di Marco Toccafondi Barni
– Una scarpina senza nessuno dentro, purtroppo. E’ la foto, l’immagine simbolo della toccante e bellissima mostra inaugurata ieri sera al Museo civico di Cariati, alla presenza della direttrice Assunta Scarpiniti, l’assessore al turismo Antonio Scarnato e ovviamente all’ autore delle 35 fotografie esposte: il direttore del periodico “Il Crotonese” Giuseppe Pipita. “Sogni che attraversano il mare” il titolo, purtroppo le 94 persone disperse non ci sono riuscite.
Non poteva esserci luogo più adatto di un museo dedicato appunto alle migrazioni e al mare, in una terra di migranti come la Calabria, per ospitare immagini toccanti e dense di significato come forse nessuna negli ultimi anni in Italia. Sono infatti anche la testimonianza diretta del primo giornalista e testimone oculare arrivato sul luogo della tragedia all’ alba di quel maledetto 26 febbraio 2023, quando a Steccato di Cutro, a poca distanza dalla riva, persero la vita ben 94 persone. Novantaquattro, sì, proprio come le fotografie scattate dal direttore quella mattina maledetta, anche se al museo di Cariati ne sono esposte 35, il numero dei minori morti. Numeri macabri, certamente, tuttavia utili a non dimenticare una tragedia assurda, insensata e che si sarebbe potuta evitare. E’ durissimo, a tal proposito, il commento di Pipita che, seduto proprio davanti a un pezzo di legno della “Summer Love”, mai nome fu più lugubre, la barca che si spezzo’ a pochi minuti dalla salvezza e da una vita nuova, non usa mezzi termini né diplomazia: “Per comprendere la portata di questa tragedia basti pensare che in tutta la provincia di Crotone quel giorno nessuno riuscì a trovare 35 bare bianche per i bambini dispersi nel naufragio visto che nel 2023 nessuno a Crotone si aspettava che in un giorno potessero morire 35 bimbi. Le foto iconiche della tragedia – dice l’autore degli scatti – ritengo siano due, una con dei piccoli guanti di un bambino, sua nonna mi chiese la foto perché era l’unica cosa che le rimaneva del nipote, l’altra con una scarpina senza nessuno a riempirla. Per dare giustizia a questa tragedia – continua Pipita – bisogna avere il coraggio di dire a chiare lettere che quel ministro e tutti gli uomini di governo che hanno accusato gli immigrati di irresponsabilità nel mettersi in mare sono dei cretini, non trovo un altro termine per definire certe dichiarazioni, perché è evidente che non sanno neanche di cosa parlano né conosco le situazioni dei paesi dai quali queste persone fuggono, governati da regimi orribili come quello dei Talebani in Afghanistan. E non mi riferisco solo al governo in carica – precisa il direttore de “Il Crotonese” – ma alle scelte e le politiche per un fenomeno che, purtroppo, anche altri governi, da quello Draghi a Conte fino al ministro (calabrese ndr) Marco Minniti, hanno affrontato con la stessa mentalità, sbagliata”: respingere un’ emergenza anziché cogliere un’ opportunità. Pipita parla anche di un atteggiamente errato e di un’ evidente volontà politica che non solo nei fatti causa drammi, basti pensare che quella notte c’erano le navi della Guardia di Finanza in mare che potevano facilmente salvare queste persone, ma si tende anche a rimuoverle. Il direttore parla di un negazionismo assurdo e diffuso che, per esempio, ha portato quasi a nascondere una grande teca, contenente alcuni degli oggetti dei bambini e delle persone inghiottite dalla onde quella notte, che rappresentava un importante monumento alla memoria. Oggi è quasi nascosta dentro al Palazzo della Regione Calabria, non più visibile nella piazza di Cutro.
La serata si è chiusa con un po’ di ottimismo, grazie ai racconti di Francesca Benevento e Graziella Salvo,
rispettivamente del Sai e del centro di prima accoglienza di Cariati, che hanno spiegato come la popolazione cariatese aiuta questi giovanissimi ad integrarsi e lavorare, poi con l’intervento di 2 di loro, uno del Sudan e l’altro della Guinea, ai quali il direttore Pipita ha augurato “Sogna ragazzo sogna”, sulle note di Roberto Vecchioni. Già, sognare, anche per non abbandonare in chi è sopravvissuto quei 94 sogni lasciati affogare nello Ionio all’alba di quella mattinata infame, 35 dei quali sono esposti a Palazzo Chiriàci fino al 30 settembre.
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