Il mio studio è pieno di opere di Dostojevsky, Tolstoj, Tchaikowsky, Checov, Rimski-Korsakov, Puskin, Pasternak, Glinka, Gogol, Musorgsky, Bulgakov, Borodin, Prokofiev, e tanti altri grandi geni russi. E che dire dei grandi scienziati russi – basta citarne uno, Mendeleev – che sono stati determinanti per lo sviluppo della conoscenza?
Tutto questo per dire che identificare il popolo russo con i regimi sciagurati che si sono succeduti nell’opprimerlo – in specie quello attuale, il putinismo, che riassume in sé il peggio dello zarismo e del bolscevismo che lo hanno preceduto – è iniquo e dimostra in chi lo fa una disarmante ignoranza: sarebbe come identificare gli italiani – tutti gli italiani – col fascismo di Mussolini, con la delinquenza della mafia o con la crassa ignoranza del leader di Futuro Nazionale, o attribuire a tutti gli statunitensi l’anticomunismo patologico di Joe McCarthy o il narcisismo, la corruzione e il nazionalismo miope di Donald Trump.
No, la Russia è più e altro che Putin e i suoi oligarchi; e il popolo russo, che oggi subisce dal regime un asfissiante controllo di ogni mezzo di comunicazione e una martellante propaganda antioccidentale, non deve essere chiamato a correo dell’ottusa volontà di potenza di chi lo governa. La guerra che Putin ha scatenato, convinto di poter rovesciare nel giro di qualche giorno il governo di Kiev e fare anche dell’Ucraina, come della Bielorussia, uno stato fantoccio sottoposto al suo controllo, si trascina ormai da oltre quattro anni, ossia quasi quanto la II Guerra Mondiale, e minaccia di durare ancora a lungo.
Il costo di questa guerra, prima di tutto in vite umane, è agghiacciante, per l’aggredito e ancor di più per l’aggressore, ed è terrificante sul piano economico e finanziario: per i due contendenti ma anche per l’Europa.
Non posso fare a meno di chiedermi, a questo proposito, quanto benessere si sarebbe potuto creare e distribuire se, invece che per fabbricare e utilizzare armi, le immani risorse impiegate nel conflitto fossero state destinate a scuole, ospedali, trasporti, ricerca e cultura. Domanda che, per inciso, mi pongo anche per il Medio Oriente: se invece di spendere per distruggere e massacrare Israele avesse utilizzato le risorse di cui dispone per aiutare i propri cittadini e i Palestinesi, Hamas non sarebbe mai nato ed Ebrei e Palestinesi vivrebbero insieme d’amore e d’accordo; e Hamas avrebbe dovuto spendere i miliardi che ha ricevuto dai Paesi arabi per il benessere dei Palestinesi, e non per armarsi fino ai denti e creare quella rete di tunnel, ottimo alibi per le smanie bombarole di Netanyahu.
È possibile che chi governa possa essere così ottuso da non capire che la guerra non risolve i problemi ma al contrario li aggrava e ne allontana la soluzione? Purtroppo sì, è possibile e lo dimostrano le tante guerre che insanguinano il pianeta, prima fra tutte l’aggressione russa all’Ucraina.
E adesso? Adesso bisogna più che mai aver paura di Putin. La Russia è ormai sola, azzoppata, immiserita e umiliata; perfino Trump, con una delle sue consuete giravolte, si è schierato con l’Ucraina, autorizzandola a produrre sistemi antimissile Patriot.
Ai bombardamenti alla cieca del regime di Mosca su case, scuole e musei, l’Ucraina risponde distruggendo raffinerie, ponti e strade, e così strangolandone l’economia ma cercando di risparmiare i civili. Vale la pena di citare le parole di Zelensky ad Ankara a proposito delle perdite che infligge all’esercito russo:
Stiamo eliminando circa trentamila soldati russi ogni mese. Immaginate la dimensione: solo a giugno, sono stati eliminati quasi ventottomila soldati russi, e abbiamo conferme video per ciascuno di loro. Per la stragrande maggioranza sono stati colpiti da droni. E francamente, per questo non proviamo nessun orgoglio: è solo per mostrare com’è la guerra moderna.
Parole nobili, prive di odio e anzi velate di rincrescimento, mentre Mosca che oramai, oggettivamente, si trova in un vicolo cieco e con le spalle al muro ma si rifiuta di ammetterlo, alza la voce e minaccia apertamente un allargamento del conflitto all’Europa. È un rischio da prendere in seria considerazione perché, come insegna la storia, di fronte alla catastrofe certi regimi, incapaci di accettare la sconfitta, non esitano a trascinare nel baratro, insieme a loro, milioni e milioni di innocenti.
Lungi dal preoccuparsi per il benessere della Russia, per la sua storia e la sua cultura, il governo di Putin ha una sola priorità: continuare a comandare nel nome del potere e di un assurdo e anacronistico sogno nazionalista e imperialista. Sta perdendo sul fronte militare e sta perdendo sul fronte economico, e lo sa, ma sa anche di avere in mano il maledetto grilletto delle armi nucleari.
L’orso è azzoppato, certo. Ma ha ancora lunghe zanne e artigli affilati e una crescente voglia di servirsene.
E in Europa? In Europa si continua ad avanzare in ordine sparso e a far finta di nulla, tra un comizio di Nigel Farage, un divano di Poltrone&Sofà, una partita del mondiale di calcio, una legge elettorale truffaldina, una caccia all’immigrato, e altre ed eventuali.
In conclusione, amo la musica, la letteratura e l’arte russa, ma del governo russo e dell’insipienza dei governi europei ho paura. Una paura fottuta.
Giuseppe Riccardo Festa
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