Cariati … i volti del centro storico … Cataldo Martino: la gioia di vivere

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Tutto é nato per caso. Principalmente camminando per le stradine e piazzette dell’accogliente centro storico di Cariati. Un borgo antico, che conserva una lunga storia plurisecolare, che si specchia sullo spettacolare mare del basso ionio cosentino. Un’acqua cristallina davvero invitante, ancora di più quando ti affacci da una delle ampie terrazze degli otto possenti torrioni, che segnano i punti di confine della monumentale cinta muraria. Passeggiando per la cittadella medievale del XI secolo, parte, inevitabilmente, l’affascinante esercizio dell’immaginazione, che ti istiga a proiettare gli spazi all’indietro, allo sconosciuto passato, a quando quei luoghi erano abitati da persone, che nel corso del tempo sono venute a mancare. Il resto poi lo fa la dolce magia della scrittura, che aiuta a fissare ricordi e particolari, che potrebbero con il tempo sfuggire.

Lungo la buia e angusta via Purgatorio, dietro alla imponente Cattedrale di San Michele, abitava Cataldo Martino, anziano residente del luogo. Lui, cantoniere, era cieco a seguito di una malattia e dei risvolti della seconda guerra mondiale, ma comunque i vicoli del centro storico li conosceva a menadito, come le sue tasche. Non aveva bisogno di accompagnatori. Vestiva sempre con eleganza molto rara per quell’epoca e molto sobria, sorrideva luminoso e accogliente nei confronti di chiunque lo salutasse e lo venisse a trovare nelle sue ordinate stanze, arredate con il mobilio essenziale. Si muoveva per le “domestiche” stradine con una facilità unica e senza alcun problema. Certe volte, però, si perdeva.

Più che altro gli faceva piacere intrattenersi, specialmente durante la bella stagione, a scambiare qualche chiacchiera con i suoi coetanei. Lui sapeva che, seguendo quella scia, si apriva un mondo di conoscenze che nonostante il suo visibile impedimento lo rendeva felicemente compartecipe, da buon uomo, delle gioie altrui. Era sposato e aveva sette figli, ma a seguito della sopraggiunta cecità gli ultimi tre figli e alcuni nipoti, ne contava ben 15, non li aveva mai visti in volto. Ciò nonostante riconosceva, perfettamente, la loro voce, che lo aiutava a marcare i dettagli dei loro lineamenti.

Lui aveva l’abitudine di uscire molto presto la mattina, sia d’inverno che d’estate, per andare a fare la spesa. Ogni tanto qualcuno, però, anticipava il suo rientro: “buongiorno, ho portato la spesa di zio Cataldo”. Infatti, a seconda dei casi l’abitudine era quella di disfarsi subito delle buste che lasciava volentieri ai negozianti di turno che non potevano rifiutarsi, affinché gliele portassero a domicilio, per restare così più libero di muoversi per quelle, conosciute e sconosciute, stradine del suo Paese natio.

A lui piaceva intrattenersi, con l’arrivo della primavera e prima dell’inizio del freddo e ventoso inverno, nel bar Leonardo lungo il corso, non lontano dalla sua abitazione. In quel luogo a lui piaceva tanto ascoltare chi giocava a carte, perché quello spaccato gli trasferiva due dimensioni fondamentali: l’abitudine e l’imprevisto. Cercava così di ricrearsi una sorta di luogo caldo circondato di volti familiari, pronto a intercettare l’intrepido arrivo di qualcosa o qualcuno che avrebbe potuto squassare la solita routine. Non accadeva però quasi mai, ma qualche volta accade al punto che poi lui, in veneranda età, trasferì i segreti aneddoti ai suoi nipoti, mai domi a una narrazione così suggestiva e ricca di particolari. D’altronde, gli imprevisti spesso lui li sognava, senza saperlo, giusto per raccontarli un giorno ai suoi affetti più cari, che ancora oggi ne tramandano generosamente i particolari.

La storia di Cataldo Martino, piena di luce e vita, nonché piena di sensi che si apriva al mondo, é una delle tante che vedono come palcoscenico il borgo antico di Cariati. Chi vuole suggerire altre storie di uguale genere, scriva alla redazione di cariatiNet.it.

Nicola Campoli

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