San Pio da Pietralcina al Giubileo

E così padre Pio, anzi, san Pio, su sollecitazione di papa Francesco sta facendo un tour promozionale in giro per l’Italia accompagnato, preceduto e seguito da folle di oranti e adoranti fan.

Non me ne vogliano i miei ventiquattro lettori, se fra loro ce n’è qualcuno di stretta osservanza cattolica, se manifesto il mio disagio di fronte a queste forme di devozione: rispetto tutto e tutti, ma fatico a comprendere cosa ci sia di così attraente nella contemplazione di un cadavere.

Anzi, due: perché ho sentito alla radio, stamattina, che i santi le cui spoglie stanno viaggiando per essere mostrate ai fedeli sono appunto due: san Pio da Pietralcina e un certo san Leopoldo Mandic, di cui onestamente non so nulla, ma che se anche lui sta facendo questa tournée si vede che dev’essere molto importante.

Il cattolicesimo ha sempre avuto una particolare attrazione nei confronti dei corpi dei santi, interi o ripartiti in reliquie di dimensioni più o meno estese: dalla lingua di sant’Antonio a Padova, al braccio di san Giuliano a Macerata, al prepuzio di Gesù in non ricordo più quale chiesa nei dintorni di Roma, ai capelli della Vergine sparsi in varie chiese qua e là per l’Europa, al cadavere annerito di santa Chiara in Assisi, eccetera.

Spesso, queste reliquie, le si acquisiva in modi abbastanza pittoreschi. Per esempio, il corpo di san Marco (o presunto tale) fu letteralmente rubato, in Egitto, da mercanti veneziani che per non farsi beccare dalle guardie locali lo coprirono con carne di maiale.

Lo ripeto: rispetto tutti; ma non nascondo la mia perplessità di fronte a queste forme di devozione. Di un santo, per quanto mi è dato di capire, bisognerebbe ammirare e sforzarsi di imitare le opere e l’esempio, non il corpo che, lo dice la stessa morale cattolica, è solo un temporaneo albergo dello spirito, quello sì importante, e – come si predica il mercoledì delle ceneri – è destinato a diventare polvere. E poi, spesso, i credenti trasformano questa devozione in vera e propria adorazione, anche perché poco edotti della differenza fra i due concetti, per quanto ben definita essa sia nel Catechismo della Chiesa cattolica.

Sono anche piuttosto sorpreso del fatto che a promuovere questo tour sia stato l’attuale papa, noto per le sue posizioni molto moderne: evidentemente non è esente, nemmeno lui, da certe forme di devozione che di moderno hanno ben poco.

Ma d’altra parte, in un’Italia che ancora fatica a riconoscere i diritti di una parte dei suoi cittadini solo perché sono omosessuali o non sono sposati, e in cui un vescovo dichiara che non toccava a lui denunciare un prete pedofilo della sua diocesi e un prete, più o meno larvatamente, augura da “Radio Maria” la morte a una deputata che promuove una legge a lui sgradita, anche questa passione necrofila verso i corpi o porzioni di corpi di defunti ci può stare.

Non ci resta che sperare che il medioevo, prima o poi, si decida a finire anche da noi.

Giuseppe Riccardo Festa

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