LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE MUORE A WESTMINSTER

Non so quanti, in Italia, siano al corrente della tragicommedia che si sta consumando in Gran Bretagna a causa di Nigel Farage, il padre della Brexit, già eurodeputato antieuropeista e ora membro dimissionario della Camera dei Comuni di Westminster.
Farage, leader di Reform UK, è paragonabile al fondatore di Futuro Nazionale: è difficile dire quale dei due sia più volgare, razzista ignorante e imbarazzante. Diffusore di odio razziale, bugiardo patologico, sfacciatamente ipocrita, Farage si proclama nemico del “sistema” (in inglese: establishment) e difensore del popolo, ma proviene da una famiglia facoltosa, ha frequentato costosi collegi privati e possiede residenze lussuose (un po’ mi fa pensare a un tale che in Italia, qualche anno fa, si faceva pubblicità definendosi presidente operaio); sfruttando l’ondata di populismo che affligge un po’ tutto il mondo cosiddetto civile, si è fatto eleggere nel collegio di Clacton, a nord-est di Londra, dove però gli elettori, dopo il voto, non l’hanno più visto, come non si è quasi mai visto a Westminster. Ma le sue assenze non hanno impedito che proprio ai Comuni partisse un’indagine su finanziamenti milionari non dichiarati che ha ricevuto da finanzieri in criptovalute. Indagine a tal punto pericolosa, per lui, da indurlo a dimettersi da deputato per bloccarla, così provocando un’elezione suppletiva a Clapton, dove contava di ripresentarsi, contro candidati degli altri partiti, convinto che sarebbe stato rieletto a furor di popolo per poi opporre al Parlamento, che dopo il voto avrebbe comunque ripreso l’inchiesta, la volontà degli inglesi. Senonché gli altri partiti lo hanno preso in contropiede e al voto suppletivo non hanno candidato nessuno. A contendergli il seggio si è presentato solo un comico, un bizzarro personaggio che si fa chiamare Count Binface (letteralmente Conte Faccia da Secchio della Monnezza) e coerentemente nasconde la testa in un bidone.

Il lato grottesco della faccenda sta nel fatto che Farage (la cui popolarità, dopo questa faccenda, è colata a picco) naviga nei sondaggi ben 12 punti sotto il suo oppositore. Dunque non si può escludere che, dopo il voto suppletivo, a Westminster possa sedere un signore che porta in testa un bidone della spazzatura.
Verrebbe da dire che se (fra nostalgici del fascismo, sparatori e amici di sparatori, razzisti, campioni di ignoranza, tentativi di sottrarre ai cittadini il diritto di scegliersi chi eleggere) il Parlamento italiano piange, di sicuro quello inglese non ride e gli inglesi, in futuro, dovranno pensarci due volte prima di sbeffeggiare la politica italiana.

Ma in realtà a non ridere, anzi, a piangere calde lacrime, è il concetto stesso di democrazia rappresentativa, di cui la farsa di Westminster mette in risalto la tragica e apparentemente ineluttabile decadenza provocata certo, in Inghilterra e altrove, dall’insipienza di politici come Farage (per quanto riguarda l’Italia mi astengo dal fare nomi, ma sono certo che ogni mio lettore può citarne senza esitazione almeno una dozzina); ma quei politici sono pur sempre i cittadini a esprimerli.

Qualcuno potrà dunque anche ridere di quello che sta succedendo in Inghilterra; ma a me invece viene da piangere perché chiunque vinca, tra Farage e Count Binface, a perdere, per ironia della Storia, non sarà l’altro contendente ma la credibilità del sistema democratico proprio nel Paese che ha inventato il sistema parlamentare.

E compiango i cittadini del collegio di Clacton che presto, entrando nella cabina elettorale, dovranno scegliere chi eleggere tra uno squallido, ridicolo e inaffidabile buffone… e Count Binface.

Giuseppe Riccardo Festa

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