In questi tempi grami, in cui più che mai sembra dominare il principio per cui le ragioni della forza prevalgono sulla forza della ragione, un barlume di luce e di speranza arriva da un angolo di mondo di cui, qui in Italia, si parla in genere solo in termini spregiativi: l’Albania.
Quell’Albania oggetto, in tempi lontani, delle concupiscenze imperialistiche di Mussolini alla quale, i con la complice e ottusa acquiescenza del mai abbastanza vituperato re Vittorio Emanuele III detto “Sciaboletta”, volle spezzare le reni; quell’Albania che ha subito decenni di una dittatura comunista bieca, occhiuta e violenta come poche altre al mondo; quell’Albania che alla fine di quella dittatura era diventata terra di emigrazione e crocevia di commerci innominabili, guardata perciò con sospetto e pregiudizio da questa parte dell’Adriatico, dove era in voga l’equazione “albanese = delinquente, mafioso e scafista”.
Più di recente l’Albania è stata nuovamente oggetto dell’interesse dei governanti italiani, che con l’adorante approvazione del capo del governo di Tirana, il socialista Edi Rama, ha speso da quelle parti un miliardo di euro o giù di lì per fabbricarci un campo di concentramento – pardon – un centro di raccolta per migranti indesiderati (ovviamente non albanesi, che oramai sono sulla soglia dell’Europa), soldi spesi bene secondo il citato Edi Rama e secondo Giorgia Meloni, un po’ meno secondo molti altri italiani.
Edi Rama ha evidentemente una particolare simpatia per le speculazioni edilizie d’importazione. Non appena Jared Kushner e la di lui sposa Ivanka Trump (figlia di tanto padre) hanno manifestato interesse per una certa isoletta e per certe spiagge albanesi oggetto di protezione faunistica, da cui scacciare fenicotteri, foche monache, tartarughe e flora mediterranea per realizzare dei super resort di super lusso, egli si è infatti affrettato a far modificare a loro vantaggio (di Kushner e Trump, non di fenicotteri, foche ecc.) le leggi che in Albania regolano quelle aree protette.
Solo che ha fatto i conti senza l’oste; e di osti, in questo caso, ce ne sono milioni: milioni di cittadini albanesi che di fronte all’operazione di sfacciato esproprio di un tesoro ambientale, patrimonio di tutti, a vantaggio di una coppia di speculatori, sono scesi e scendono in piazza, da giorni, per dire una parolina corta corta ma tanto, tanto bella: il popolo albanese ha detto NO!
Naturalmente noi siamo convinti che le motivazioni di Rama siano quelle dichiarate, che parlano di sviluppo del Paese, di occupazione e altre consimili e nobili ambizioni, anche se lo stravolgimento di quelle aree protette avrebbe portato agli albanesi, al massimo, qualche centinaio di impieghi in mansioni servili, lasciando tutti gli altri fuori, dietro alti muri di protezione e cancelli sorvegliati a vista da guardie armate messe là a protezione delle élite danarose, spocchiose e altezzose di capitalisti stranieri destinatarie dei piaceri offerti da quei resort. E naturalmente ci rifiutiamo nel modo più assoluto di credere alle insinuazioni secondo le quali Rama e i suoi sodali sono stati incentivare ad agire anche da sotterrane elargizioni di chissà quale natura: noi siamo fermamente, indefettibilmente, completamente sicuri che Eli Rama sia un uomo serio, onesto, lungimirante e motivato solo dall’amore per la sua terra e per il suo popolo.
Certo, però, che questo amore, a maggior ragione in quanto socialista, Rama ha un modo molto peculiare di manifestarlo visto che si è prostrato, giulivo e adorante, prima davanti a Giorgia Meloni e poi ai piedi di due rappresentanti del più esclusivo, avido, rampante e rapace capitalismo. Non è che io voglia gettare ombre sulla figura di Rama (peraltro data la sua stazza, non inferiore a quella del nostro ministro Crosetto, per gettarci sopra ombre occorrerebbe un intero gazebo), però il sospetto è legittimo che, se non è spinto da motivazioni innominabili, allora forse qualche problema deve avercelo a livello cognitivo.
Sta di fatto che il meraviglioso, nobile e orgoglioso popolo Albanese ha detto NO. L’ha detto e continua a dirlo, tanto da riuscire a imporre la sospensione del dissennato progetto di Kushner e Trump; e sono sicuro che continuerà a dirlo fino a quando, su quel progetto, non scenderà una definitiva e inamovibile pietra tombale.
E mentre chiudo queste noterelle su un fatto al quale la stampa italiana, a mio avviso, non dedica adeguata attenzione, con un profondo e gratificante sospiro di soddisfazione metto su un disco di Patti Smith e ascolto a tutto volume People have the power.
Viva l’Albania, viva il Popolo Albanese!
Giuseppe Riccardo Festa
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