“CARA MAMMA”: QUANDO I BAMBINI RACCONTANO L’AMORE

Voci giovani, parole sincere: torna il concorso che affida ai bambini il racconto dell’amore più originario

Antonio Loiacono

Ci sono parole che non hanno bisogno di essere insegnate. Arrivano prima della grammatica, prima della forma, prima ancora della consapevolezza. “Mamma” è una di queste. È da qui che riparte, per il quarto anno consecutivo, il concorso poetico promosso dall’associazione DiSegno Sociale, con sede in Crotone: un invito semplice e insieme profondissimo a fermarsi, ascoltare, e lasciare che siano i più giovani a raccontare ciò che spesso gli adulti danno per scontato.

L’iniziativa, intitolata “Cara mamma…”, non è solo una competizione letteraria. È uno spazio di espressione, un gesto educativo, un piccolo atto di fiducia nella capacità dei bambini di trasformare emozioni autentiche in parole scritte. Anno dopo anno, il progetto ha visto crescere il numero dei partecipanti e, soprattutto, la qualità di sguardi che emergono dai testi: poesie brevi, essenziali, talvolta ingenue, ma sempre cariche di verità.

L’obiettivo è chiaro e rimane saldo: celebrare la figura materna, incoraggiare la scrittura poetica e avvicinare ragazze e ragazzi alla cultura come esperienza viva, non scolastica. I partecipanti — bambini e bambine tra i 9 e i 12 anni — sono chiamati a presentare un’unica poesia, composta da non più di dieci versi, entro il 28 febbraio 2026. Poche righe, dunque. Ma sufficienti, quando sono sincere, a contenere un mondo.

A leggere e valutare gli elaborati sarà una giuria che unisce sensibilità letteraria e sguardo giovane. A presiederla, la poetessa pitagorica Alessandra Perziano, affiancata da nuovi lettori che verranno annunciati nelle prossime settimane. Accanto a loro, una presenza che racconta molto dello spirito del concorso: la riconferma di Giorgio Zannino, Marianna Frandina e Costantino Sacchetta, giovanissimi appassionati di lettura, già protagonisti delle edizioni precedenti. In un tempo che spesso dipinge i ragazzi come distratti o lontani dai libri, la loro presenza è un segnale controcorrente, quasi prezioso.

A coordinare l’iniziativa è Veronica Latini, referente del concorso, che invita famiglie e partecipanti a seguire le attività e gli aggiornamenti attraverso il gruppo Facebook dell’associazione DiSegno Sociale, luogo virtuale in cui il progetto continua a vivere anche oltre la scadenza dei termini.

C’è qualcosa di profondamente contemporaneo in questa scelta di semplicità. In un’epoca dominata dall’eccesso di parole, DiSegno Sociale chiede ai bambini di sceglierle con cura. Di fermarsi. Di ascoltarsi. E di scrivere non per apparire, ma per dire.

Perché a volte bastano dieci righe, e una sola voce, per ricordarci da dove veniamo.

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