QUANDO IL DIRITTO TORNA A FIDARSI DELL’UOMO: TOMMASO GRECO E GIOVANNA CARUSO, DA CALOVETO AL PHILOSOPHISCHER BUCHPREIS 2026

Giovanna Caruso e Tommaso Greco

Antonio Loiacono

C’è una parola che associamo spontaneamente ai rapporti personali, alle amicizie, alle relazioni tra individui. Una parola che sembra appartenere poco al linguaggio delle leggi, dei tribunali e delle istituzioni.

Quella parola è fiducia!

Tommaso Greco ha scelto invece di portarla al centro della riflessione sul diritto. E quella scelta gli è valsa un importante riconoscimento internazionale.

Il filosofo del diritto dell’Università di Pisa è il vincitore del Philosophischer Buchpreis 2026, il Premio filosofico del libro assegnato dal Forschungsinstitut für Philosophie Hannover (FIPH).

A essere premiata è la versione tedesca di “La legge della fiducia. Alle radici del diritto”, pubblicata da Karl Alber con il titolo “Das Gesetz des Vertrauens”.

La traduzione è di Giovanna Caruso, Assistant Professor presso l’Università di Greifswald, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in Germania.

Ed è proprio qui che la vicenda acquista un particolare interesse anche per la Calabria.

Greco è originario di Caloveto.

Caruso è nata a Cosenza, ma le sue radici familiari conducono allo stesso piccolo centro del Basso Jonio cosentino: i suoi genitori provengono infatti da Caloveto.

Due percorsi diversi si ritrovano così attorno allo stesso libro: Greco ne è l’autore, Caruso la traduttrice della versione tedesca che ha conquistato il riconoscimento filosofico.

E Caruso sintetizza così il motivo per cui ha scelto di confrontarsi con il testo:

«Credo molto in quello che si afferma nel libro, nel fatto che la fiducia è la base di ogni relazione umana e anche delle relazioni giuridiche. E che questo oggi vada riscoperto e vada messo al centro delle relazioni umane a tutti i livelli e nel rapporto internazionale tra Stati».

Non è il paese d’origine a spiegare il premio, naturalmente.

Ma è una coincidenza che aggiunge alla vicenda un piccolo capitolo calabrese.

Il tema scelto per l’edizione 2026 del premio è una sola parola: “Vertrauen”, fiducia.

Una scelta perfettamente coerente con il cuore del libro.

La riflessione di Greco parte da una domanda che mette in discussione una delle rappresentazioni più consolidate del diritto: può l’ordinamento essere spiegato soltanto attraverso l’obbligo e la sanzione?

Le norme stabiliscono ciò che possiamo fare e ciò che non possiamo fare. Lo Stato dispone degli strumenti per assicurarne il rispetto. La violazione di una regola può produrre una sanzione.

Ma questo basta a spiegare perché una società accetti le proprie regole?

Per Greco, il diritto presuppone qualcosa che viene prima della coercizione: la capacità degli individui di riconoscere le aspettative reciproche e di comportarsi tenendone conto.

Il diritto, quindi, non è soltanto ciò che vieta o punisce.

È anche ciò che rende possibile la relazione tra persone diverse, spesso sconosciute, chiamate a vivere dentro lo stesso sistema di regole.

Ed è qui che entra in gioco la fiducia.

Non come sentimento privato, ma come condizione della convivenza.

Il titolo del libro indica già la direzione della ricerca. E l’incipit rende ancora più esplicita la provocazione:

«La fiducia aspetta il suo posto nel diritto e rivendica il proprio diritto ad averlo».

Dietro questa frase c’è una questione tutt’altro che astratta: che cosa accade alle istituzioni quando i cittadini smettono di considerarle affidabili?

Una legge può essere formalmente valida. Un’amministrazione può applicare correttamente una procedura. Un’istituzione può esercitare tutti i poteri che l’ordinamento le attribuisce.

Ma se viene meno la convinzione che quelle istituzioni agiscano secondo criteri coerenti, comprensibili e rispettabili, la norma rischia di perdere parte della propria autorevolezza sociale.

È questo uno dei passaggi che rendono la riflessione di Greco particolarmente attuale.

La motivazione della giuria del Philosophischer Buchpreis porta questa riflessione sul terreno della crisi contemporanea delle istituzioni giuridiche, interpretandola anche come crisi della fiducia.

Una democrazia funziona attraverso una rete di affidamenti reciproci: il cittadino si aspetta che l’istituzione rispetti le regole; l’istituzione deve poter contare sulla collaborazione dei cittadini; ciascuno deve poter prevedere, almeno entro certi limiti, il comportamento degli altri.

Quando questa rete si indebolisce, la risposta più immediata è spesso il controllo: più verifiche, più procedure, più certificazioni, più sanzioni.

Ma il controllo, da solo, non ricostruisce necessariamente la fiducia.

Può produrre persino un effetto paradossale: più una società considera l’altro inaffidabile, più sente il bisogno di controllarlo; e più il controllo sostituisce la responsabilità, più la fiducia rischia di indebolirsi.

È qui che la riflessione di Greco assume una precisa dimensione civile.

La questione non è scegliere tra fiducia e regole. Le regole restano indispensabili.

Il punto è capire quale idea di cittadino vi sia alla base del sistema giuridico.

Se l’individuo viene considerato esclusivamente come qualcuno da obbligare a rispettare la norma, il diritto tende verso il controllo.

Se viene riconosciuto anche come soggetto capace di responsabilità, cambia il rapporto con la legge.

Il cittadino non è soltanto colui che deve obbedire, ma anche colui che, attraverso il proprio comportamento, contribuisce al funzionamento dell’ordinamento.

La sanzione può imporre un comportamento. La fiducia rende possibile una responsabilità.

È probabilmente questa la distinzione più profonda contenuta nella prospettiva di Greco.

A rendere ancora più interessante la vicenda è il profilo della traduttrice.

Giovanna Caruso, nata a Cosenza da genitori originari di Caloveto, ha costruito in Germania una parte importante del proprio percorso accademico.

Ha studiato Filosofia all’Università di Roma Tor Vergata e alla Humboldt-Universität di Berlino. Ha poi conseguito il dottorato all’Università di Koblenz-Landau, con una ricerca sul rapporto tra arte e vita nel pensiero di Martin Heidegger, Walter Benjamin e Theodor W. Adorno.

Dal 2020 è ricercatrice all’Università di Greifswald, nell’ambito dell’Estetica e della Filosofia della cultura.

Il suo lavoro scientifico attraversa fenomenologia, filosofia della cultura, ermeneutica, estetica e antropologia filosofica, con particolare attenzione al rapporto tra natura, cultura e mondo umano.

Dal 2023 dirige inoltre una Käthe-Kluth-Nachwuchsgruppe presso l’Università di Greifswald, dedicata allo studio delle strutture della datità e delle relazioni tra oggetto, natura ed essere umano.

Nel 2024 è stata scelta come Young Academy Fellow dell’Accademia delle Scienze di Amburgo, riconoscimento riservato a giovani studiosi con un percorso scientifico di particolare rilievo.

La traduzione di “Das Gesetz des Vertrauens” si inserisce quindi in un percorso accademico e filosofico già fortemente legato al mondo tedesco.

Ed è qui che la coincidenza con Greco acquista il suo valore narrativo.

L’autore è originario di Caloveto. La traduttrice, nata a Cosenza, ha genitori originari dello stesso paese.

Due percorsi intellettuali differenti, sviluppatisi tra Italia e Germania, finiscono così per incontrarsi nella traduzione di un libro dedicato alla fiducia.

La versione tedesca non è soltanto il trasferimento di un testo da una lingua all’altra.

È l’ingresso di una riflessione nata nella cultura filosofico-giuridica italiana in un più ampio dibattito europeo.

Greco ha ringraziato pubblicamente Caruso, l’editore tedesco, la giuria e il personale del FIPH per il riconoscimento.

Il premio valorizza dunque non soltanto il contenuto del libro, ma anche il lavoro necessario perché quel contenuto potesse incontrare nuovi lettori e un nuovo contesto culturale.

E resta una domanda che va oltre il premio:

come si ricostruisce il rapporto tra cittadini e istituzioni quando la fiducia si è consumata?

È qui che il libro supera i confini della filosofia del diritto e diventa una riflessione sulla società contemporanea.

Il Philosophischer Buchpreis non arriva per Greco come un episodio isolato.

“La legge della fiducia” aveva già ottenuto il Premio Nazionale Letterario Pisa 2022 per la saggistica.

Nel 2024 Greco ha inoltre ricevuto il Premio Bartolo da Sassoferrato per le scienze giuridiche e politico-sociali, nella sezione dedicata a “Pensare la pace”.

Riconoscimenti diversi che delineano un percorso nel quale la filosofia del diritto viene interrogata non soltanto come disciplina accademica, ma per il suo rapporto con la vita collettiva.

La fiducia non si introduce per legge con un articolo, un comma o un regolamento.

Si costruisce nel tempo.

Un’istituzione diventa affidabile quando mantiene gli impegni. Un cittadino quando rispetta le regole anche in assenza di controllo. Una comunità quando le persone possono contare sulla responsabilità degli altri.

Da questo punto di vista, il diritto ha una funzione che va oltre la regolazione dei comportamenti.

Deve creare le condizioni perché le persone possano affidarsi le une alle altre.

È forse questa la ragione per cui la scelta della giuria appare particolarmente significativa: in un’epoca nella quale la parola “fiducia” viene pronunciata sempre più spesso, sembra diventare sempre più difficile praticarla.

Il riconoscimento sarà consegnato ufficialmente il 4 settembre alle 19.30 nella Dombibliothek di Hildesheim.

Sarà il momento conclusivo di una storia cominciata con un libro italiano, proseguita attraverso una traduzione tedesca e arrivata davanti a una giuria internazionale.

Ma la domanda posta da Greco resterà oltre la cerimonia:

quanto può durare un ordinamento quando i cittadini non credono più nelle istituzioni che lo rappresentano?

E, soprattutto, può esistere un diritto realmente efficace senza quella quota di fiducia che consente agli esseri umani di riconoscersi non soltanto come destinatari delle regole, ma come responsabili della comunità nella quale quelle regole devono vivere?

È questa la scommessa teorica di Tommaso Greco.

Ed è anche ciò che rende questa storia particolare per la Calabria.

Perché dietro un premio filosofico assegnato in Germania c’è un filo che conduce fino a Caloveto.

Non perché il paese abbia determinato il riconoscimento, ma perché da quella piccola comunità del Basso Jonio provengono le radici familiari della traduttrice e l’origine dell’autore.

Due percorsi. Un libro. Una traduzione. Un premio internazionale.

E, sullo sfondo, Caloveto.

Piccolo paese calabrese che, questa volta, arriva molto lontano.

Il libro

 

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