UN RICORDO AL MUSEO: FRANCO E ROMANO LIGUORI

di Marco Toccafondi Barni


– Se per il cinema italiano i fratelli sono i Taviani, per la storia di Cariati sono i Liguori.

E’ stato l’abbraccio di un territorio lungo un’ intera serata, quello che ieri il museo civico e la comunità di Cariati hanno dato a due figure monumentali per la nostra collettività e la Calabria: i due fratelli Liguori. Purtroppo scomparsi a neanche due anni di distanza l’uno dall’ altro. Uniti nella morte come lo erano stati in vita.

La serata omaggio, voluta e coordinata dalla direttrice Assunta Scorpiniti, ha visto i saluti del sindaco Cataldo Minò, oltre agli assessorri ai turismi e alla cultura: Antonio Scarnato e Alda Montesanto.

Poi dotti interventi e commossi contributi di alto profilo. Ha esordito Giuseppe Ferraro, direttore ISRI: “Mi preme sottolineare come il legame tra i fratelli Liguori e la città di Cariati sia sempre stato solido e schietto con tutti, a riprova di ciò – ha raccontato un po’ divertito il dirigente – mi piace ricordare in che modo un’ amicizia profonda come quella che mi legava soprattutto a Franco, che ho conosciuto meglio, nasce anche da un suo piccolo rimprovero, se così si vuol dire, in qualità di dirigente ISRI, proprio sulla storia della sua amata Cariati e sul legame della cittadina col Mediterraneo. I Liguori – prosegue Ferraro – hanno infatti aperto la città verso questo mare che, non dimentichiamolo mai, in passato è stato il cuore e la genesi stessa dell’ Occidente”. Ferrero ha inoltre evidenziato “L’importanza degli storici locali, come erano i due fratelli, perché un territorio e la sua storia esistono solo se qualcuno li racconta, purtroppo attualmente li stiamo un po’ perdendo”.

La figura di Romano, forse mediamente meno conosciuta rispetto a quella di Franco, è stata invece evidenziata da Monsignor Luigi Renzo, vescovo emerito e storico: “In particolar modo mi piace citare quello che, purtroppo, fu il mio ultimo incontro con Romano e soprattutto come mi aiutò sempre, senza mostrare alcuna gelosia né un desiderio magari recondito di competizione, proprio come si dovrebbe sempre fare tra studiosi seri e appassionati – inoltre la sua tensione morale, la fede, con la devozione sia verso la Chiesa in generale che per San Cataldo, ricambiata dallo stesso mondo ecclesiastico che, non a caso, decise di affidargli la cura dell’ archivio diocesano di Cariati”.

Infine il ricordo di Marco De Biase, oggi presidente della Società italiana, sezione calabrese, della Società italiana per la protezione dei beni culturali. De Biase ha citato il periodo nel quale toccò proprio a Franco Liguori questo onore e in modo particolare l’anno che ha definito il più intenso e ricco di iniziative: si era immediatamente prima dell’epoca Covid, il 2017, quando Franco si meritò addirittura un encomio scritto dall’ allora presidente nazionale della società, Paolo Giorgio Ferri, per il lavoro svolto durante la sua presidenza.

E allora grazie Franco, grazie Romano.

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