Pagnotta batte populismo 156 a 140

L’Italia era, è e sempre sarà il Paese dell’inventiva, dell’originalità e della creatività. Se un tempo brillava nelle scienze, nella letteratura e nelle arti grazie a geni del calibro di Fibonacci, Dante, Michelangelo, Verdi, Leonardo, Gentileschi, Muratori, Raffaello e Brunelleschi giù giù fino a Pirandello, Sciascia, Levi Montalcini, Olivetti, Piano e tanti altri, oggi il Belpaese si illustra grazie alla creatività della sua politica.

In nessun Paese al mondo, tanto per fare un esempio, lo stesso partito (che però dice di non essere un partito) è riuscito a cambiare alleati di governo passando con disinvoltura dalla destra più reazionaria alla sinistra più moderata (anzi moderatissima, anzi quasi addormentata), tenendo per giunta ai vertici del governo gli stessi personaggi con entrambi gli alleati.

In nessun Paese al mondo un personaggio sconosciuto è diventato da un giorno all’altro capo del Governo e ci è pure rimasto, dopo la capriola di cui al capoverso precedente, ed è per giunta riuscito a trasformare la propria immagine così che dopo essere stato burattino senza fili in stile Bennato nella prima edizione, è diventato Acclamato Salvatore Della Patria nella seconda.

In nessun Paese al mondo un partito come IV, che era entrato nella coalizione di governo (la seconda) giurando e spergiurando di voler portare l’esperienza fino in fondo, per poter così anche scegliere il successore dell’attuale Presidente della Repubblica (ahinoi, in scadenza), ha potuto sfilarsene non tanto per motivi politici (che infatti nessuno ha capito) ma “per vedere l’effetto che fa”. Ora quel partito prova a dire “Vengo anch’io”, ma si sente rispondere “no, tu no”.

In nessun Paese al mondo il governo (o una sua riedizione), dopo la fuoriuscita del partito di cui sopra, sarebbe riuscito a restare in piedi trovando miracolosamente in Parlamento un appoggio maggiore di quello che aveva prima, e questo perché l’Italia è un Paese meraviglioso. La straordinaria lungimiranza di tanti nostri Eletti ha scrutato nel futuro ed ha capito che bisognava sostenere il governo, perché far cadere ora la legislatura sarebbe stato tragico.

A causa della disastrosa situazione economica? A causa del rischio di consegnare il Paese alla destra becera, reazionaria e volgare attualmente all’opposizione? A causa della pandemia in atto? A causa della necessità di preservare (ciò che resta del)la nostra immagine in Europa e nel mondo?

Maddeché.

A causa della constatazione che, cadendo la legislatura, molti di loro si sarebbero trasformati in ex eletti: e allora addio ricche prebende da parlamentare e relativi (e succosi) annessi e connessi.

“Finché dura fa verdura”, si sono detti i lungimiranti parlamentari chiamati a decidere se defenestrare o meno il governo Conte Bis, che forse diventerà Conte Ter, decidendo di non defenestrarlo e così suscitando le ire dell’opposizione di destra che grida allo scandalo (evidentemente si è scordata di quando Berlusconi faceva anche di peggio, comperando senatori a suon di milioni) e per l’ennesima volta si vede togliere il Paese dal piatto dopo essersi illusa di poterci infilare dentro le bramose scane.

Nel nome di santa pagnotta, dunque, tutto resta come prima: Conte gongola, Salvini rosica e augura la morte ai senatori a vita, Meloni sbraita, Di Maio blatera, Renzi fantastica, Casellati pontifica, Berlusconi latita, Zingaretti mormora (di alzare la voce Zingaretti è incapace).

E come se non bastasse, ci tocca pure dire che in fondo è andata bene così.

Giuseppe Riccardo Festa

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