SOCIAL TAXI, LA PROMESSA DI UNA CALABRIA PIÙ VICINA ALLE CURE. MA CHI POTRÀ SALIRE A BORDO?

Trasporto gratuito per raggiungere le strutture sanitarie: Roberto Occhiuto annuncia l'estensione del servizio dalla provincia di Catanzaro al resto della Calabria. Restano da chiarire i requisiti per accedere al progetto

Social Taxi

■Antonio Loiacono

Ci sono distanze che non si misurano soltanto in chilometri. Si misurano nel tempo necessario per trovare qualcuno che accompagni un genitore a una visita, nelle ore di lavoro da chiedere al figlio, nelle strade da percorrere quando l’automobile manca e i collegamenti pubblici non offrono una soluzione praticabile. Nei paesi dell’entroterra calabrese, talvolta, anche raggiungere un ambulatorio può diventare una piccola impresa.

È dentro questa realtà quotidiana che si inserisce il Social Taxi, il progetto promosso dalla Regione Calabria per offrire un trasporto gratuito alle persone che devono raggiungere una struttura sanitaria. Una misura che punta a ridurre gli ostacoli alla mobilità sanitaria e a sostenere soprattutto chi, per ragioni anagrafiche o economiche, incontra maggiori difficoltà negli spostamenti.

A rilanciare il progetto è stato oggi, 26 ottobre, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, attraverso una comunicazione diffusa sui propri canali social.

Occhiuto ha presentato il Social Taxi come un servizio innovativo, sostenendo che la Calabria sia la prima regione italiana ad attivare questo modello di trasporto per facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Il funzionamento è semplice nella sua concezione: una persona che deve effettuare una visita prenotata attraverso il CUP, il Centro unico di prenotazione, può essere accompagnata gratuitamente dalla propria abitazione alla struttura sanitaria. Il servizio comprende il trasferimento di andata, l’attesa durante la prestazione e il ritorno a casa.

Nel suo intervento, il presidente ha richiamato una difficoltà spesso sottovalutata: per una persona anziana che non dispone di un’automobile o non può contare sull’aiuto di familiari, anche una struttura distante 20 o 30 chilometri può diventare difficile da raggiungere. In queste condizioni, una visita prenotata rischia di restare, di fatto, fuori dalla portata di chi ne ha bisogno.

La sperimentazione è già attiva nella provincia di Catanzaro. L’estensione alle altre province calabresi è stata annunciata per le prossime settimane, mentre il finanziamento del progetto è previsto attraverso fondi europei.

Per il Basso Jonio cosentino, dove i collegamenti tra i piccoli centri e i servizi sanitari rappresentano una questione concreta, la prospettiva merita particolare attenzione. Ma tra l’annuncio di un servizio e la possibilità di utilizzarlo esiste un passaggio essenziale: conoscere con precisione le condizioni di accesso.

La documentazione regionale relativa alla fase iniziale del progetto, richiamata nella deliberazione di Giunta n. 200 del 22 aprile 2026, indicava tre condizioni: almeno 65 anni di età, un ISEE non superiore a 15.000 euro e una prestazione sanitaria compresa tra quelle previste dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa.

La comunicazione del 26 ottobre introduce un riferimento diverso alla platea interessata, parlando di persone con più di 75 anni che devono raggiungere strutture sanitarie anche a 20 o 30 chilometri dalla propria abitazione.

Due indicazioni che, senza ulteriori precisazioni, non consentono di ricostruire con certezza il quadro attualmente applicabile.

Il riferimento agli over 75 rappresenta una modifica dei requisiti originari oppure individua una particolare categoria di beneficiari della nuova fase? Il limite economico è ancora previsto? E quali prestazioni sanitarie consentiranno effettivamente di richiedere il trasporto?

Sono domande tutt’altro che secondarie. Dalle risposte dipende la possibilità, per una persona anziana e per la sua famiglia, di capire se il servizio sia concretamente accessibile oppure no.

Non sarebbe corretto affermare che i vecchi criteri siano stati cancellati, così come non sarebbe prudente considerarli automaticamente ancora validi. Per stabilirlo occorre una conferma ufficiale aggiornata, capace di mettere ordine tra le condizioni iniziali e le indicazioni diffuse nella fase più recente.

C’è poi un altro passaggio decisivo: l’estensione territoriale. La sperimentazione è stata avviata nel Catanzarese, mentre il raggiungimento delle altre province è stato annunciato per le prossime settimane. Per il Cosentino e il Basso Jonio, dunque, è importante conoscere non soltanto la prospettiva regionale, ma anche la data dalla quale sarà possibile utilizzare concretamente il servizio.

La Regione dovrebbe rendere pubblici, in maniera organica, i requisiti definitivi, le prestazioni ammesse, le procedure di prenotazione e il calendario di attivazione nelle diverse aree. Informazioni che dovrebbero essere facilmente reperibili anche da chi non ha dimestichezza con le piattaforme digitali e ha bisogno di sapere a chi rivolgersi per ottenere assistenza.

Perché un servizio pensato per le persone più fragili non può affidare proprio a loro il compito di districarsi tra annunci, condizioni non aggiornate e informazioni frammentarie.

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