una catena umana tra il mare agitato, contribuendo a salvare tante vite.

L’Italia vacanziera, in questi giorni di Ferragosto al mare, non fa che commentare positivamente le immagini dei 160 migranti arrivati dalla Siria su un peschereccio, arenatosi davanti alla spiaggia di Morghella in provincia di Siracusa. Finalmente una notizia che tiene unito il Paese, dopo giorni non facili. I quotidiani e i telegiornali sono pieni di immagini di sofferenza, guerre, calamità naturali, crisi economiche che attanagliano i cittadini del mondo e che forse cambieranno inesorabilmente le nostre vite. Invece, l’altro giorno in Sicilia volontari , bagnati e uomini delle forze dell’ordine hanno composto prontamente una catena umana tra il mare agitato, contribuendo a salvare tante vite. Una vicenda che ha inorgoglito l’Italia intera, al punto che lo stesso Capo dello Stato ha espresso con una nota un suo personale compiacimento per la circostanza. Il Presidente Napolitano ha voluto nel suo stile sobrio e chiaro, esaltare l’attivismo dei tanti presenti sul litorale siracusano a pochi passi dall’isola di Lampedusa. Si é trattato di un sentimento generoso di solidarietà e sensibilità, verso alcune persone che vivevano in quel momento un obiettivo stato di difficoltà e prostrazione. Tanti i bambini che sono stati posti immediatamente in salvo, passando per le braccia dei molti soccorritori, sino ad arrivare stremati sulla costa. Si é manifestata un’esplosione di umanità che ha suscitato in tanti italiani a distanza diversi apprezzamenti e complimenti, per ciò che é stato realizzato senza alcun preavviso. Quello che sta meravigliando molti addetti ai lavori, riguardo gli ultimi sbarchi, é che nelle settimane scorse stanno arrivando sulle nostre coste intere famiglie che scappano dalle guerre nei loro Paesi d’origine. Un fenomeno che deve preoccupare per le piú drammatiche conseguenze e su cui va fatta una riflessione per meglio attrezzarsi nei primi soccorsi. Personalmente non ho mai nutrito alcun dubbio circa l’orgoglio e l’umanità del popolo italiano. Siamo, infatti, persone pronte a fare la nostra parte. A mettere le nostre forze a servizio del Paese e delle persone più bisognose che si trovano in difficoltà. Il sentimento dell’altruismo é profondo e ben radicato dentro i nostri animi, ma é solo un po’ assopito. La società in cui viviamo attualmente, per diverse ragioni, é più incattivita del solito. Si é piú aridi nei sentimenti verso il prossimo, ma non ne farei una colpa da riversare sui singoli. La gente ha paura di esporsi e di contribuire alla crescita del sentimento di solidarietà, che andrebbe alimentato, però, più che dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso. Servono esempi di buone azioni da parte di chi ha responsabilità pubbliche e private apicali. La solidarietà é la base per le soluzioni globali e favorisce un clima umano in cui matura una nuova visione del futuro, che offre speranza a tutti. E’ una significativa scuola di cittadinanza. Del resto, un cittadino attivo e solidale non lascia perdere il mondo circostante, è una persona che interviene e che sa ben analizzare lucidamente per agire con efficacia nell’interesse della comunità. Una società in cui tutti spontaneamente tendono una mano: é una società in cui si ha più piacere di vivere. Allora resterà solo una speranza quella che la solidarietà umana esiste ancora? Nicola Campoli

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