, costruite con semplicità da maestranze locali. L’edificio religioso più importante sul piano storico-artistico si trova fuori le mura, nell’area del cimitero comunale, ed è la Chiesa degli Osservanti, costruita nella prima metà del XV secolo, all’epoca in cui Cariati era feudo dei Ruffo. Lo stile della chiesa, che era originariamente annessa ad un convento di frati francescani  dell’ordine dei Minori Osservanti, può definirsi “tardo-gotico”; elementi interessanti sono il portale ogivale in pietra; la cupola a costoloni, rivestita all’interno con pregevoli mattonelle di maiolica con stemma araldico; l’abside quadrangolare.

Non mancano nel centro storico di Cariati i palazzi  antichi, come quelli del Seminario (XVII sec.) e dell’ Episcopio (XVII sec.), fatti costruire dal vescovo Gonzaga. Molti e di varie epoche sono i palazzi gentilizi, tra cui il Palazzo Venneri-Natale, oggi sede municipale, il Palazzo Mascambruno, oggi trasformato in albergo, il Palazzo Pismataro, il Palazzo Grandinetti, il Palazzo Cipriotti-Venneri, ed altri ancora.

Suggestive nella loro piccolezza le viuzze che portano verso la zona bassa del paese, la Marina, dove si segnalano il Castello Venneri, una residenza gentilizia fortificata del Settecento, di proprietà privata, in contrada Filice, e l’antica Chiesa della Madonna delle Grazie (XVII sec.), sulla strada nazionale 106 ionica. La nostra Cariati, in conclusione, fa parte di quel ristretto gruppo di paesi della Calabria che costituiscono, con il loro fascino paesaggistico e le loro ricchezze architettoniche ed artistiche, dei veri e propri “gioielli storici”, come Altomonte, Santa Severina, Gerace, Tropea ed altri ancora e meriterebbe, pertanto, una visibilità e un serio rilancio come località turistica , puntando anche sulle sue peculiarità enogastronomiche e sulle  tradizioni contadine e marinare della sua cucina. Il nostro auspicio è che, dopo questa terribile pandemia, ci si possa avviare verso  una “rinascita” graduale del paese nel suo complesso, col contributo e l’impegno di tutti !


Per saperne di più

Franco LIGUORI –  “Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli”,  Tip. Orlando, Corigliano Cal. 2013, pagine 160.

Romano e Franco LIGUORI, Cariati nella storia, Tipolito Ferraro, Cirò M.1981

Franco e Romano LIGUORI, Guida storico-artistica di Cariati, Grafosud, Rossano 1995

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