Vaccinazioni: chi ha diritto alla priorità?

Sta suscitando molte polemiche, nella Regione Marche, l’idea della Giunta di distribuire fra gli ordini professionali (avvocati, commercialisti, geometri, ingegneri) le dosi dei vaccini che eccedono le capacità di smaltimento delle strutture sanitarie pubbliche. Mentre i difensori dell’idea dicono che così si accelererebbe la vaccinazione di massa, gli oppositori (fra i quali mi onoro di allinearmi) rilevano che una simile idea denuncia in realtà da un lato l’inadeguatezza delle strutture della sanità pubblica marchigiana, che non riesce a somministrare tutte le scorte di vaccino a sua disposizione, dall’altro l’indifferenza degli amministratori regionali alla necessità di adeguare quelle strutture, magari anche solo temporaneamente, alle esigenze della popolazione.

Al di là dell’evidente indegnità di un’idea del genere, che manco a farlo apposta viene da amministratori – di destra – quasi tutti appartenenti a questo o quell’ordine professionale e fa pensare (magari a torto, ma lo fa pensare) a strizzatine d’occhio e salti di fila “perché c’è chi può e chi non può, noi può”, un’amministrazione degna di questo nome dovrebbe muoversi in tutt’altro modo. Agendo così, è come se la Giunta della Regione Marche dicesse: visto che fuori dai centri di vaccinazione ci sono lunghe file d’attesa, invece di assumere altri medici e infermieri per smaltirle e vaccinare i cittadini secondo livelli di rischio via via decrescenti, con la scusa di fare prima distribuiamo i vaccini ai nostri amici e colleghi avvocati, commercialisti, geometri e ingegneri.

È comunque fragoroso e dissonante il coro delle categorie che si lamentano per non essere state inserite fra quelle a rischio, e ad alcune di loro si fa fatica a dare torto: penso soprattutto al personale dei supermercati, agli edicolanti, a tutti gli addetti alle attività di commercio e di trasporti essenziali per la sopravvivenza di noi tutti: essenziali come non sono, a onta dei loro musi lunghi, commercialisti, avvocati, geometri e ingegneri, che sono rispettabili quanto si vuole ma per piacere si mettano in fila e aspettino.

Personalmente nemmeno io mi considero a rischio, anche se sto per raggiungere la rispettabile età di settant’anni: passo il tempo nel mio studio, non vedo quasi nessuno e toccando ferro sono sano come un pesce; dunque, tanto per fare un esempio, preferirei veder vaccinata prima mia moglie, anche se è più giovane di me: lei (generosa e santa donna) va in giro, fa la spesa, incontra gente e dunque corre più rischi di me.

Ragionando su un ordine di grandezze più vasto e meno soggettivo, è un’altra la categoria di cittadini alla quale, se dipendesse da me, io darei la priorità dopo aver soddisfatto l’esigenza di vaccinare i malati, gli anziani fragili e chi dà loro assistenza.

Quella categoria sono gli studenti, di ogni ordine e grado.

Il beneficio che se ne trarrebbe è evidente, per loro e per tutti: i ragazzi tornerebbero a scuola e si rimuoverebbero il disagio e il malessere che fra di loro si stanno facendo sempre più gravi. Essi inoltre, secondo molti studi (ne ho letto uno molto interessante del Prof. Michele Battisti, docente dell’Università di Palermo), sono spesso portatori sani del virus, che poi diffondono in famiglia: dunque in un certo senso, vaccinando loro, e rendendo così impossibile al Covid-19 moltiplicarsi nel loro organismo, al virus si taglierebbero parecchie gambe.

Per quanto mi riguarda, pur se aspetto come un momento di liberazione quello in cui finalmente sarò vaccinato, sono disponibilissimo a ritardare quel momento a vantaggio di uno studente. Certamente non, però, a vantaggio di qualcuno il cui solo titolo è di appartenere alla categoria dei professionisti.

La categoria, guarda caso, che esprime la stragrande maggioranza di quella che generalmente viene definita casta – pardon – classe politica.

Giuseppe Riccardo Festa

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