A Occidente si avvia l’area metropolitana integrata dello Stretto.
A Oriente serve quella dell’Arco Jonico
Lunedì 26 ottobre 2026. – Il Sud cambia passo quando smette di attendere. Il 16 ottobre i sindaci Francesco Cannizzaro e Federico Basile hanno firmato, a bordo di un traghetto in mezzo allo Stretto, il protocollo per l’area metropolitana integrata Reggio Calabria-Messina. Il documento conta undici articoli e disegna un’area di oltre seimila chilometri quadrati. La somma demografica delle due città metropolitane supera il milione e centomila abitanti. Reggio e Messina hanno deciso di governare insieme ciò che il mare divide soltanto sulla carta.
L’iniziativa dimostra lungimiranza e acume politico. La scelta dei due sindaci legge una politica che cambia. Il Mezzogiorno entra così in una visione nuova: quella di un territorio mediterraneo prima ancora che europeo.
L’operazione non è una replica. Nel 2019 l’Accordo per l’Area integrata fu firmato dalle due Regioni e dalle due città metropolitane, ma riguardava soprattutto il trasporto pubblico locale. Oggi i due sindaci estendono l’impegno oltre i trasporti e preparano una legge.
La sottoscrizione del documento non è propaganda. Il protocollo impegna le due amministrazioni per cinque anni e indica un metodo.
Il Mediterraneo è un solo mare, ma offre al Sud due porte. Lo Stretto guarda al bacino occidentale, al Maghreb e all’Atlantico. Il Golfo di Taranto guarda al bacino orientale, a Suez e al Medio Oriente.
Un solo versante del Sud ha cominciato a organizzarsi. L’altro deve seguirlo.
La lezione dello Stretto
Il merito va riconosciuto per intero. Due città metropolitane hanno scelto di non attendere decisioni calate dall’alto. La novità sta nella somma: due enti territoriali hanno deciso di dare vita a un’area metropolitana interregionale. Reggio e Messina puntano a superare la logica storica di separazione e di concorrenza. L’intesa riguarda mobilità, intermodalità, turismo e cultura. I due sindaci preparano anche l’embrione di una norma da portare in Parlamento. La norma dovrà dare una struttura stabile alla cooperazione calabro-sicula. La ragione è giuridica: la città metropolitana è un ente riconosciuto dallo Stato, mentre l’area metropolitana non lo è ancora. Per istituirla servirà una legge.
Il valore del gesto, tuttavia, sta nel segnale che manda: i confini amministrativi non coincidono con i confini dello sviluppo. L’alta velocità lo ha già dimostrato, perché oggi collegare due città richiede meno tempo che attraversare i quartieri di una sola.
Lo steccato municipale appartiene dunque al Novecento. Sono le reti a disegnare le aree metropolitane. Alla politica spetta soltanto riconoscerle.
Lo Stretto, inoltre, offre qualcosa di più: è la cerniera tra Calabria e Sicilia e l’affaccio del Sud sul Mediterraneo occidentale. Se si organizza, l’area può acquistare una rilevanza nettamente maggiore di quella attuale.
Reggio e Messina lo hanno capito per prime.
L’altra porta del Mediterraneo
A Occidente il Mediterraneo si apre sullo Stretto. A Oriente si apre sull’Arco Jonico, verso le rotte di Suez e del Medio Oriente. Chi presidia un solo accesso gioca metà della partita.
Il Golfo di Taranto attende il gesto che Reggio e Messina hanno compiuto. Da Crotone al Salento la costa disegna un arco di circa quattrocento chilometri. Lo costellano ventiquattro portualità. Lo ripartiscono cinque province e tre Regioni. Lo compongono cinque polarità urbane: Crotone, Corigliano-Rossano, Policoro, Taranto e Gallipoli. Ciascuna è il centro del proprio circondario, e tutte si susseguono lungo l’arco a intervalli quasi regolari.
Il contesto metropolitano dell’Arco Jonico calabro-appulo-lucano supera il milione di abitanti: una scala demograficamente paragonabile a quella dello Stretto.
Allo Jonio, però, manca l’organizzazione. Gli scali aerei di Taranto e Crotone, i nodi ferroviari di Sibari, Metaponto e Taranto e i tre distretti agroalimentari di qualità convivono senza un tavolo comune. Crotone e Corigliano-Rossano sono i principali porti dello Jonio calabrese. Entrambi dipendono innaturalmente da uno scalo tirrenico di trasbordo: Gioia Tauro. Taranto ha un’Autorità di Sistema, ma senza porti da coordinare. Per mare le due estremità dell’arco distano poco più di centotrenta chilometri; la SS 106 e la Salentina Meridionale ne impongono circa quattrocento.
Una geografia che premia il mare viene governata come se il mare non esistesse.
Il mare unisce. I confini dividono.
Un’ingegneria istituzionale per il Sud
Agli amministratori jonici, calabresi, lucani e pugliesi, spetta ora il passo successivo. Questi amministratori possono imitare l’esempio dello Stretto senza attendere i governi. Le Regioni resteranno indispensabili, come nel 2019 per lo Stretto, quando firmarono l’accordo. Questa volta, però, l’iniziativa spetta ai territori.
Sullo Stretto sono bastate due figure: i due sindaci, che sono anche sindaci delle rispettive città metropolitane. Sullo Jonio le città metropolitane non esistono, e il tavolo dovrebbe quindi riunire i sindaci delle cinque polarità urbane principali e i presidenti delle rispettive province: dieci figure in tutto, chiamate a firmare un protocollo. Il cammino richiede coraggio politico, lungimiranza e la fine dei localismi. Dal Crotonese al Salento la costa condivide economie, problemi e potenzialità. Non è una somma casuale di aree, ma un caso di scuola di omogeneità territoriale.
Creare due aree metropolitane, una a Occidente e una a Oriente, farebbe del Mezzogiorno l’artefice di un’opera di ingegneria istituzionale. Una si aprirebbe dalla Calabria verso la Sicilia, l’altra dalla Calabria verso la Puglia, passando per la Lucania. Sarebbero l’impalcatura della futura macroregione mediterranea, intesa come cornice di cooperazione. Lo Stretto la sosterrebbe a Occidente, l’Arco Jonico a Oriente, e tra le due aree il Sud troverebbe la sua espressione più pura.
Gli Stati euromediterranei contano circa duecento milioni di cittadini dell’Unione. Questi Stati otterranno peso contrattuale a Bruxelles soltanto se i loro territori sapranno parlare con una voce sola.
Due aree metropolitane darebbero al Sud due interlocutori, e la macroregione offrirebbe a entrambi un quadro comune. Il Sud non può delegare questo compito. Deve assumerlo.
Lo Stretto ha cominciato. Lo Jonio deve rispondere. Se risponde, la macroregione prenderà forma.
Il Mediterraneo non aspetta nessuno. Il disegno c’è. Mancano le firme.
Domenico Mazza
Domenico Critelli
Views: 8

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.