RESTARE COME ARTE: LA POESIA SILENZIOSA DELLA RESTANZA

A Scala Coeli, dove lo spopolamento svuota le strade, una serranda alzata da 25 anni diventa simbolo di coraggio e comunità

Mimmo Capristo

Antonio Loiacono

La restanza è il contrario della fuga: è coraggio, resistenza, invenzione di futuro. Nel cuore della Calabria, i 25 anni del negozio di Mimmo Capristo raccontano questa verità silenziosa e luminosa.

C’è un gesto antico e quasi dimenticato che oggi, più che mai, si rivela rivoluzionario: restare! Non restare fermi, non restare immobili, ma radicati. È un verbo che in Calabria, nei borghi arroccati e nei paesi sospesi tra mare e montagna, assume la densità di una scelta culturale e politica. La restanza è questo: un atto di coraggio che sfida lo scorrere del tempo e la tentazione della fuga.

Da secoli la letteratura canta il viaggio, l’esilio, l’altrove. Ulisse che cerca Itaca, Dante che percorre i regni ultraterreni, Pavese che scrive “un paese ci vuole” pur sentendone il peso. Ma accanto a queste grandi narrazioni dell’andare, oggi emerge una nuova epica del rimanere. La restanza diventa la capacità di guardare le proprie radici non come catene, ma come linfa vitale.

Oggi, 28 settembre, a Scala Coeli questo concetto si fa concreto. Mimmo Capristo celebra i venticinque anni del suo negozio, un piccolo spazio che nel tempo è diventato presidio di comunità, luogo di incontro, memoria viva. In un borgo colpito dallo spopolamento, la sua serranda alzata è più eloquente di un discorso ufficiale: è un inno alla resistenza quotidiana, un’opera di cura invisibile ma preziosa.

La restanza, allora, non è nostalgia né rassegnazione. È invenzione di futuro. È trasformare un’attività commerciale in tessuto sociale, un consiglio su un attrezzo agricolo come gesto di appartenenza, un sorriso scambiato dietro il bancone in frammento di comunità.

In questo senso, la Calabria che resta dialoga con l’Italia intera e con l’Europa: parla della necessità di riscoprire la dimensione locale in un mondo che spinge all’omologazione. È lo stesso messaggio che i grandi parchi archeologici dimenticati, i borghi risorti grazie a festival culturali, o i giovani che tornano a coltivare la terra vogliono trasmettere: che non tutto il valore sta nell’andare via, ma molto nell’avere la forza di restare.

La festa di oggi a Scala Coeli non riguarda solo Mimmo Capristo: riguarda la possibilità di credere ancora che un paese, con le sue voci e i suoi gesti, possa continuare a scrivere storia.

E forse la vera immagine con cui chiudere è questa: una serranda che si alza ogni mattina in un borgo calabrese. Un gesto semplice, eppure straordinario. Perché in quel rumore metallico che rompe il silenzio delle strade vuote c’è la prova che il futuro, a volte, non è altrove. È proprio lì, dove qualcuno ha scelto di restare.

 

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