SE TUTTO ANDASSE COME DOVREBBE

Se tutto andasse come dovrebbe, quelle due ragazzine sarebbero uscite insieme, un pomeriggio, e avrebbero incontrato due ragazzi, più o meno della loro età, che già le puntavano da un po’. Con una scusa magari un po’ goffa, i due ragazzi avrebbero trovato il coraggio di farsi avanti e loro, che in fondo aspettavano solo quello, avrebbero sorriso. Se tutto andasse come dovrebbe, le coppie si sarebbero formate in modo naturale perché, in fondo, si erano scelte già prima. Se tutto andasse come dovrebbe, all’inizio, e per un bel po’, non sarebbe successo assolutamente niente. Incontrandosi, quelle due ragazzine avrebbero bevuto qualcosa insieme – qualcosa di analcolico – a un baretto coi tavolini di fuori, coi ragazzi orgogliosi di pagare loro, e avrebbero chiacchierato: che musica senti, sei carina vestita così, che scuola fai, Jovanotti mi piace, D’Alessio no, mi dai il tuo numero?… Se tutto andasse come dovrebbe, le ragazze ci avrebbero messo un po’ prima di ritrovarsi, quasi per caso, mano nella mano con i ragazzi; e i ragazzi ci avrebbero messo un po’ prima di trovare il coraggio di cingere alla vita ciascuno la sua ragazza. Perché, se tutto andasse come dovrebbe, presto avrebbero cominciato a pensare ognuna e ognuno, dell’altro e dell’altra, come a “il mio ragazzo” e “la mia ragazza”. Se tutto andasse come dovrebbe, fra ritrosie e accelerazioni (soprattutto del battito cardiaco) un bel giorno sarebbe arrivato il Primo Bacio. E per parecchio tempo i baci sarebbero bastati, nascosti da qualche parte, con gli occhi chiusi, la felicità nel petto e le mani che carezzavano solo il viso, o intrecciate dietro le spalle o la vita l’uno dell’altra in un abbraccio stretto stretto. La natura, però, avrebbe preteso di più, perché è così che deve andare. Le mani si sarebbero fatte più esigenti, soprattutto quelle dei ragazzi; e quelle delle ragazze, se tutto andasse come dovrebbe, avrebbero opposto resistenza, guidate dalla parola più bella che faccia rima con Amore: che non è cuore, e non è nemmeno fiore ma è Pudore. Poco a poco, se tutto andasse come dovrebbe andare, di quel pudore i due di ogni coppia si sarebbero fatti dono, finché insieme, ogni ragazza col suo ragazzo, non avessero scoperto la gioia dell’intimità completa dell’amore. Non il semplice piacere: la gioia. Perché fare sesso dà piacere, certo; ma la gioia si prova soltanto facendo l’amore; e non si può fare l’amore se non si è innamorati. Prima del matrimonio o dopo il matrimonio? Chissenefrega. Affari loro. L’importante è che ci fosse l’amore. Consapevole, gioioso, condiviso; giovane, ma maturo. Ecco come avrebbe funzionato, se tutto andasse come dovrebbe. Ma non è andata come doveva. A quelle due ragazzine – come a tante, troppe ragazzine, qui in Italia come dovunque nel mondo e sempre nella storia – certi adulti hanno scippato il diritto alla gioia, nel nome dell’arricchimento di alcuni e del piacere di altri. Erano aiutati in questo, quegli adulti, da un mondo impazzito che insegna ai più giovani a usare e usarsi, nel nome del sembrare, attraverso il possesso di simboli del superfluo (l’abito griffato, l’I-pod, la borsetta di boutique) spacciato per indispensabile. Le usavano, e il piacere era a senso unico. Dunque, per quanto rapaci fossero i loro occhi, e le loro mani, e i loro genitali, nel violare quelle ragazzine, quegli adulti, mentre le usavano, in realtà si masturbavano. Faccio fatica, appellandomi al dovere della civiltà, a non invocare, per quegli adulti, le pene più dolorose ed infamanti. Ma se tutto andasse come dovrebbe, quegli adulti dovrebbero scontare per tutto il resto della loro miserabile esistenza, esposti al disprezzo e alla vergogna, la pena che meritano per aver rubato a quelle ragazzine la gioia, l’amore e il pudore. E forse la vita.

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