■Antonio Loiacono
C’è un posto, tra le nostre colline, dove il tempo sembra essersi fermato. Non tanto per la sua storia, i paesaggi mozzafiato o l’accoglienza dei suoi abitanti, ma per un fenomeno che, ormai da tempo, fa parlare di sé: i blackout elettrici. Benvenuti a Caloveto, dove con l’arrivo delle prime piogge (quelle che in altre zone sarebbero considerate “modeste precipitazioni”), le luci si spengono e gli abitanti vengono catapultati in un’epoca premoderna, che inizia a ricordare l’era dei dinosauri.
È ormai un rituale: arriva l’autunno, piove qualche goccia, e puff… l’energia elettrica scompare, proprio come farebbe un mago che non ha ancora perfezionato il suo trucco. Ma attenzione, qui l’elettricità non è per tutti: si comporta come una divinità capricciosa, che decide di illuminare solo alcune case, lasciando altre al buio più totale. Se fosse un film, sarebbe una parodia della democrazia, una corrente elettrica che non è esattamente “bipartisan”. A Caloveto, infatti, la luce non è un diritto universale: in via Sandro Pertini (ex via C, per i nostalgici dei nomi semplici), le abitazioni che sorgono su un lato della strada si trovano a godere della corrente, mentre dall’altro i loro vicini osservano in silenzio, con candele accese e sguardi nostalgici, la fioca luce delle lampadine altrui. Insomma, è come se in un giardino giurassico ci fosse chi ha l’elettricità e chi si arrangia con il fuoco rubato a Prometeo.
Il culmine di questa bizzarra situazione si è verificato questa mattina, quando dalle 7:15 alle 13:00 alcune abitazioni (occupate per lo più da persone anziane) sono rimaste senza elettricità per ben sei ore. Il motivo? Una modesta pioggia, niente a che vedere con quelle tempeste tropicali che uno potrebbe aspettarsi in un racconto apocalittico. No, qui basta qualche goccia a trasformare il sistema elettrico in un reperto archeologico.
Naturalmente, i residenti non sono rimasti impassibili ed hanno comunicato il disservizio. Se un tempo i blackout potevano “accendere” la scintilla del romanticismo, magari con una candela ed un buon libro, ora accendono ben altre scintille, quelle umane, di chi si sente trattato come un cittadino di serie B. “Perché loro sì e noi no?” si domandano, con quella frustrazione che solo un’era senza corrente elettrica può generare. Non è tanto la mancanza di luce, quanto il senso di ingiustizia, di essere spettatori di un privilegio dall’altro lato della strada.
Ma l’ironia del destino non finisce qui: oltre alle abitazioni, anche l’ufficio postale e la cabina Telecom si sono trovati privi di elettricità, lasciando senza comunicazioni mezza Caloveto. Niente internet, niente telefono, e probabilmente niente messaggi per lamentarsi. Un vero e proprio blackout 2.0, dove la modernità fa un passo indietro per ricordarci che, senza elettricità, siamo tutti un po’ più “antichi” di quanto vorremmo ammettere!
E mentre l’inverno si avvicina, con le sue promesse di piogge più consistenti e temporali più decisi, gli abitanti di Caloveto si preparano a vivere sempre più spesso queste “avventure elettriche”. Il problema è ormai così radicato che si parla di “linea vetusta”, come se fosse una vecchia zia un po’ malandata che ogni tanto si dimentica di fare il suo dovere. Non che sia un segreto: l’intera comunità è consapevole che la rete elettrica qui ha visto giorni migliori. Forse gli stessi giorni in cui i dinosauri camminavano sulla Terra.
In attesa di soluzioni, ci chiediamo se, alla prossima pioggia, la corrente deciderà di essere più generosa, o se invece continuerà a comportarsi come il tirannosauro dell’energia, lasciando Caloveto immersa nella sua giungla elettrica. Per ora, non resta che sperare in un inverno più “liberale” o, in alternativa, un rapido intervento da parte di ENEL che faccia uscire il paese dal giurassico e lo riporti nel XXI secolo, dove la corrente dovrebbe essere un po’ più…equa!
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