QUELLE STRANE ITALIANE

Sono giovani, alte, bellissime; tanto belle, che al confronto Belen Rodriguez al massimo è una così-così.

Hanno gambe lunghe, tanto lunghe che per percorrerle tutte ci vuole il navigatore satellitare. E sorridono, con certi sorrisi –- soprattutto quando fanno un punto –- che ti viene da pensare che il mondo è bello.

E si vogliono bene, si abbracciano, si danno pacche sul sedere e sulle spalle, e si danno il cinque, quando fanno il punto ma pure quando il punto lo fanno le altre: alla faccia di quelli che dicono che le donne, veramente amiche, fra loro non sono mai.

E faticano. Mamma mia, quanto faticano! Anche se sono belle, e sorridono come angeli, e basterebbe che alzassero un dito per avere ai loro piedi interi plotoni di uomini sbavanti, sognanti, deliranti, pronti a regalare loro appartamenti, gioielli, vitalizi, balocchi e profumi.

Anche se potrebbero capitalizzare la loro bellezza e il loro sorriso, come fanno tante, e come un certo -– triste – modo di intendere la femminilità suggerirebbe di fare, loro no. Loro sono determinate, si allenano, sudano, e fanno di tutto per essere brave. E lo fanno per la gioia intima, profonda, di essersi sacrificate, tutte insieme, e di aver raggiunto, tutte insieme, il migliore dei risultati possibili.

Per carità, sono professioniste, e ricevono premi e compensi per quello che fanno. Ci mancherebbe altro; ma i loro premi e compensi non sono lontanamente paragonabili a quelli di certi capricciosi e incostanti divetti del calcio, e ancor meno a quelli di tante smorfiose impresarie del proprio corpo.

Certo, il merito lo dividono anche col loro allenatore, che ti commuovi a vederlo soffrire se segnano le altre, e gioire se segnano loro, e incoraggiarle, e rimproverarle senza cattiveria, e amarle come fossero figlie sue.

La cosa che più scalda il cuore è che indossano maglie azzurre, col tricolore sopra: sono italiane, sono la nostra Nazionale di pallavolo. E sono tra le prime sei squadre del mondo.

Ma davvero sono italiane? Davvero pur essendo così belle si ammazzano di lavoro? Davvero nessuna recrimina con quella fra loro che sbaglia un servizio, davvero corrono ad abbracciare quella fra loro che ha piazzato una schiacciata implacabile? Davvero fanno squadra, e nessuna di loro si atteggia a diva? Davvero piangono di gioia quando vincono una partita che le qualifica fra le teste di serie del mondiale di pallavolo?

Ma no, non è possibile che ragazze così, e il loro allenatore, siano davvero italiane. Dev’’esserci uno sbaglio. E se lo sbaglio non c’è, qualcuno le fermi, le nasconda, impedisca loro di continuare a comportarsi così: l’’Italia, seguendo il loro esempio, potrebbe essere tentata di diventare un Paese serio.

Scherzavo, naturalmente. Agli italiani il buon esempio è sempre piaciuto ammirarlo.

Imitarlo, mai.

Giuseppe Riccardo Festa

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