IL “VITTORIO COSENTINO” ESISTE. ADESSO BASTA SCUSE!

L'avviso del 7 luglio 2026 con cui l'ASP di Cosenza avvia la sostituzione del Direttore della UOC di Medicina Generale riconosce il ruolo dell'ospedale di Cariati. Ora la politica deve completarne il rilancio con atti concreti, non con nuovi annunci

Il "V. Cosentino"

Antonio Loiacono

La differenza tra la propaganda e la realtà sta tutta in un dettaglio: la prima vive di parole, la seconda di atti. E gli atti amministrativi, a differenza degli slogan, producono conseguenze. L’avviso pubblicato ieri 7 luglio 2026 dall’ASP di Cosenza per il conferimento dell’incarico di sostituzione del Direttore della UOC di Medicina Generale dell’Ospedale di Cariati, non è una semplice formalità burocratica. È un’assunzione di responsabilità istituzionale. Perché nel momento in cui un’Azienda sanitaria decide di individuare il direttore di una Struttura Complessa, riconosce che quella struttura deve essere organizzata, guidata e resa pienamente funzionale. E allora una domanda diventa inevitabile: se l’ospedale merita un direttore, perché dovrebbe continuare a vivere nell’attesa di diventare l’ospedale che il territorio aspetta da anni?

Per anni il presidio di Cariati è stato raccontato come un ospedale “in attesa”, “in transizione”, “in fase di rilancio”. Una narrazione che, troppo spesso, ha coinciso con il rinvio delle decisioni. Nel frattempo, il territorio ha continuato a fare i conti con un’emergenza sanitaria evidente: molti chilometri da percorrere per raggiungere un Pronto Soccorso, tempi di intervento incompatibili con molte urgenze, una popolazione anziana e un’area geografica vasta, soprattutto nei mesi estivi, quando residenti e presenze turistiche fanno crescere la domanda di assistenza.

Ecco perché questo avviso non può essere liquidato come un semplice adempimento burocratico!

L’ASP ritiene necessario garantire la guida della Medicina Generale: fa bene.

Un reparto senza una direzione è un reparto più fragile, meno organizzato e meno efficiente. Ma proprio questa scelta apre una domanda che non può più essere rinviata.

Se l’ospedale è abbastanza importante da meritare un direttore di Struttura Complessa, perché non dovrebbe essere abbastanza importante da completarne il rilancio?

È una domanda politica, prima ancora che sanitaria.

Perché la sanità non vive di organigrammi. Vive di servizi, di personale, di reparti funzionanti, di diagnostica, di posti letto e, soprattutto, della capacità di garantire cure tempestive ai cittadini.

Nessuno sostenga che questo avviso equivalga alla riapertura del Pronto Soccorso. Sarebbe un’affermazione priva di riscontro nel comunicato stesso. Ma nessuno commetta nemmeno l’errore opposto: considerarlo irrilevante.

Ogni grande opera pubblica, ogni riorganizzazione sanitaria, ogni ospedale prende forma attraverso una successione di atti. La differenza tra un progetto vero e una promessa infinita sta nella continuità di quei provvedimenti.

Ed è proprio qui che si gioca la partita.

Perché, dopo la nomina del direttore, dovranno arrivare gli organici. Dopo gli organici, i servizi. Dopo i servizi, l’organizzazione dell’emergenza-urgenza. Dopo l’organizzazione, la piena operatività del presidio.

Se questa sequenza si interromperà, l’avviso del 7 luglio resterà soltanto una pratica amministrativa archiviata in un fascicolo.

Se invece sarà seguito da decisioni coerenti e tempestive, allora potrà essere ricordato come uno dei passaggi che hanno accompagnato la rinascita dell’ospedale di Cariati.

La politica regionale e i vertici della sanità calabrese hanno oggi un’occasione, ma anche una responsabilità.

Non basta dimostrare che l’ospedale esiste sulla carta. Occorre dimostrare che esiste nella vita quotidiana delle persone.

Perché nessun cittadino misura l’efficienza della sanità leggendo gli avvisi pubblicati all’Albo Pretorio. La misura quando un’ambulanza arriva in tempo. Quando un medico è presente. Quando una TAC è disponibile. Quando un reparto ricovera senza trasferire altrove. Quando un’anziana non è costretta a percorrere decine di chilometri per ricevere cure che dovrebbero essere garantite vicino a casa.

Per troppo tempo Cariati è stata il simbolo di una sanità fatta di annunci, commissariamenti e promesse rinviate. Oggi serve un cambio di paradigma.

L’avviso dell’ASP non è un punto d’arrivo. È una prova di coerenza che le istituzioni hanno scelto di sottoscrivere. Ora devono onorarla.

Perché il territorio non ha più bisogno di rassicurazioni. Ha bisogno di decisioni.

E perché, dopo anni di battaglie civiche, di mobilitazioni popolari e di impegni assunti davanti ai cittadini, la domanda non è più se l’ospedale di Cariati debba tornare pienamente operativo.

La domanda è quando e con quali atti concreti.

Da oggi nessuno potrà più rifugiarsi dietro l’alibi dell’incertezza. L’ASP ha scritto il primo rigo di una pagina che i cittadini aspettano da anni. Adesso tocca alla politica completarla. Perché un ospedale non rinasce quando viene annunciato. Rinasce quando le sue porte si aprono, i reparti funzionano e ogni cittadino può finalmente dire, senza più dubbi, che il diritto alla salute è tornato a vivere anche a Cariati!

 

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