NOTTE DI FUOCO A BOCCHIGLIERO: “LA PINETA” DISTRUTTA, IL PAESE RIPIOMBA NELLA PAURA!

A Bocchigliero il rogo che ha distrutto “La Pineta” riapre ferite mai chiuse: un paese che osserva in silenzio, mentre tra i boschi cresce il sospetto che nulla sia davvero casuale

L'incendio (Immagine AI)

C’era ancora odore di legna bagnata e plastica fusa ieri mattina, a Bocchigliero. Un odore che non se ne va subito, resta addosso alle mani di chi ha provato a spegnere, ai muri delle case vicine, perfino ai discorsi fatti a bassa voce davanti al bar chiuso del corso. La montagna, quando brucia qualcosa di familiare, non fa rumore come la città. Assorbe. E poi restituisce inquietudine.

Chi abita da queste parti racconta di aver visto il riflesso delle fiamme prima ancora di capire da dove provenissero: bruciava “La Pineta”: in montagna le distanze ingannano. Anche il tempo!

Le fiamme lo hanno divorato martedì sera, mentre sopra il centro presilano il vento cambiava direzione di continuo e i volontari della Protezione Civile arrancavano lungo quella strada stretta che sale verso il locale quasi con riluttanza, piegandosi tra curve e dislivelli.

“La Pineta” non era soltanto un’attività stagionale. Era uno di quei posti che nei piccoli paesi finiscono per diventare riferimento emotivo prima ancora che commerciale. Tavolate estive, compleanni, serate improvvisate dopo mezzanotte. Gestita dal giovane Leonardo Caligiuri, la struttura lavorava soprattutto nei mesi caldi, quando l’altopiano torna a riempirsi di rientri e di automobili con targhe straniere. Adesso gli ambienti interni risultano completamente compromessi. Sedie piegate dal calore, infissi collassati, il soffitto crollato in più punti. Una devastazione netta, quasi metodica nella sua ferocia.

Gli investigatori, intanto, procedono con cautela. Ed è un termine che, da queste parti, ha un peso particolare. Il rogo — secondo una prima ricostruzione — potrebbe essere partito da alcune sterpaglie. Però c’è un dettaglio che nelle ultime ore ha cambiato il tono delle conversazioni anche tra chi inizialmente propendeva per la fatalità: al momento dell’incendio il locale non sarebbe stato alimentato da energia elettrica. Se confermato, il dato allontanerebbe la pista del corto circuito. Non basta a dire altro, naturalmente. Ma basta a far salire il silenzio nei bar del paese quando qualcuno prova a mettere insieme gli episodi.

E gli episodi, infatti, sono ormai troppi perché la memoria li tenga separati.

Negli ultimi otto mesi Bocchigliero ha assistito ad almeno tre incendi che hanno colpito immobili o proprietà private. L’episodio più grave, fino a oggi, resta probabilmente l’attentato incendiario del settembre scorso ai danni della proprietà della consigliera comunale Mariarosaria Rizzuti. Anche allora il paese si fermò per qualche giorno in una specie di sospensione nervosa. Poi la vita riprese, almeno in superficie. Le serrande rialzate. Le passeggiate serali. Le discussioni davanti al municipio. Ma nei centri piccoli le paure non scompaiono: si sedimentano.

I Carabinieri della stazione locale stanno cercando connessioni, se connessioni esistono davvero. Ed è proprio questo il punto che rende la vicenda più difficile da raccontare senza scivolare nell’enfasi o nella suggestione. Perché nelle aree interne il confine tra coincidenza e messaggio intimidatorio viene percepito dalla popolazione molto prima che emerga nelle carte investigative. A volte è solo una sensazione collettiva, quasi epidermica. Altre volte no.

Martedì notte, mentre le operazioni di messa in sicurezza proseguivano fino a tardi, qualcuno osservava da lontano senza parlare. Succede spesso nei paesi attraversati da eventi che non trovano subito una spiegazione limpida. Si guarda. Si riconoscono le persone dal modo in cui stanno ferme. E si aspetta che arrivi un dettaglio capace di dare un ordine ai fatti.

Quel dettaglio, per ora, non c’è ancora. Oppure è nascosto in qualcosa di apparentemente marginale. Una traccia lasciata dal fuoco. Un orario. Una telefonata dimenticata. Le indagini dovranno stabilirlo.

Nel frattempo resta il vuoto scuro della “Pineta” sulla montagna. E quel genere di preoccupazione che nei piccoli comuni non viene mai dichiarata apertamente, ma si muove sotto le frasi normali, dentro le mezze battute, nelle domande lasciate a metà, nelle persone che la sera controllano due volte un cancello senza sapere bene perché!

 

Views: 452

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta