Legge di riordino rifiuti: che fine ha fatto il tavolo tecnico?

Nel corso dell’audizione nella IV Commissione del Consiglio Regionale abbiamo spiegato nel dettaglio per quale motivo la proposta di legge 458/9 per il riordino del sistema di gestione dei rifiuti in Calabria è inemendabile e va ritirata. Una proposta di legge confusa ed ideologica, a tratti letteralmente abominevole. È abominevole, per esempio, che i comuni che gestiscono la raccolta degli RSU con aziende pubbliche o direttamente mediante gli uffici comunali debbano obbligatoriamente vendere il servizio ad aziende private o partecipate. È abominevole che si continui a finanziare gli impianti di trattamento disastrati e disastrosi del sistema “Calabria Sud” che hanno divorato milioni di euro di soldi dei cittadini, impianti di un modello vecchio e antieconomico; è abominevole continuare a strutturare il servizio di trattamento per una raccolta differenziata del 35% quando dal 2012 è obbligatoria per ogni stato della Comunità Europea raggiungere il 65% (le sanzioni verranno pagate coi soldi dei cittadini); è abominevole che in un settore già di fatto dominato dalla ‘ndrangheta e da speculatori senza scrupoli, come certificato da numerosi documenti istituzionali tra cui la relazione della Commissione Pecorella, si continui ad esautorare le comunità, i municipi, i cittadini da ogni funzione gestionale e di controllo, lasciando i comuni nelle mani di questi soggetti. Per evitare che si continuino a moltiplicare i costi economici, ambientali e sanitari del ciclo dei rifiuti calabrese, abbiamo chiesto alla Commissione l’avvio di un confronto con l’intenzione di generare un riordino dei rifiuti razionale, trasparente ed aderente alle esigenze delle comunità, una richiesta venuta da più associazioni e su cui abbiamo avuto rassicurazioni già nel corso dell’audizione. Con non poca sorpresa, invece, abbiamo appreso dai giornali che non ci sarà alcun tavolo né alcun ripensamento, ma anzi gli organi regionali hanno intenzione di accelerare per approvare la legge entro settembre. Ci chiediamo per quale ragione si spinga l’acceleratore su una legge che, tra le altre cose, è stata letteralmente demolita dalla stessa avvocatura della Regione Calabria che in due ampie relazioni ne ha evidenziato incoerenze, inesattezze e contraddizioni. Stando ai fatti quello in commissione consiliare sembra essere stato un mero passaggio formale, una passerella, mentre le decisioni reali sembra vengano prese altrove da funzionari dei Dipartimenti o peggio ancora da influenti manager nelle grazie della compagine di governo regionale, senza alcuna considerazione nei confronti delle rappresentanze dei territori, delle audizioni delle associazioni, delle amministrazioni locali e delle comunità. Ci aspettiamo una risposta dal Presidente della Commissione IV, Gianluca Gallo, affinché garantisca coerenza con quanto discusso nel corso delle audizioni, fermando l’approvazione frenetica di questa legge-obbrobbrio ed impegnandosi ad aprire un tavolo con associazioni e istituzioni per ottenere una legge efficace, moderna e condivisa, ribadendo che già in sede di audizione sono state sottoposte numerose proposte molto più efficaci, economiche e che prevederebbero molti più posti di lavoro. In caso contrario non potremo non registrare che, nonostante la fine del vergognoso commissariamento per l’emergenza rifiuti durato 15 anni, sui rifiuti in Calabria si continua a decidere nel chiuso delle stanze prediligendo soluzioni frettolose e d’emergenza che si rivelano, con terrificante puntualità, dei veri e propri regali per la criminalità organizzata e per quel sistema di potere non estraneo ad interessi politico-malavitosi che è il ciclo dei rifiuti in Calabria. Il risultato di questo modello tecnologico e gestionale centralizzato, privatistico e obsoleto ce lo ritroviamo ogni tre mesi per le strade di tutta la Calabria sotto forma di buste di rifiuti indifferenziati che marcisce sull’asfalto; lo troviamo nelle decine di discariche, abusive ed autorizzate, sotto sequestro per disastro ambientale e nelle tonnellate di documentazione su attività criminali connesse ai rifiuti accumulate negli uffici giudiziari; lo troviamo sistematicamente sulle imposte illecitamente prelevate dalle tasche dei calabresi per un servizio che non esiste. L’intera commissione e l’Assessorato Regionale all’Ambiente se ne assumeranno la responsabilità. Flavio Stasi Coordinamento Calabrese Rifiuti Zero

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