LA PAGINA “MIA MOGLIE” SU FB E LA PIATTAFORMA “PHICA”: I DOMINIQUE PELICOT SONO FRA NOI

Non so quanti, fra i lettori di Cariatinet, siano vecchi abbastanza per ricordarsi del film di Pasquale Festa Campanile Il merlo maschio, con Lando Buzzanca e Laura Antonelli, in cui Buzzanca interpretava un violoncellista, se ricordo bene di nome Gioacchino Vivaldi, che nonostante il suo nome era condannato alla mediocrità e che, sposato con una donna bellissima, pur di emergere e suscitare l’invidia e l’ammirazione di amici e conoscenti, non esitava a mostrare in giro le foto del corpo nudo della moglie.

Le notizie di cronaca di questi giorni, riguardanti la pagina Facebook denominata Mia Moglie, mi hanno ricordato quel film e la condizione miserevole dei tanti uomini, sorta di piccoli Dominique Pelicot, che frequentano siti del genere e all’insaputa delle interessate vi postano foto intime della coniuge. Molti fra loro, non c’è da dubitarne, sarebbero pronti a imitare Pelicot e, pur di soddisfare il loro miserabile ego, a drogare la moglie e farla usare da estranei.

In realtà “uomini”, per definire soggetti del genere, è una parola grossa. Per trovare la giusta definizione, in questi casi, bisogna ricorrere alla famosa graduatoria di cui parla Leonardo Sciascia in Il Giorno della Civetta, quella degli uomini, mezz’uomini, omminicchi, pigliainculo (con licenza parlando) e quacquaracqua.

Non vi sorprendete se i frequentatori di quella pagina Facebook li colloco nella penultima e non nell’ultima casella della graduatoria. È evidente che si tratta di individui squallidi che nella donna che hanno accanto non sono capaci di vedere una persona ma solo un corpo; gente degna del biblico decimo comandamento, che ordina al buon credente (Esodo 20,17) Non concupire la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo. La donna, nella mentalità di questa gente, non è altro, come nella bibbia, che un bene mobile. Un bene da valutare, soprattutto, in base alla sua appetibilità sessuale; oggetto di invidia se appartiene a qualcun altro, e da esibire se appartiene a loro. Sono feccia, individui del genere; individui miserabili, volgari, ripugnanti e osceni.
Eppure c’è di peggio, e lo dimostrano i frequentatori della piattaforma Phica.

Sono loro i quacquaracqua, perché costoro, alle bassezze abissali di chi frequentava la pagina Mia Moglie di Facebook aggiungono una misoginia e una violenza che si possono spiegare solo ricorrendo alla psichiatria. Non voglio atteggiarmi a sociologo, ma non riesco a immaginare altro, per i protagonisti di comportamenti del genere, che individui frustrati da una incapacità di amare, e di conseguenza di farsi amare, che li induce a odiare le donne, quegli oggetti di desiderio per loro irraggiungibili; e a odiarle ancora di più se sono donne non solo belle ma anche intelligenti, libere, di successo, brillanti e determinate: tanto più le odiano in quanto sanno di essere tanto, ma tanto a loro inferiori.

Sia la pagina Facebook Mia Moglie che la piattaforma Phica sono state disattivate (i gestori di quest’ultima, con encomiabile faccia tosta, si sono detti inconsapevoli dei suoi contenuti), ma non facciamoci illusioni: l’una e l’altra non sono che la punta dell’iceberg. Di sicuro, fra le pieghe dei social network, pullulano siti gestiti dai pigliainculo e dai quacquaracqua che considerano le donne oggetti da esibire e/o da odiare.
Perché, purtroppo, il mondo pullula di individui del genere, ai quali i social network danno fiato, voce e non di rado anche ricchezza.

Perché i Dominque Pelicot, non facciamoci illusioni, sono fra noi e sono tanti. E, quel che è peggio, sono convinti di essere nel giusto.

Giuseppe Riccardo Festa

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