Che Trump sia un bugiardo compulsivo è ormai arcinoto: niente di ciò che ha fatto, detto e promesso non solo durante la sua attività politica ma anche in precedenza, quando si spacciava per imprenditore, è mai stato illuminato dalla benefica aura della credibilità: ricco per diritto ereditario, ha tentato iniziative che sono state sempre destinate al fallimento; e poi, quando si è lanciato in politica, della menzogna ha fatto in modo sfacciato la sua cifra identitaria, certo della fede cieca e irrazionale che i suoi seguaci ripongono in lui; una fede che finalmente ora vacilla non grazie alla ritrovata capacità di discernimento di quei seguaci, ma solo a causa dell’aumento dei prezzi della benzina e dei prodotti sugli scaffali dei supermercati.
No: non credo, assolutamente non credo che davvero Giorgia Meloni lo abbia implorato di sedersi un momento con lei in favore di telecamere, e che lui l’abbia accontentata perché gli faceva pena. Trump ha sbruffoneggiato, come sempre fa, perché altro non sa fare. Giorgia Meloni ha davvero creduto che Trump avesse dimenticato lo sgarbo di Sigonella e che tutto fosse tornato come prima.
Ma una domanda, a Giorgia Meloni, non posso non porla. Perché, nonostante i clamorosi fallimenti, le assurde panzane, gli insulti e le grottesche smargiassate di Trump, dopo l’incontro di Evian lei ha tenuto ad affermare che è inevitabile che ci siano degli scontri fra persone di carattere forte, come appunto lei e Trump, ma che comunque la loro l’amicizia non è stata scalfita dal rifiuto di Sigonella? Quale masochistica pulsione la spinge a tornare, sempre e comunque, a ribadire il suo legame con Trump e le sue politiche fallimentari, confusionarie e contraddittorie, la cui unica costante è di essere dichiaratamente antieuropee?
Per una volta, Signora Giorgia Meloni, le manifesto la mia solidarietà e le assicuro di non prestare assolutamente fede all’inqualificabile smargiassata di Donald Trump che la riguarda.
La prego però di farne tesoro. Da italiano, e da europeo, la invito a smetterla, una volta per tutte, di rivendicare l’amicizia di un uomo volgare, meschino e ignorante che della sua amicizia ha clamorosamente dichiarato di non sapere cosa farsene e l’ha trattata come una miserabile mendicante di attenzione.
Lasci perdere le ambizioni transatlantiche, Signora Meloni; prenda atto del fatto che Trump, già imprenditore fallito, è anche un pessimo politico e un ancor peggiore amico. Si decida, una volta per tutte, a guardare di qua, verso questa cara, vecchia, tanto vituperata Europa che certo, è piena di difetti ma è comunque la nostra vera casa comune: ripariamola, abbelliamola, questa casa comune, senza cercare di là dell’Atlantico sodalizi che, non da oggi, è impossibile considerare improntati su un piede di rispetto e di parità.
Oso dunque sperare, Signora Meloni, che l’insulto e l’umiliazione indegna di cui è stata fatta oggetto facciano cessare l’incomprensibile e fin qui indefettibile sostegno che lei ha caparbiamente offerto all’uomo che l’ha insultata.
Anche perché, sottovoce, diciamoci la verità, Signora Meloni: sarebbe ora.
Giuseppe Riccardo Festa
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