MENTRE ROMA APPLAUDE SINNER, LA CALABRIA CHIEDE CURE!

L’Italia celebra i successi sportivi ma ignora le urla di chi, nel Sud, lotta per il diritto alla salute.

Momento della manifestazione a Catanzaro

Antonio Loiacono

Nel fine settimana in cui Il rientro di Sinner, il numero uno al mondo nel tennis, dopo la squalifica per il caso Clostebol si è concretizzato agli Internazionali di Roma, le prime pagine dei quotidiani nazionali hanno celebrato il “Sinner is back”! Nulla di strano, verrebbe da dire: l’Italia ha un campione nel tennis, giovane, educato, vincente. Un simbolo positivo…eppure, qualcosa stride!

A centinaia di chilometri dai campi in terra rossa del Foro Italico, in Calabria, migliaia di cittadini sono scesi in piazza per chiedere il diritto alla salute. Non una sanità d’eccellenza, non reparti all’avanguardia. Chiedono l’essenziale: un medico vicino casa, un’ambulanza che arrivi in tempo, un ospedale che non sia a due ore di strada. Chiedono la “sanità di prossimità”, quella che dovrebbe essere garantita in ogni angolo del Paese.

Ma le immagini delle loro proteste non hanno trovato spazio nelle aperture dei principali quotidiani nazionali. Le voci dei sindaci, dei comitati civici, dei familiari di pazienti che non ce l’hanno fatta, sono state relegate ai notiziari locali.

Non si tratta di mettere in contrapposizione sport e diritti civili, trionfi individuali e crisi collettive. Ma la scelta editoriale di ignorare sistematicamente certi territori – soprattutto quando non fanno notizia per fatti di cronaca nera – racconta qualcosa di più profondo: l’Italia continua a dividersi, anche nel modo in cui vengono narrate le sue priorità.

In un Paese dove ogni giorno si parla di coesione territoriale, PNRR e riequilibrio Nord-Sud, non possiamo permetterci una geografia dell’informazione così squilibrata. Perché ogni volta che una protesta legittima non trova eco, si crea un altro vuoto. E quei vuoti, alla lunga, diventano voragini democratiche.

Eppure, quella piazza piena di cartelli, rabbia civile e speranza, è rimasta invisibile agli occhi dei media nazionali. Nessuna apertura nei TG (assente anche la redazione regionale), nessun titolo nei grandi quotidiani. Il diritto alla salute, se rivendicato in Calabria, sembra non fare notizia.

La manifestazione si è tenuta nel cuore di Catanzaro, in Piazza Prefettura e ha visto la partecipazione di comitati civici, sindaci, medici, infermieri e cittadini comuni. Persone che da anni convivono con reparti chiusi, pronto soccorso al collasso, carenza cronica di personale sanitario, e che ogni giorno combattono contro un sistema che li costringe spesso a migrare per curarsi.

“Non vogliamo più partire per una TAC, non vogliamo più vedere morire i nostri anziani in attesa di un’ambulanza. Non siamo cittadini di serie B”, ha dichiarato al megafono una manifestante. Parole forti, urlate tra la folla, ma rimaste inascoltate da chi avrebbe il dovere di amplificarle.

La protesta è stata coperta da alcune testate regionali, poche emittenti locali e dal tam-tam social dei partecipanti. Ma i grandi giornali e i principali telegiornali hanno voltato lo sguardo altrove. Nessun approfondimento, nessuna domanda, nessuna inchiesta. Come se il grido dei calabresi non meritasse di essere ascoltato.

Eppure, quella di Catanzaro non era una protesta “qualunque”. Era una manifestazione che denunciava e denuncia una delle crisi sanitarie più gravi d’Italia, con una regione che da poco ha “sciolto” il nodo del commissariamento della Sanità, con interi territori privi di ospedali funzionanti, con livelli essenziali di assistenza (LEA) al di sotto della soglia minima.

Perché allora questo silenzio? È solo disattenzione editoriale o c’è anche un calcolo politico? Perché quando si parla di sanità al Nord, si accendono i riflettori, e quando a protestare è il Sud, la notizia scompare?

Il silenzio dei media è una colpa grave. Non raccontare questa realtà significa contribuire al suo peggioramento. Perché senza visibilità, non c’è pressione politica, non c’è indignazione pubblica, non c’è cambiamento. L’informazione è un diritto, proprio come la salute. E negare visibilità alle battaglie dei cittadini calabresi è un doppio tradimento.

Nel silenzio mediatico, cresce la distanza tra il Paese “che conta” e quello che sopravvive. Ma i cittadini del Sud non chiedono pietà, chiedono equità. Chiedono che la loro voce arrivi anche nei palazzi romani, che i loro figli abbiano le stesse opportunità di chi vive a Bologna o a Milano.

Questo articolo è, prima di tutto, un appello alla stampa nazionale: raccontate anche questa Italia. Raccontate la Calabria che resiste, che lotta per la salute, che non vuole rassegnarsi. Perché se una protesta così importante viene ignorata, allora la democrazia si ammala insieme al sistema sanitario.

E stavolta, la cura non può arrivare con silenzi o titoli omessi. Servono penne coraggiose, microfoni aperti e redazioni disposte a guardare oltre il Grande Raccordo Anulare!

 

 

 

 

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