■Antonio Loiacono
Nella suggestiva cornice del MUMAM di Cariati, si è tenuta, ieri sera, la presentazione del libro Scalando il cielo di Gino Perri, un’opera che è insieme autobiografia, racconto di un’epoca e manifesto di resistenza civile e che affonda le sue radici profonde nell’humus della terra di Scala Coeli. L’evento, partecipato e intenso, ha visto la presenza della direttrice del museo Assunta Scorpiniti, del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Nicola Abruzzese, di Mimmo Formaro del gruppo “Le Lampare” e della moderatrice Filomena Fazio, che ha guidato l’incontro con passione e competenza.
Aprendo i lavori, Filomena Fazio ha raccontato il proprio entusiasmo nell’accettare di moderare la serata, colpita dalla forza del libro sia per ragioni personali sia per la sua valenza storica. Scalando il cielo, ha spiegato, attraversa gli anni ’60 e ’70, restituendo un vivido spaccato di lotte sociali, migrazioni, ingiustizie e delusioni, ma anche di speranze e desiderio di cambiamento. È la testimonianza diretta di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona, lontano dalle ricostruzioni teoriche, e con lo sguardo concreto e umano di chi condivide radici e memoria.
Il titolo stesso – ha sottolineato – richiama sia un’infanzia di sogni e slanci, sia un’eco rivoluzionaria: “scalare il cielo” come gesto di chi rifiuta di restare in basso e osa cambiare le cose, richiamando anche l’esperienza della Comune di Parigi e figure come Louise Michel, insegnante anarchica e femminista.
Prendendo la parola, Gino Perri ha raccontato la genesi del libro: nato durante il lockdown, da dieci pagine scritte al giorno come “testamento culturale e politico” per le nuove generazioni. Non un testo di politica in senso stretto, ma un intreccio di vicende personali, familiari e collettive, legate alle lotte operaie, alla storia sociale italiana e ai cambiamenti profondi degli ultimi decenni.
Perri ha ricordato episodi cruciali, come la sconfitta degli operai Fiat del 1980, considerata una svolta che aprì la strada a un progetto di restaurazione economica e politica i cui effetti si sentono ancora oggi. Ha espresso preoccupazione per il futuro, legando le lotte di ieri alle sfide attuali, in particolare la crisi climatica e la necessità di coinvolgere i giovani per evitare “la barbarie” e costruire alternative possibili.
Mimmo Formaro ha collegato i temi del libro alla battaglia per la riapertura dell’ospedale di Cariati, vicenda simbolo di mobilitazione popolare: dall’occupazione dell’edificio nel 2020 in piena pandemia, all’eco nazionale e internazionale, fino alla decisione della Regione di riaprirlo. Una conquista ancora incompleta, ha avvertito, che necessita di vigilanza e pressione dal basso per non essere vanificata.
Nicola Abruzzese, Sovrintendente Capo della Polizia di Stato, ha sottolineato l’importanza del libro per la sua capacità di restituire non solo la dimensione politica e sindacale, ma anche quella umana: famiglia, amicizia, migrazione, pregiudizi e accoglienza. Ha ricordato episodi che lo hanno colpito per la loro verità e riconoscibilità, ribadendo che “finché possiamo, dobbiamo continuare a lottare: non è scritto che si debba perdere”.
La serata si è chiusa con un senso condiviso di urgenza: mantenere viva la memoria delle lotte passate, coltivare il pensiero critico e trasformare l’impegno in azioni concrete. Scalando il cielo non è solo il racconto di una vita, ma uno strumento per riflettere sul presente e immaginare un futuro diverso.
Views: 165

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.