UNA BARCA CONTRO DIECI ANNI DI SILENZIO!

A Crucoli la protesta di Cataldo Librandi diventa immagine simbolica di una comunità che vede il proprio confine sgretolarsi sotto il peso dell’attesa

Cataldo Librandi (sindaco Crucoli)

Antonio Loiacono

Ci sono battaglie che, prima ancora di essere politiche, diventano immagini.

E certe immagini restano.

Un uomo solo su una piccola barca, fermo davanti a una costa che arretra, mentre il mare continua a reclamare terra. Potrebbe sembrare una scena uscita da un poema antico. Un Ulisse capovolto. Non l’eroe che sfida le acque per tornare a casa, ma un uomo che resta davanti alla propria casa per impedirle di scomparire.

A Crucoli, oggi, quella scena è reale.

Sono passati dieci anni!

Dieci anni di carte. Dieci anni di promesse. Dieci anni di rinvii.

E intanto il mare non ha mai smesso di avanzare.

Ogni inverno guadagna spazio. Ogni mareggiata ridisegna il confine. Ogni stagione trascorsa senza interventi porta via qualcosa: pezzi di spiaggia, sicurezza pubblica, fiducia degli operatori turistici, equilibrio economico.

Il tratto costiero di Torretta di Crucoli è ormai uno dei punti più vulnerabili dell’intero progetto intercomunale che interessa anche Cirò Marina e Melissa. Un lembo fragile di Calabria ionica che aspetta da oltre un decennio le barriere soffolte: opere finanziate dalla Regione, progettate, appaltate, annunciate. Mai partite!

Nel frattempo il mare ha continuato il suo lavoro silenzioso: ha eroso, ha colpito.

Ha piegato attività, strutture, speranze.

E il ciclone Harry è stato soltanto l’urto più violento di una ferita che esiste da anni.

A Crucoli, il tempo della pazienza sembra essersi consumato insieme alla linea di costa.

Per questo la protesta non passa più soltanto dagli uffici, dalle lettere ufficiali, dalle PEC rimaste senza risposte. Stavolta passa dal mare. Dentro il mare.

Il sindaco Cataldo Librandi ha scelto di salire su una piccola imbarcazione e presidiare le acque davanti al tratto più esposto di Torretta. Un gesto formalizzato attraverso una comunicazione ufficiale indirizzata alla Regione Calabria, alla Prefettura di Crotone, alla Capitaneria di Porto e agli uffici competenti.

Non uno strappo istituzionale.

Piuttosto la trasformazione di una richiesta sospesa in una presenza concreta. Portare il corpo dove, per troppo tempo, erano rimaste ferme soltanto le parole.

Nelle sue dichiarazioni non c’è il lessico della polemica. C’è quello, più grave, della responsabilità.

«Non è più un semplice ritardo tecnico o amministrativo. Qui è in gioco la sicurezza delle persone, la tenuta economica di un territorio che vive di turismo e la dignità di una comunità intera».

Da una parte la burocrazia. Dall’altra il mare. E in mezzo una comunità che aspetta.

Ma aspettare, qui, non è più un verbo neutro. È un rischio.

Perché non si parla più soltanto di un’opera pubblica in ritardo. Si parla di sopravvivenza.

Ed è qui che il gesto di Librandi assume una forza che supera la cronaca locale. Ricorda certi archetipi antichi: uomini soli davanti alla natura, consapevoli di non poterla fermare, ma determinati a non arretrare.

Come Aiace contro la tempesta. Come Ulisse davanti all’ignoto.

Con una differenza sostanziale: qui il nemico non è il mare. È il tempo perduto. È l’indifferenza.

È quella distanza tra emergenza e decisione che spesso trasforma i problemi in danni irreversibili.

La protesta ha una scadenza precisa, ma anche una condizione altrettanto chiara: si interromperà soltanto quando arriverà una comunicazione ufficiale con date certe per l’avvio dei lavori.

Tre le richieste rivolte alla Regione: il cronoprogramma definitivo, la data di consegna dei lavori alla ditta esecutrice e le misure immediate per garantirne l’avvio.

Domande semplici. Risposte attese da anni.

Perché quando il mare mangia la costa, non porta via soltanto sabbia. Scava nella memoria dei luoghi.

Consuma economie fragili. Erode perfino la percezione del futuro.

Ed è forse questo il punto più profondo della vicenda di Crucoli: la lotta contro il mare è, in fondo, una lotta contro l’oblio.

Perché qui non si rischia soltanto una stagione turistica compromessa.

Si rischia di perdere un pezzo di identità.

E il mare insegna una verità antica: tutto ciò che non viene difeso, prima o poi si perde.

A Crucoli, oggi, non si difende soltanto una linea di costa.

Si difende il diritto di una comunità a restare.

Un’onda alla volta!

 

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