Assurdo: la fecondazione assistita low cost

Vuoi che per diretta esperienza il tema della fecondazione assistita mi sia caro – ma è a cuore anche di tante giovani coppie – mi è apparsa fuori luogo l’idea di un gruppo di ricercatori dell’Università del Colorado di lanciare la fecondazione in vitro low cost. L’Italia continua in queste settimane ad agitarsi in una logica perversa e inconcepibile. Non passa istante che l’apparente equilibrio politico – positivo o negativo che si giudichi – sia travolto. In questo “sconquasso” generale, passano inosservate delle notizie sui mass media o in rete che fanno rabbrividire. Viceversa, meritano un’attenzione di tutti per comprendere la finalità, ma anche per attrezzarsi a difesa dell’assurdità. Vuoi che per diretta esperienza il tema della fecondazione assistita mi sia caro, ma è a cuore anche di tante giovani coppie, mi è apparsa fuori luogo l’idea di un gruppo di ricercatori dell’Università del Colorado di lanciare la fecondazione in vitro low cost. Sii, avete capito bene: low cost. Termine molto noto alle nuove generazioni, in tema di viaggi aerei. Sembra che con la scusa che il progetto è rivolto a quelle donne del terzo mondo sterili, che non hanno le possibilità economiche per affrontare la strada della fecondazione, si sta sperimentando la tecnica della procreazione a un costo per tentativo di sole 200euro. Sebbene i motivi addotti, non si possa pensare di cavalcare l’onda della procreazione assistita low cost, a discapito della sicurezza della salute della mamma e del possibile nascituro. Mettere a punto, per un cammino già difficile e complicato, solo per comprendere le mille sfaccettature e risvolti, tecniche mediche a più basso costo, è davvero poco ragionevole. Per seguire tale patologia, attraverso un percorso complicato e impervio, servono ambienti sanitari sicuri. Garantiti da certificazioni universali ben precise. Per non dimenticare il rispetto di procedure mediche rigorose e obbligate. E, inoltre, i luoghi devono garantire una privacy alle coppie, che già superano all’origine una serie di difficoltà psicologiche. Arrivare a svilire sino a tale punto un momento particolare della vita delle coppie, nella gran parte dei casi giovanissime, mi sembra del tutto fuori luogo. Il fenomeno è in grande crescita in Italia e all’estero, ma ciò detto mi appare una forzatura troppo forte e inaccettabile. Spero non si arrivi a tanto, al punto di superare ogni limite di buon senso. Meglio, al contrario, sarebbe in Italia, e ancora di più nelle regioni meridionali, aumentare il numero delle strutture pubbliche dove le coppie possono rivolgersi, allo scopo di avere una diagnosi precisa, valutando ciò che è possibile fare nel loro caso, per poter vivere la gioia di un figlio. La presa di coscienza della condizione di cui si è inaspettatamente oggetto, infatti, appare spesso essere un processo di non facile realizzazione. E, certo, non si può svilire a tale punto, come se fosse un semplice biglietto aereo di un volo low cost, uguale a tanti che ognuno di noi fa in un batter d’occhio in rete. Servono tempi talvolta particolarmente lunghi di metabolizzazione, prima che la coppia giunga alla piena consapevolezza del fatto che esiste un problema. In tale caso, velocità ed economicità non sposano per niente la necessità di avere: sicurezza e discrezione. Nicola Campoli

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