CALOVETO: DOVE LA “TARI” CRESCE E LA FIDUCIA CALA!

Tra bollette più pesanti e servizi che mancano, i cittadini del piccolo comune si chiedono perché la virtù non venga premiata

Caloveto

Antonio Loiacono

Arrivano sempre così: buste bianche, anonime, che aspettano silenziose nella cassetta della posta. Dentro, la solita storia di numeri e scadenze. Ma quest’anno, per molti cittadini di Caloveto, quella busta pesava più del solito. La TARI — la tassa sui rifiuti — è aumentata. Di nuovo!

Per chi vive in un piccolo paese dell’entroterra, ogni cifra in più sulla bolletta non è solo un calcolo aritmetico: è un colpo al respiro quotidiano. È la sensazione, diffusa e amara, che la distanza tra chi decide e chi vive le decisioni si faccia ogni giorno più larga.

Il 20 marzo 2025, nella sala del Consiglio Comunale, si è discusso — e approvato — l’aumento. Una seduta tesa, di quelle in cui le parole pesano e il silenzio pesa di più.

Solo una voce si è levata contro: quella del gruppo di minoranza “La Svolta Buona”. Il loro rappresentante ha votato “no”, consegnando una dichiarazione di voto in cui definiva la misura “inaccettabile” e sproporzionata.

Ma non si è fermato alla critica. Ha chiesto, con tono fermo ma costruttivo, di rivedere il regolamento comunale sulla TARI: introdurre agevolazioni, bonus, una riduzione fino al 25% per le famiglie che fanno più fatica. In sostanza, rendere la tassa più equa.

La proposta, però, è rimasta sospesa nell’aria, come quelle parole che non trovano orecchie disposte ad ascoltare.

Non è la prima volta che la comunità si trova a fare i conti con nuove imposte. Nel 2021 era stata introdotta l’Addizionale IRPEF comunale, mai applicata prima. Una tassa che grava soprattutto sui pensionati — proprio loro, che per primi fanno la fila all’alba per pagare tutto in regola, che separano la plastica dal vetro con scrupolo e che oggi, più di altri, sentono il peso di ogni voce in bolletta.

In paese, molti ricordano quell’anno come l’inizio di una fatica silenziosa: la sensazione di dare sempre di più e ricevere sempre di meno.

Eppure Caloveto non è un paese indifferente. Anzi.

La raccolta differenziata qui è una piccola forma d’orgoglio collettivo. Sacchetti separati, orari rispettati, operatori attenti. “Siamo tra i Comuni più virtuosi della zona”, ricordano con giusto orgoglio i cittadini.

Ma la virtù, da sola, non basta. Da anni non viene più effettuato il servizio di raccolta degli ingombranti e dei RAEE — televisori, frigoriferi, elettrodomestici. Chi deve liberarsi di questi rifiuti si arrangia, oppure attende. E mentre il servizio manca, la tassa aumenta.

Durante il Consiglio del 26 luglio 2025, la minoranza ha denunciato questa contraddizione: “Paghiamo come se tutto funzionasse, ma una parte dei servizi è ferma da tempo. È giusto chiedere una riduzione.

Una richiesta rimasta senza risposta.

Oggi, nelle case di Caloveto, il discorso si ripete: “Ma com’è possibile? Noi facciamo la nostra parte, e ci chiedono ancora di più.”

Dietro la rabbia, però, c’è anche un senso di delusione. Perché in un paese di poche anime, la fiducia è la valuta più preziosa. E quando la fiducia si incrina, nemmeno la virtuosità basta a tenerla insieme.

C’è qualcosa di simbolico in questa storia, più grande della tassa stessa. È la metafora di un’Italia minore che prova a essere migliore, ma che troppo spesso non viene ascoltata.

Caloveto continua a differenziare con disciplina, a rispettare le regole, a credere nella comunità. Ma dietro ogni sacchetto di plastica separata con cura c’è anche una domanda sospesa: quanto ancora può pesare la responsabilità dei cittadini, quando la responsabilità delle istituzioni sembra così leggera?

 

 

 

 

 

 

 

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