C’è qualcosa di tragicamente ironico nell’ennesima sbruffonata di Donald Trump, che minaccia di intervenire in Iran (e non è escluso che lo faccia, visto il precedente del Venezuela) se gli ayatollah spareranno sui manifestanti. Al di là del fatto che gli ayatollah già stanno sparando sui manifestanti, che protestano ormai in tutte le città iraniane contro il carovita, la corruzione, la disoccupazione e il controllo asfissiante del regime sulla vita dei cittadini, lascia basiti la pretesa di Trump di ergersi a difensore del diritto di manifestare e della libertà di parola: proprio lui, che ha sguinzagliato in tante città degli USA, guarda caso tutte governate da democratici, i pasdaran ICE mascherati con licenza di uccidere e promessa di totale impunità.
Proprio lui che, non appena la povera Renee Nicole Good era stata assassinata da uno di quei pasdaran, si è spudoratamente affrettato a dichiarare che la donna aveva attentato alla vita dell’agente mascherato, nonostante i filmati della terribile scena dimostrassero senza ombra di dubbio il contrario.
Proprio lui, e il suo degno vice, osano parlare di libertà di parola, dopo aver ricattato e umiliato le più grandi università americane, per sottoporle al controllo governativo, e dopo aver rimosso dal vocabolario del governo tutti i termini che hanno a che fare con il cambiamento climatico, con la parità di genere e con i diritti degli omosessuali, fino al ridicolo della cancellazione dai libri di storia del nome dell’aereo che bombardò Hiroshima, “Enola Gay” (intitolato alla madre del pilota), colpevole di contenere, appunto, la vituperata parola “Gay”.
Forse, finalmente, negli USA si stanno accorgendo del tragico errore che hanno commesso rieleggendo un personaggio evidentemente e clamorosamente ignorante, ottuso, presuntuoso, violento e senescente come l’attuale inquilino della Casa Bianca, che peraltro della residenza presidenziale non si sente inquilino ma padrone, tanto da snaturarla trasformandola in una pacchiana reggia degna di uno sceicco da operetta. Trump non si sente inquilino della Casa Bianca ma padrone degli Stati Uniti e del mondo, Eletto da Dio e Salvatore della Patria.
Lo dimostra la sua affermazione, non adeguatamente sottolineata dai media, secondo la quale la sua moralità è il solo limite che egli riconosce al proprio potere, dichiarazione rabbiosamente diffusa dopo che il Senato aveva osato votare per limitare il suo potere di intervenire militarmente, di nuovo, in Venezuela, dopo il raid e il conseguente “arresto” di Maduro e della moglie.
Con l’aggravante di una fedina penale ricca di sapidi precedenti, la moralità di Trump non è diversa da quella di altri personaggi che lo hanno preceduto nella storia dell’umanità, da Stalin a Hitler, da Mussolini a Pol Pot, da Francisco Franco a Pinochet, giù giù fino a Fidel Castro, a Putin, a Netanyahu, alla dinastia Kim in Corea del Nord, agli ayatollah iraniani e allo stesso Maduro in Venezuela: è la moralità di chi pone sé stesso a misura di tutte le cose, convinto di avere sempre ragione.
La Storia dimostra quali conseguenze provoca il narcisismo di siffatti personaggi ma è arcinoto che l’aula delle lezioni di Storia, maestra di vita, è sempre, disperatamente e desolatamente deserta.
Giuseppe Riccardo Festa
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