Per le strade di Cariati, nuovamente degli enormi cumuli di immondizia.

Stamattina come mio solito, quando sono a Cariati, sono andato in edicola per acquistare i quotidiani. Mentre ero in auto mi chiedevo il perché nuovamente degli enormi cumuli di immondizia abbandonati in più punti del paese. Un’immagine brutta che non accompagna nel migliore dei modi la parte finale delle vacanze a chi ha scelto Cariati come meta. Ma ciò é un’altra vicenda che andrebbe affrontata con più attenzione. Molti i turisti che correvano o camminavano ai lati della strada nella scia di una “puzza” nauseante. Davvero in condizioni impraticabili. Non é tanto la meraviglia dell’emergenza rifiuti, visto che ci ho fatto, ahimè, l’abitudine, ma l’assenza di comunicazione. Di un messaggio che spieghi alle persone i motivi e i tempi della risoluzione. Un rendere partecipe la comunità al problema. Meglio ancora un eventuale invito alla platea dei presenti di trattenere eventualmente per alcuni giorni i rifiuti a casa, nell’attesa della ripresa del servizio di raccolta. Lasciare i residenti e i turisti privi di un’informazione certa non é per antonomasia il massimo dei principi dell’ospitalità. Usare il metodo del silenzio, da é verso la popolazione, non aiuta a stemperare gli animi e le conseguenti esasperazioni. Non fa che accentuarli, diventando cronici. Inoltre, significa creare una separatezza nei ruoli che non porta a nulla, se non a costruire zone d’ombra nel rapporto, non avvantaggiando nessuna delle parti. L’ottica deve essere diversa. Aperta e interattiva. Quella di migliorare il rapporto con i cittadini e di sviluppare un dialogo trasparente, efficace e costruttivo, ampliando anche i canali di comunicazione, utilizzando quegli strumenti che oggi sono considerati all’avanguardia per comunicare con le persone. La convinzione parte dalla necessaria consapevolezza che una relazione paritaria tra l’amministrazione e i suoi cittadini si attua se si affermano comportamenti partecipativi, cooperativi e di coamministrazione, individuando iniziative specifiche per favorire processi di crescita in termini di civiltà giuridica, culturale e sociale. Per questo, potrebbero essere interessanti avviare sperimentalmente progetti di educazione alla cittadinanza attiva, spesso in collaborazione con le scuole del territorio, che accompagnassero i ragazzi nel loro percorso di crescita, partendo dalle scuole elementari fino alle superiori. Incentivare, ad esempio, la partecipazione dei giovani cittadini alla presa in carico e alla cura del proprio paese. Favorire anche il contatto relazionale fra generazioni diverse. Divulgare la conoscenza delle attività svolte dall’Amministrazione Comunale al servizio della Comunità Allora, perché da qualcosa di negativo, vedi emergenza rifiuti, non trasformare la circostanza in un’azione positiva? Nicola Campoli

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