■Antonio Loiacono
Ci sono segnali che non arrivano con clamore, ma si insinuano lentamente nello sguardo di chi osserva davvero. Una strada interrotta da scarti, un angolo di campagna che perde la sua armonia, dettagli che trasformano il paesaggio in qualcosa di irrisolto. È in queste fratture silenziose che prende forma la necessità di intervenire, quando ciò che era invisibile diventa improvvisamente impossibile da accettare.
A raccogliere quel segnale è stato il Circolo Legambiente Nicà APS, con sede in Scala Coeli, che ha deciso di trasformare l’osservazione in azione, portando il caso all’attenzione delle istituzioni regionali. La risposta non si è fatta attendere. Il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria ha preso posizione, chiamando direttamente in causa la civica amministrazione di Cirò Marina e chiedendo un intervento immediato, concreto, misurabile.
Non si tratta soltanto di rimuovere ciò che è visibile. Il richiamo istituzionale è più ampio, quasi pedagogico: individuare chi ha causato il danno, intervenire per restituire dignità ai luoghi, attivare ogni procedura prevista dalla normativa vigente. Un percorso che implica responsabilità, competenze e una collaborazione che può coinvolgere anche l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, chiamata a sostenere le operazioni tecniche e di verifica.
Nel documento inviato, la Regione non si limita a un’esortazione generica. Ricorda, con precisione, le linee operative già definite in precedenza — indicazioni che affondano le radici nella normativa nazionale, quel D.Lgs. 152 del 2006 che rappresenta uno dei pilastri nella gestione ambientale. È come se dicesse: gli strumenti esistono, ora serve la volontà di usarli fino in fondo.
Eppure, tra le righe, si avverte anche una tensione sottile: quella dell’attesa. La Regione resta in ascolto, in attesa di conoscere gli esiti dei sopralluoghi, di comprendere quali decisioni verranno prese e in che tempi. Una sospensione che riguarda non solo le carte amministrative, ma la fiducia stessa dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Nel frattempo, il presidio civico non arretra. Il Circolo Legambiente Nicà continua a osservare, vigilare, tenere accesa l’attenzione. Non è solo una questione ambientale: è un tema che tocca la salute collettiva, il senso di appartenenza, l’immagine stessa di un territorio che chiede rispetto.
La data, 24 marzo 2026, segna una tappa di questo percorso, ma non la sua conclusione. Perché ogni intervento ambientale è, in fondo, un racconto aperto: fatto di responsabilità condivise, di errori da correggere e di possibilità di riscatto.
I luoghi, quando vengono trascurati, non smettono di parlare. Cambiano voce, diventano più duri, più urgenti. Sta a chi li abita scegliere se restare sordi o imparare ad ascoltare — e, finalmente, rispondere.
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