MATERNITÀ E POLITICA: A TREVIGLIO SCOPPIA LA POLEMICA SULLE DIMISSIONI DELLE CONSIGLIERE!

Un tema più grande: donne, politica e ostacoli invisibili

A Treviglio, comune della Bergamasca, la maggioranza di centrodestra ha bocciato una mozione del Partito Democratico che chiedeva di permettere alle donne in gravidanza a rischio e ai neogenitori di partecipare da remoto ai lavori del Consiglio comunale. Una decisione che di per sé avrebbe potuto generare un normale dibattito politico, ma a far esplodere la polemica sono state le dichiarazioni della consigliera di Fratelli d’Italia, Silvia Colombo.

Secondo la Colombo, chi entra in Consiglio comunale deve mettere la partecipazione al primo posto. E fin qui nulla di strano. Ma poi arriva l’affondo:
“Nella vita capitano cose belle, come la nascita di un figlio, o cose brutte, come la malattia. A quel punto bisogna riguardare le proprie priorità. Se la partecipazione diventa secondaria, allora la vera forma di rispetto per chi partecipa e per chi ha votato è dimettersi”.

Le parole della consigliera hanno subito acceso il dibattito. Tra le prime a rispondere, la capogruppo del Pd, Matilde Tura, che ha denunciato il caso sui social, pubblicando una foto di sé stessa incinta tra i banchi del Consiglio.
“Il compito della politica dovrebbe essere quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di partecipare attivamente alla società, in ogni settore”, ha scritto. E ha poi puntato il dito contro le contraddizioni della destra, che fa della difesa della natalità un pilastro della propria propaganda, ma poi non agevola le donne che scelgono di avere figli e di lavorare.

Anche il sindaco leghista di Treviglio, Juri Imeri, ha preso posizione, prendendo le distanze dall’equazione tra maternità e dimissioni:

“Io non posso condividere l’associazione maternità o malattia uguale dimissioni. E non la condivide nemmeno la mia Giunta. Ma il tema era un altro: il collegamento da remoto”.

La questione di Treviglio si inserisce in un dibattito molto più ampio, che riguarda l’accesso delle donne alla politica e alle istituzioni. In Italia, nonostante i passi avanti, la politica è ancora un ambiente poco inclusivo per le donne, specie per chi decide di conciliare carriera e maternità.

Consentire la partecipazione da remoto per chi affronta una gravidanza difficile o ha appena avuto un figlio non è un privilegio, ma un tentativo di rimuovere un ostacolo concreto. In un’epoca in cui lo smart working e il lavoro ibrido sono diventati una realtà diffusa, negare questa possibilità a chi vive un momento delicato della propria vita significa escludere, anziché includere.

Ecco perché il caso di Treviglio non è solo un episodio locale. È il sintomo di un problema più profondo: la politica italiana chiede alle donne di scegliere. Tra la carriera e la famiglia, tra il lavoro e la maternità. E spesso chi non accetta di sacrificare un pezzo della propria vita viene visto come “poco impegnato” o “meno adatto” a ricoprire incarichi pubblici.

Ma se la politica è fatta per rappresentare tutti i cittadini, allora dovrebbe garantire strumenti per non costringere nessuno a rinunciare. Né alle istituzioni, né alla maternità.

 

Views: 70

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta