VIA GIUDECCA, IL RITORNO A CASA SI FERMA DAVANTI A UN CUBO DI CEMENTO!

Dopo cinque giorni in ospedale, il rientro a casa di una donna di 88 anni è ancora difficile per la presenza del blocco in cemento all’ingresso del vialetto. I familiari chiedono una soluzione a un problema già segnalato

Il cubo resta al suo posto

■Antonio Loiacono

Non è una scena simbolica. È quanto accaduto questa mattina a Scala Coeli, in via Giudecca.

M.I., 88 anni, gravemente invalida e costretta sulla carrozzella, è rientrata dal Pronto soccorso di Cariati dopo cinque giorni di ricovero. Ma il ritorno a casa si è trasformato in una ulteriore difficoltà che nessuna persona fragile dovrebbe essere costretta ad affrontare.

All’ingresso del vialetto che conduce nei pressi della sua abitazione c’è un cubo di cemento. Prima, secondo quanto riferito, c’era una catena. È cambiato l’ostacolo. Non il problema.

La disperazione della figlia, impossibilitata ad accompagnare in auto la madre fino a casa, l’ha spinta a chiedere aiuto ai militari dell’Arma. I Carabinieri della locale Stazione si sono attivati, tentando di contattare gli uffici comunali e il servizio della Misericordia di Scala Coeli. Quest’ultimo, in quel momento, non disponeva di un mezzo idoneo al trasporto della signora.

Alla fine, sono stati proprio i militari a dare una mano alla famiglia, consentendo alla donna di raggiungere la propria abitazione. Un intervento concreto che ha permesso di superare la difficoltà immediata, ma che non cancella il problema di fondo: il blocco di cemento è ancora lì e la questione dell’accessibilità resta aperta.

Degli uffici comunali, invece, secondo quanto riferito dai familiari, non si è registrato un intervento sul posto. La presenza dei Carabinieri ha così consentito di risolvere l’emergenza del momento, mentre resta da individuare una soluzione stabile a una situazione che, stando alla famiglia, si trascina ormai da mesi.

La vicenda era già finita nelle cronache nei mesi scorsi. Eppure il problema, è ancora lì.

Ecco perché la domanda non è più soltanto chi abbia deciso di collocare quel blocco, né quale ragione abbia motivato la scelta.

La domanda è un’altra: quale soluzione concreta è stata individuata per garantire a una persona gravemente disabile un accesso compatibile con le sue condizioni?

Perché una cosa è disciplinare la viabilità di un centro storico. Un’altra è lasciare una famiglia a cercare, nell’urgenza, il modo di superare un ostacolo che conosce da mesi.

Le due esigenze possono e devono essere valutate. Ma non basta collocare un manufatto e considerare chiusa la questione. Occorre verificare gli effetti reali, le alternative possibili e le condizioni delle persone coinvolte.

L’articolo 3 della Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza. La legge 104 del 1992 tutela i diritti, l’integrazione e l’assistenza delle persone con disabilità. La legge 13 del 1989 disciplina l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Sono riferimenti importanti. La loro applicazione al caso concreto, naturalmente, richiede di accertare le condizioni dei luoghi, la natura dell’intervento e le soluzioni tecnicamente praticabili.

Ma c’è una domanda che precede qualsiasi disputa interpretativa: una volta conosciuta la difficoltà di una persona fragile, chi ha il dovere di cercare una risposta?

La famiglia sostiene di aver già intrapreso iniziative legali, affidandosi a un avvocato e portando la vicenda all’attenzione dell’informazione locale.

Non sappiamo, sulla base degli elementi disponibili, quale sarà la conclusione amministrativa o giudiziaria. Sappiamo però che il problema descritto non è teorico: si è ripresentato proprio nel momento in cui una donna, dopo un ricovero, doveva rientrare nella propria casa.

E quando una difficoltà nota si ripresenta, ripetere le spiegazioni non basta. Servono risposte verificabili.

Repetita iuvant. Ma fino a quando?

Il vecchio brocardo latino significa che ripetere può essere utile. A Scala Coeli, però, la ripetizione rischia di raccontare tutt’altro: una segnalazione dopo l’altra, una cronaca dopo l’altra, una famiglia che continua a fare i conti con lo stesso ostacolo.

Non è il cubo, da solo, a stabilire se una scelta sia legittima o illegittima. Questo spetta alle verifiche competenti.

Ma è legittimo chiedere che il problema venga affrontato senza rinvii indefiniti, che le ragioni della misura siano chiarite e che venga valutata una soluzione concreta, nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutti.

Perché una strada può essere regolamentata. Un accesso può essere organizzato. Un ostacolo può avere una motivazione.

Quello che non può mancare è una risposta quando le conseguenze ricadono, giorno dopo giorno, su una persona che ha meno possibilità di affrontarle.

A Scala Coeli, oggi, non è bastato tornare a casa.

È questo il punto che resta da spiegare.

 

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