SANITÀ IN CALABRIA: IL TAXI PER CURARSI, MA I CONTI PER GUARIRE ANCORA NON TORNANO!

Da Roma l’annuncio del “social taxi” per accompagnare i pazienti alle visite. Intanto la Corte dei Conti frena l’uscita dal commissariamento e rimette tutto in discussione

Calabria...da guarire!

Antonio Loiacono

La sanità calabrese continua a vivere dentro una contraddizione quasi grottesca: mentre si inventano nuovi strumenti per accompagnare i cittadini verso le cure, il sistema che dovrebbe curarli resta ancora inchiodato ai suoi vecchi fallimenti.

Una immagine, in questi giorni, arriva da Roma: salone elegante, luci perfette, sorrisi istituzionali. Il governatore Roberto Occhiuto, accanto al vicepresidente di Uber Tony West, presenta il nuovo “social taxi”: un servizio gratuito pensato per accompagnare i cittadini — soprattutto anziani e fragili — verso ospedali, ambulatori, visite specialistiche. Anche oltre venti chilometri.

Un’idea utile. Necessaria, perfino.

Perché in Calabria curarsi, a volte, significa prima di tutto riuscire ad arrivarci, a una cura.

E questo, chi vive nei paesi interni lo sa bene.

Ma poi c’è l’altra immagine.

Meno patinata. Più fredda. Più brutale.

È quella della Corte dei Conti, che blocca l’uscita della Regione dal commissariamento sanitario.

Ed è qui che il racconto si spezza.

Perché mentre una mano costruisce il simbolo dell’innovazione, l’altra viene fermata dal peso dei numeri.

E i numeri, si sa, hanno il brutto vizio di non applaudire.

Il “social taxi” è una risposta concreta a un problema concreto. In una terra fatta di montagne, distanze, collegamenti fragili e paesi svuotati, garantire il trasporto sanitario non è un lusso. È un pezzo di diritto alla salute.

Ma resta una domanda.

Che senso ha accompagnare i cittadini alle visite… se poi il sistema che dovrebbe prenderli in carico continua a zoppicare?

Perché il vero terremoto è arrivato dai magistrati contabili.

Dubbi pesanti. Procedure contestate. Bilanci ancora opachi. E soprattutto una questione che pesa più di tutte: la tenuta reale dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Tradotto?

La Calabria, per chi deve curarsi, non è ancora fuori dall’emergenza.

E qui la politica ha iniziato a colpirsi.

La consigliera regionale del M5S Elisabetta Barbuto ha parlato di una narrazione “infranta contro il muro della realtà”. Il gruppo Tridico Presidente, attraverso il capogruppo Enzo Bruno, ha definito l’operazione “prevalentemente propagandistica”.

Parole dure. Ma il punto è difficile da ignorare.

Perché il commissariamento non è una medaglia da togliersi dal petto. È una certificazione di stabilità.

E se i conti non tornano, se mancano i bilanci consuntivi delle Asp e delle Aziende ospedaliere, se il personale continua a essere insufficiente e le liste d’attesa restano infinite, allora il problema non è burocratico.

È strutturale.

Ed è qui che si apre il rischio più pesante.

Barbuto parla apertamente di possibile default finanziario.

Una parola enorme. Quasi spaventosa.

Ma concreta.

Perché un default sanitario significa pronto soccorso più fragili, servizi territoriali più deboli, meno risorse, più tasse, meno diritti.

Significa, ancora una volta, chiedere ai cittadini di pagare il prezzo di un sistema che non riesce a stare in piedi da solo.

E allora la contraddizione è tutta qui.

Da una parte si costruiscono strumenti moderni per portare il paziente verso la cura.

Dall’altra non si riesce ancora a garantire che quella cura sia sostenibile, stabile, certa.

Il taxi può portarti in ospedale ma non può guarire un sistema malato.

Ed è forse questa la lezione più scomoda di tutta la vicenda.

La sanità non si misura nelle conferenze stampa. Non si misura nei partner internazionali. Né nelle fotografie.

Si misura nelle corsie. Nei bilanci. Nei tempi di attesa. Nei medici che mancano. Nei cittadini che rinunciano a curarsi.

La Calabria oggi si trova davanti a un bivio.

Innovare è giusto, ma prima ancora bisogna reggere!

Perché senza fondamenta solide, anche il miglior taxi del mondo rischia solo di accompagnarti… verso l’ennesima illusione.

 

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