ROSSANO 2007: IL SEME DELLA FRATERNITÀ. QUANDO PADRE PREVOST ACCOMPAGNÒ LE AGOSTINIANE IN CALABRIA

"ORA È PAPA LEONE XIV, MA PER NOI RESTA QUEL PADRE UMILE E CORAGGIOSO CHE CAMMINÒ ACCANTO A NOI CON IL CUORE DI AGOSTINO"

Madre Monica Gianfrancesco OSA, Presidente della Federazione Monasteri Agostiniani d'Italia con il card. Prevost - Foto Diocesi Rossano-Cariati

Antonio Loiacono

Quando nel silenzio carico di attesa si è alzata la voce dal balcone centrale della Basilica di San Pietro con l’annuncio “Habemus Papam”, il cuore delle Agostiniane di Rossano ha sussultato. Il nuovo Papa era Robert Francis Prevost, oggi Leone XIV, per loro semplicemente padre Prevost, guida fraterna, presenza discreta, seme di una vocazione nata ai margini, ma radicata nel Vangelo.

Per la comunità monastica agostiniana, fondata in Calabria nel 2009, prima nella regione dopo il 1860, quando furono aboliti i conventi;  si è trattato non solo della nomina del Vicario di Cristo, ma della chiamata a ricordare una storia condivisa. Una storia di inizio, di fiducia, di preghiera silenziosa e di obbedienza alla Provvidenza.

È stata un’emozione immensa vederlo affacciarsi dalla loggia delle benedizioni – racconta suor Lucia Solera, superiora della comunità, in una intervista rilasciata a Raffaele Iaria per l’agenzia S.I.R.–. Per noi è stato un padre e un fratello nei primi passi a Rossano”.

Le monache giunsero a Rossano dall’Eremo di Lecceto, in Toscana, portando con sé la memoria agostiniana e la voglia di servire una terra segnata da povertà materiali e spirituali, ma ricca di sete di Dio. Quel tempo iniziale, come ogni fondazione, fu tempo di domande, di ascolto e di audacia. A sostenerle, fu proprio lui: padre Prevost, allora Superiore generale dell’Ordine di Sant’Agostino.

Nel 2007 fece una prima visita; nel giugno del 2009 tornò in Calabria in occasione della solenne celebrazione eucaristica che inaugurava la nuova comunità, presieduta da mons. Santo Marcianò, allora arcivescovo di Rossano-Cariati.

Ci affiancò con discrezione e saggezza – ricorda suor Lucia – e seppe incoraggiarci anche quando tutto sembrava incerto. Il suo stile era quello di chi accompagna, mai di chi impone”.

Fu lui a proporre una soluzione concreta: ristrutturare una casa di proprietà della diocesi da usare come prima sede provvisoria, in attesa della sistemazione definitiva. Le religiose vi abitarono per dieci anni. Quel luogo oggi è il Monastero di Sant’Agostino, inaugurato nel 2019 da mons. Giuseppe Satriano.

Per padre Prevost, quel monastero era un segno di fecondità spirituale e missionaria. Un atto di speranza concreta nella periferia geografica ed esistenziale della Calabria. Un modo per rendere visibile l’amore di Dio nel ritmo lento della preghiera, nell’offerta nascosta, nell’accoglienza semplice e generosa.

Oggi sei religiose vivono su quella collina che guarda il Mar Ionio e la Sila greca. Lì, giorno dopo giorno, celebrano una vita fatta di preghiera liturgica, ascolto, amicizia spirituale, accoglienza delle ferite altrui e fraternità vissuta nel quotidiano.

La preghiera – spiegano – orienta il vissuto di tutti verso Dio, presentandolo al suo Cuore di Padre. Ogni giorno è un cammino di misericordia: per imparare ad amare, e a lasciarci amare”.

Il monastero è oggi luogo di silenzio, ma anche di voci che si ascoltano, di volti che trovano sollievo, di anime che si rialzano. Le monache aprono a chiunque voglia partecipare ai momenti di preghiera o semplicemente essere accolto. Non c’è nulla da guadagnare, se non la possibilità di sentirsi guardati con amore gratuito.

Costruire ponti, lavorare per la comunione e l’unità”: parole pronunciate da Papa Leone XIV nel suo primo saluto, ma che risuonano familiari alle Agostiniane.

Era già il suo stile qui da noi – conclude suor Lucia – lo portava nel cuore. Ora che è Papa, continui a custodirlo. E noi continueremo a sostenerlo con la nostra preghiera, in silenzio, da questa piccola città posta sul monte.

Il seme gettato nel 2009 su quella collina calabrese, oggi germoglia nella Chiesa universale. E ricorda che ogni grande pontificato ha radici piccole, nascoste, ma piene di Dio.

 

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