LE RAGIONI DELL’IMPEGNO POLITICO E LE DIFFERENZE DI GENERE Una riflessione nell’imminenza delle elezioni amministrative a Cariati di Assunta Scorpiniti

A relativa distanza (per il mio lavoro di docente), vivo il momento elettorale che Cariati, mio luogo e mio “centro”, nell’impegno e nei pensieri, sta attraversando e che, sul piano della gestione amministrativa, potrebbe portare a una svolta o alla conferma della maggioranza a scadenza di mandato. Siamo all’ufficialità della presentazione delle liste, con tre schieramenti ben definiti, dopo tante consultazioni, oscillazioni da una lista all’altra, da quello che si apprende qualche imposizione, conflitti finalmente sanati; da mettere a punto ci sono i soliti accordi rivolti a ricompensare l’impegno e i numeri di fine partita, ma è questione di poco. Sugli ultimi eventi, che hanno portato alle indicazioni dei candidati a sindaco e, spero, alla elaborazione dei programmi (attendiamo di conoscerli), mi sono sentita interpellata con un quesito, in riferimento, credo, al mio lavoro sulla donna e in particolare quello che porto avanti sulla costruzione dell’identità femminile calabrese. La domanda: “Cosa pensa di una donna a candidato a sindaco della sua Cariati?”. Intanto faccio i miei complimenti e un grande in bocca al lupo a Filomena Greco. Dovendo dare una risposta, ritengo di poterla condividere, rendendo pubblico il mio pensiero, su quello che mi aspetto come cittadina; anche, ovviamente, come cittadina con un impegno forte e consapevole. *** La domanda, ho detto al cortese interlocutore, sa tanto di quote rosa, che non ritengo inevitabili ai fini di un reale coinvolgimento delle donne, né rispettose del valore della libertà di scelta. Le donne, infatti, non hanno bisogno di presenza “per forza”, perché, e questo è un dato storico, hanno sempre dato un apporto fondamentale ai processi di cambiamento della nostra società; se parliamo di evoluzioni, ebbene, si sono ottenute con il contributo costante e, forse troppo, silenzioso, di tante donne che, oltre vicende più o meno note di sottomissione, hanno sempre accompagnato e favorito il passaggio dalle società tradizionali a società progredite in tanti aspetti, i cui componenti oggi sono in grado di affrontare la complessità del presente e confrontarsi con mondi “altri” di un altrove raggiunto o qui emergenti. Penso alle donne dei nostri primi emigrati, a loro stesse, in emigrazione; alle esecutrici delle arti manuali; alle donne di quella civiltà contadina che è la radice identitaria forte della Calabria; a quelle con lo sguardo sul mare, “bussola” della rotta dei marinari calabresi, ricordava Vincenzo Padula nella celebre inchiesta del 1864; ma penso anche alle successive generazioni, con diverse esperienze d’indipendenza e di lavoro, titoli di studio e professionalità rispettabilissime, e, spesso, bisogna ammetterlo, con la fatica di conciliare tutto questo con l’impegno di famiglia… Il ragionamento, però, ora va indirizzato alla presenza delle donne nei ruoli che contano, ovvero nelle cosiddette “stanze dei bottoni”, dove sono sempre troppo poche. Ne convengo. Aggiungo che dalle nostre parti è piuttosto carente l’impegno intellettuale delle donne. Per entrambe le cose c’è ancora da camminare sulla strada dell’’autorealizzazione. Rimanendo nel campo più specifico, resto convinta della necessità del valore dell’essere femminile a tutti i livelli di responsabilità, in ogni situazione, piccola o grande, di gestione, a maggior ragione se si tratta di bene comune. E’ un aspetto connaturato alla donna, che, unito alla sua sensibilità, all’attenzione per tutto, anche per le cose più piccole e, soprattutto, unito al pragmatismo maschile, può portare a grandi risultati. E’ chiaro che la mancanza di partecipazione delle donne alla vita pubblica non svantaggia solo le donne, ma tutti perché viene meno un importante contributo. E’ chiaro anche come, al di là delle solite rivendicazioni di genere, io sia per la complementarità di uomo e donna e per la parità in termini di persona, tenendo conto di differenze sostanziali. A tal proposito è utile ricordare quanto ancora c’è da fare, nelle nostre comunità e nel mondo, in termini di diritti umani, di “patria” che, in tal senso, deve essere riconosciuta a tante donne, portatrici di diritti specifici, ma anche a minori, anziani, malati, a chi vive emergenze o marginalità… *** Torno, a questo punto, alla riflessione iniziale, per rilevare il fatto che chi s’impegna in politica, s’impegna ad organizzare la società umana. Credo, pertanto, che il valore aggiunto dell’essere femminile si possa e si debba esprimere al massimo grado quando si tratta di amministrare, governare, gestire, gestire, persino controllare se si è dall’altra parte… tante volte una buona amministrazione è tale per il ruolo costruttivo degli avversari in seno alle istituzioni democratiche. Lo affermava un illustre concittadino, Gaetano Natale, che è stato il primo presidente della Stampa parlamentare dell’Italia repubblicana: “La buona amministrazione non annulla le distinzioni ideologiche, anzi, le rende più vive e le accentua quando nell’interesse della collettività il principio democratico acquista consistenza”. Partecipazione, quindi, oltre le differenze, a beneficio di tutti. E’ anche questo che mi spinge a ritenere come, nella scelta di scendere in campo, l’essere donna o uomo abbia un’importanza secondaria. Le caratteristiche, a mio avviso, sono altre: la preparazione, la presenza tra la gente, una volontà di servizio autentica, il senso delle istituzioni, l’obiettivo del bene comune, la conoscenza e l’amore per la realtà che si vuole amministrare. Cariati ha bisogno di queste cose, per impostare un progetto politico che possa portare dei risultati utili alla vita presente e alle nuove generazioni; ne ha bisogno più che del fatto che a sedere a Palazzo Venneri ci sia un uomo o una donna. Qualcuno ha detto che a governare e a insegnare nelle scuole debbano essere i migliori di una società. Credo che l’affermazione ci trovi tutti d’accordo, ma, purtroppo, rimane un’utopia da antichi filosofi. Più concretamente, noi cittadini siamo qui ad attendere chi ha la capacità di assumere su di sé le grandi sfide della società globale, ma anche quelle che riguardano la nostra realtà, per noi altrettanto importanti: il progresso economico e civile, la vivibilità del nostro paese, la valorizzazione delle risorse che abbiamo, il contributo alla liberazione da emergenze mai seriamente affrontate, alla soluzione di tanti errori del passato, allo scioglimento di tensioni che avvelenano la convivenza sociale; l’attenzione all’uomo, perché di uomini e donne è fatta la nostra comunità. Per tutto questo, plaudo a chi sceglie (con qualunque ruolo, anche di semplice consigliere) la politica per contribuire a migliorare la società e penso che chi, invece, come siamo abituati a vedere soprattutto ad alti livelli istituzionali, cerca solo visibilità, o, peggio ancora, il potere che da tempo immemorabile seduce l’umanità, debba stare a casa. Ci troviamo di fronte tre candidati: il sindaco uscente Filippo Giovanni Sero, che, tra l’altro, ha saputo guadagnare un forte consenso personale per la sua vicinanza alla gente; Mario Sero, che ha dalla sua un ottimo bagaglio d’esperienze politiche e professionali; Filomena Greco, la prima donna candidato a sindaco nella storia di Cariati, che offre l’esperienza delle sue realizzazioni imprenditoriali. Tre persone valide, giovani, tre persone per me amiche. Per usare una metafora sportiva, spero che gareggino con lealtà, che vinca il migliore e che, dopo il risultato, si stringano la mano. Cariati, 15 aprile 2011

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