■Antonio Loiacono
Nel cuore silenzioso della Sila, tra i profili irregolari dei monti e le case di pietra di Bocchigliero, c’è un archivio che respira come un organismo antico. Dentro le sue stanze dormono pellicole, fotografie, appunti, frammenti di un tempo che rischiava di dissolversi nella polvere. Ora, grazie a un piano di interventi che abbraccia tutta la Calabria, quel respiro torna a farsi vivo.
È l’Archivio Audiovisivo Lastcam, creato e custodito dalla famiglia Iannelli: un rifugio di immagini, storie, voci dimenticate.
In quelle stanze non si conserva soltanto il passato — lo si difende, lo si ricrea, lo si affida al futuro.
Proprio qui, tra scaffali di nastri e documenti che raccontano decenni di Calabria filmata e vissuta, arriverà un finanziamento di oltre 420 mila euro per un grande progetto di restauro e digitalizzazione. È un tassello del più ampio piano triennale 2025-2027 firmato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che prevede per la regione 8,5 milioni di euro dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Su scala nazionale, l’investimento raggiunge i 176 milioni di euro: un gesto di fiducia verso ciò che l’Italia possiede di più fragile e prezioso — i suoi archivi, le sue biblioteche, i suoi luoghi di memoria.
Ma a Bocchigliero, tutto questo assume un significato particolare.
Lastcam non è un semplice deposito: è un organismo vivo, riconosciuto dal Ministero come bene di interesse storico particolarmente importante. In quelle pellicole si intravedono volti, paesaggi, dialetti e riti di un Sud che non vuole sparire. Per questo, la comunità — locale e nazionale — guarda a quel progetto come a una forma di riscatto culturale, un modo per restituire voce a ciò che sembrava ormai perduto.
“Ogni volta che siamo accanto a un cantiere vuol dire che sta accadendo qualcosa di buono che prima non c’era”, ha ricordato Giuli durante una recente visita in Toscana.
Un pensiero che qui, nel silenzio della montagna, suona come una promessa: dietro ogni impalcatura, ogni lavoro di restauro, c’è un gesto di speranza. E nel caso di Lastcam, la speranza ha l’aspetto di un rullo di pellicola che torna a girare, di un’immagine che si riaccende dopo anni di buio.
Il patrimonio culturale non è solo un’eredità da esibire. È un corpo da curare, una voce da ascoltare, un linguaggio da rinnovare senza tradirne l’essenza.
Così, mentre il progetto prende forma, l’archivio di Bocchigliero diventa un simbolo: un laboratorio di memoria e di futuro, dove la tecnologia non cancella la storia, ma la amplifica.
E forse, tra le mani di chi proietterà per la prima volta le immagini restaurate, nascerà un pensiero semplice ma profondo: che salvare la cultura significa, in fondo, restaurare il nostro stesso sguardo.
Quando la luce attraverserà di nuovo le bobine di Lastcam, non sarà solo un archivio a rinascere. Sarà un’intera comunità a ricordare che la memoria, come il cinema, vive soltanto se qualcuno la guarda.
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