RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
“Vorrei portare a conoscenza l’agenzia stampa, dello scempio perpetrato ancora a danno di cittadini onesti da parte dei soliti vandali incivili.
Più volte avete trattato l’argomento, ma ad oggi nessun amministratore del paese, ha mai preso a cuore la questione seriamente.
La zona ” Fossa Dell’alba “…identificata più comunemente come ” Fossa Dell’Erba “, è una zona abbandonata, di nessun interesse da parte dell’amministrazione pubblica, infatti non esiste nemmeno un piano regolatore. Lasciata da sempre in mano all’onda barbara di caprari e vaccari che abbattono recinzioni e si impossessano di rimboschimenti di proprietà pubblica dove bivaccano, nonché di operai edili e maleducati privati cittadini che usano i luoghi come isola ecologica.
Ancora ieri sera ho trovato quanto fotografato presso la mia proprietà (la prima strada che porta al mare sulla sx).
Per il paese l’ultima fascia di litorale marino rimasto, che dovrebbe essere trasformato in zona turistica, urbanizzato, dove i proprietari terrieri potrebbero costruire le loro case…
Oggi mi ritrovo a dover far ripulire e ripallizzare la mia proprietà coi miei soldi, visto che qualcuno ha pensato bene di usarla come discarica, mentre credo dovrebbe essere il Comune a farlo. L’anno scorso in agosto, hanno incendiato il materiale accumulato e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. Quale deterrente ha posto in essere anche questa amministrazione? Nessuna finora.
Con tutto il mio disappunto e rammarico per il mancato controllo e la gestione di questo patrimonio pubblico, ringrazio per quanto la vostra testata giornalistica vorrà porre in essere.
Gradirei una risposta.
Dott.ssa LIPORACE Luciana Antoniella”
DALLA REDAZIONE DI CN
“Gentile Dott.ssa Liporace,
la sua denuncia, lucida e accorata, non può e non deve restare inascoltata. CariatiNet raccoglie e rilancia il suo grido di indignazione, perché quello che accade nella zona di “Fossa dell’Erba” è lo specchio di una più ampia e colpevole disattenzione verso un patrimonio naturale e paesaggistico che dovrebbe essere tutelato, valorizzato, reso vivo — non lasciato in balìa di vandali ambientali.
Da anni raccontiamo, documentiamo, denunciamo queste situazioni. Ma quanto da lei riportato aggiunge uno strato ulteriore di amarezza, perché dimostra che nulla è cambiato. Anzi: si continua a permettere che l’incuria, l’abusivismo e l’inciviltà si impadroniscano di luoghi che potrebbero e dovrebbero essere il volano di uno sviluppo sostenibile e turistico per l’intera comunità.
La sua è una voce coraggiosa, una voce che chiede attenzione, giustizia e interventi concreti. E noi, come organo di informazione al servizio del territorio, ci impegniamo a darle risonanza!”
Un materasso sventrato tra i cespugli. Un vecchio frigorifero gettato ai margini di una strada di campagna. Sacchi di rifiuti lanciati da chissà quale mano codarda, mentre gli ulivi assistono impotenti al lento soffocamento della terra. Non è più inciviltà. È barbarie ambientale, vandalismo ecologico. Una vergogna reiterata, quotidiana, che non conosce tregua. E che ci riguarda tutti. Nessuno escluso.
Anche questa settimana, anche in questi giorni, anche ora, mentre leggete queste righe, il territorio comunale di Cariati viene nuovamente sfregiato dall’ennesimo atto di abbandono selvaggio dei rifiuti. Dalla periferia rurale alla zona industriale, da alcune strade di collegamento alle aree adiacenti i cassonetti, tutto si trasforma in discarica: elettrodomestici, sanitari rotti, sacchi neri colmi di immondizia domestica, plastica ovunque. Scene già viste, ma ogni volta più insopportabili.
Non è la prima volta che CariatiNet, attraverso i suoi canali, denuncia questo scempio. E purtroppo non sarà l’ultima. Da anni, la piaga dell’abbandono indiscriminato di rifiuti e ingombranti è diventata un triste marchio d’infamia per il nostro territorio. Un fenomeno ciclico, incivile, figlio di una mentalità irresponsabile e pericolosa che non ha nulla da spartire con il rispetto della natura, del bene comune, del senso civico.
Le amministrazioni comunali si ritrovano costrette a intervenire con continue operazioni di bonifica. Ripulire, raccogliere, smaltire. Con costi altissimi a carico della collettività. Perché quei camion, quegli operatori, quei turni straordinari pagati per ripulire i rifiuti abbandonati, sono soldi pubblici. Soldi nostri. E intanto, lo sforzo civico di pochi viene vanificato dal menefreghismo di troppi.
È troppo facile puntare il dito contro le istituzioni. Certo, le amministrazioni devono vigilare, sanzionare, installare fototrappole, educare, informare. Ma non possiamo continuare a scaricare altrove le nostre responsabilità. La verità è una, semplice e dolorosa: la colpa è nostra. Di chi getta i rifiuti, ma anche di chi finge di non vedere. Di chi resta in silenzio. Di chi non denuncia. Di chi preferisce girarsi dall’altra parte.
C’è bisogno di un mea culpa collettivo. C’è bisogno di chiederci, sinceramente: “Cosa sto facendo per cambiare le cose?” Non bastano le giornate ecologiche, non bastano i post indignati sui social. Serve una rivoluzione culturale. Un ritorno al rispetto. Un’educazione civica che parta dalla scuola, ma arrivi fino agli adulti.
Cariati non merita tutto questo. È una terra bella, generosa, con un patrimonio naturale che meriterebbe cura e valorizzazione. Ma finché la lasciamo marcire sotto i rifiuti, finché permettiamo che pochi incoscienti compromettano il lavoro di tanti, non potremo mai parlare di sviluppo, di turismo, di rinascita.
È tempo di costruire un’alleanza vera tra cittadini e istituzioni. Serve collaborazione tra Comune, forze dell’ordine, scuole, associazioni, comitati di quartiere. Serve responsabilità condivisa. E servono anche strumenti più efficaci: sistemi di videosorveglianza, controlli a tappeto, multe salatissime. Ma prima di tutto serve coscienza.
Perché il primo gesto rivoluzionario è non buttare quel sacco a terra. Il primo atto politico è rispettare la propria terra. Il primo passo per cambiare tutto è cambiare sé stessi.
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