MANDATORICCIO ATTENDE IL NUOVO PARROCO: IL RITORNO DI DON POMPEO E LE DOMANDE DI UNA COMUNITÀ IN ASCOLTO

Una storia complessa, una scelta del vescovo, una comunità che accoglie e osserva con rispetto. Il 16 novembre segna l’inizio di un nuovo capitolo.

Antonio Loiacono

La porta della parrocchia di Mandatoriccio non si è ancora aperta ufficialmente per lui, eppure il suo nome corre già di voce in voce. In paese si respira un’aria di vigile attesa, quella che precede un cambiamento tanto importante quanto delicato. Il 16 novembre farà il suo ingresso ufficiale don Pompeo Tedesco, sacerdote della diocesi che torna a guidare una comunità dopo un percorso complesso, segnato da luci e ombre, da sospensioni e da un lungo silenzio pastorale.

Da giorni, sul territorio, circolano opinioni, sussurri, timori, speranze. Perfino un foglio anonimo, affisso abusivamente in un luogo pubblico, ha riportato alla superficie vecchie tensioni e polemiche. Un gesto isolato — e non rappresentativo della comunità — che ha contribuito tuttavia a ricordare quanto il passato del sacerdote sia conosciuto e discusso. Ma la cronaca non deve trasformarsi in clamore: per comprendere ciò che sta accadendo oggi, occorre tornare indietro con calma, con precisione, con rispetto.

Don Pompeo ha servito negli anni diverse parrocchie del territorio, fra cui Caloveto e Longobucco, due tappe importanti della sua vita sacerdotale. Proprio durante il ministero in quest’ultimo centro avvenne l’episodio più ricordato: una pesante aggressione verbale ai danni di un giovane, ripresa in un video che fu consegnato alle autorità ecclesiastiche e civili.

Il procedimento penale venne successivamente archiviato; al giovane fu lasciata la possibilità di procedere in sede civile, strada che non risulta essere stata intrapresa.

Dopo quell’episodio, per il sacerdote iniziò un periodo di sospensione dagli incarichi pastorali. Un tempo di distanza, forse necessario, che la diocesi ha sempre monitorato insieme al Dicastero per il Clero, costantemente informato sull’evoluzione della situazione.

La scelta del vescovo di riportare don Pompeo al servizio pastorale e di assegnarlo alla comunità di Mandatoriccio non è giunta come un fulmine a ciel sereno, eppure continua a lasciare molti perplessi. È il frutto di valutazioni interne, di colloqui e di pareri espressi negli organismi ecclesiastici competenti, passaggi di cui però non è mai stata offerta una spiegazione pubblica.
Questo vuoto di comunicazione, più che placare gli animi, finisce per generare domande che restano sospese.

Il vissuto del sacerdote — ben conosciuto nel territorio e spesso al centro di discussioni — rimane un elemento con cui la comunità deve fare i conti. E il fatto che proprio su quelle vicende la diocesi continui a mantenere una cauta riservatezza non aiuta a creare un clima di fiducia: anzi, rende più difficile per i fedeli comprendere e accogliere fino in fondo una decisione così delicata, in un momento in cui la trasparenza sarebbe forse il gesto più atteso.

Una decisione che, inevitabilmente, suscita sentimenti diversi:

-per alcuni, è un atto di fiducia;

-per altri, una scelta che invita alla prudenza;

-per tutti, un passaggio che richiede maturità e attenzione.

La diocesi, preferisce non commentare pubblicamente. È però chiaro che l’onere — e l’onore — della nomina ricade sulla responsabilità del vescovo, così come la vigilanza futura rimane sotto lo sguardo del Dicastero per il Clero, pronto a intervenire qualora emergessero nuove criticità.

Mandatoriccio è un paese che conosce bene l’arte dell’accoglienza. Qui, le storie personali vengono ascoltate con attenzione prima di essere giudicate. È un tratto culturale, quasi una grazia collettiva.
E anche ora, nonostante le inevitabili discussioni, l’atmosfera prevalente è composta, educata, attenta.

Nelle conversazioni tra i fedeli non si avverte ostilità, bensì una curiosità prudente: chi sarà, oggi, il sacerdote che tornerà tra la gente? Quale impronta darà al suo nuovo ministero? Sarà in grado di trasformare un passato difficile in un presente più sereno?

Le domande restano nell’aria, perché il cammino di don Pompeo non ha mai seguito una linea semplice, e la comunità ne è perfettamente consapevole. Sarà il tempo del quotidiano, con il peso silenzioso delle abitudini e delle relazioni, a rivelare se il sacerdote saprà abitare in modo nuovo le responsabilità che oggi gli vengono restituite.

In situazioni così complesse, un reintegro non è mai un atto burocratico: è una scelta ponderata, quasi un azzardo pastorale, con cui la diocesi decide di credere in una trasformazione che, per ora, resta tutta da dimostrare.

Per i fedeli significa convivere con un margine di incertezza, chiedersi se questo cambiamento sia autentico o soltanto proclamato, e aspettare — con cautela e speranza — quei gesti concreti che possano finalmente restituire fiducia.

Chi conosce Mandatoriccio sa che è una comunità capace di osservare, discernere, accogliere senza dimenticare. Una comunità che spera nella pace e nella stabilità, soprattutto dopo anni di avvicendamenti e tensioni.

Il 16 novembre segnerà l’apertura di un capitolo che non può essere letto in anticipo, come un libro già scritto. Saranno i gesti quotidiani, la cura delle persone, il modo di attraversare le difficoltà a definire davvero il ministero di don Pompeo Tedesco a Mandatoriccio.

Per ora resta solo una certezza: la comunità è pronta a osservare con rispetto, a tendere l’orecchio, a capire chi è il sacerdote che sta tornando e quale futuro potrà costruire insieme alla sua gente.

Il resto lo dirà soltanto il tempo, con la sua capacità di mettere ordine, di correggere, di guarire, di confermare o smentire le attese e con la sua inimitabile arte di rivelare il vero carattere delle scelte umane.

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