PIETRAPAOLA SOTTO LE STELLE!

Quando il passato stringe la mano al futuro e la comunità si riconosce nello stesso battito

Il tavolo dei relatori

Antonio Loiacono

Nella sera di San Lorenzo, mentre le Perseidi attraversavano il cielo come frecce di luce, Pietrapaola ha respirato all’unisono. Piazza Rio, cuore antico del borgo, è diventata un teatro a cielo aperto per l’ottava edizione di “Cultura e Musica sotto le stelle – Passato e presente guardando al futuro”.
Non un semplice evento, ma un atto d’amore verso la propria storia, un abbraccio collettivo che ha unito generazioni in un’unica emozione.

La serata si è aperta con il “battesimo” di nuovi murales firmati dal maestro Claudio Chiaravalloti e benedetti da Don Luigi, parroco di Pietrapaola: inaugurazione colorata con le musiche della locale banda “Complesso bandistico Nicola Gorgoglione”.
Non sono dipinti, ma finestre spalancate sulla memoria: “A Frischia”, la fontana-lavatoio dove l’acqua e le confidenze scorrevano insieme; la rappresentazione dell’emigrazione, ferita e coraggio nello stesso respiro; la processione del Santo Patrono, carica di devozione e appartenenza.
Per Vincenzo De Vincenti, presidente dell’Associazione Ricchizza, “questi murales sono specchi della nostra storia: ci restituiscono un volto, una voce, un’anima”.

Dopo le immagini, è arrivata la musica che sa di radici: Pino Salerno e Salvatore Pugliese hanno imbracciato antichi strumenti della tradizione locale – suoni di legno, corde e resina – che hanno riempito la piazza di echi lontani, come se il borgo stesso avesse deciso di cantare.
Ogni melodia era un ponte invisibile tra i secoli, una carezza sonora al pubblico, incastonata tra i racconti e gli interventi.

Il silenzio della piazza si è poi acceso con la proiezione di “Nui simu e cca”, il videoclip ideato da Pasquale Crescente, anima instancabile dell’evento.
Nel video, i bambini della Scuola Primaria di Pietrapaola-Camigliano intrecciano le loro voci con quelle dei nonni, creando un ponte luminoso tra ieri e domani.
Crescente lo ha definito “Un inno alle radici e alla speranza”, e chi era lì non poteva che sentirlo.
Gli stessi ragazzi, guidati dalle maestre Maria Teresa Arcangelo, Maria Teresa Scorpiniti, Maria Mazza, Maria Santoro, Carla Olivito e dalle mamme Palma Spina e Filomena Rizzo, hanno riportato in vita la Quadriglia, danza popolare che ha scandito per secoli le feste del centro-sud in Italia.

A dare respiro al dibattito sono arrivati anche gli interventi di Helmut Wiesbeck, con la sua visione internazionale dell’importanza della salvaguardia culturale; Angelo Mingrone, che ha ricordato il valore della memoria come strumento di identità; e Gianfranco Donadio, che ha sottolineato la necessità di coniugare tradizione e innovazione per dare futuro ai piccoli borghi

La presenza di figure di spicco come l’artista Claudio Chiaravalloti ed il baritono Giovanni Mazzei, ha arricchito il dibattito accompagnato da voci autorevoli come quella del poeta Vito Sorrenti e della dirigente scolastica Mirella Pacifico. Moderati dalla giornalista Rosa Pugliese, gli interventi hanno acceso riflessioni su cultura, salute e comunità, rendendo l’atmosfera ancora più coinvolgente

E poi, il culmine: il baritono Mazzei e la sua interpretazione di “Caruso” di Lucio Dalla!
Ogni nota sembrava sollevarsi verso le stelle e tornare giù, posandosi sulle spalle del pubblico come un ricordo dolceamaro. In quel momento la piazza non era più un luogo, ma un’emozione sospesa.

La sindaca Manuela Labonia, l’europarlamentare Pasquale Tridico e il direttore de “La Voce” (una rivista per gli imprenditori del Centro e Nord America fondata nel 1982), Arturo Tridico, hanno ricordato che eventi così non sono semplici feste, ma investimenti nell’anima collettiva sottolineando l’importanza di unire forze per promuovere il valore sociale dell’iniziativa.

Il motto dell’Associazione Ricchizza – “Vogliamo promuovere le ricchezze dei borghi insieme a chi li abita” – è risuonato forte, come una promessa che il tempo non può spegnere.

Tra un bicchiere di vino e il profumo dei prodotti tipici, la serata si è conclusa in un abbraccio collettivo. Sotto lo stesso cielo che aveva visto generazioni nascere, partire e tornare, Pietrapaola ha riaffermato sé stessa: un luogo dove il passato non è un ricordo polveroso, ma una radice viva che nutre il futuro.

Quella di Pietrapaola non è stata soltanto una festa, ma un atto di resistenza e di restanza. Resistenza contro l’oblio e la dispersione delle radici, restanza come scelta di abitare il proprio luogo e nutrirlo di nuove energie. Restare, qui, non significa fermarsi: vuol dire coltivare, proteggere e reinventare. In questa notte di San Lorenzo, l’arte è stata scudo, la musica filo che ricuce distanze, la parola seme per chi verrà. Pietrapaola ha dimostrato che, quando una comunità decide di restare, riesce non solo a custodire il proprio passato, ma a farne un faro per il futuro.

 

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