LA TELEFERICA CHE UNÌ LA SILA AL MARE: QUANDO I CARRELLI VOLAVANO SU SCALA COELI!

Un secolo fa, la Calabria volava. Oggi arranca tra strade dissestate e collegamenti inesistenti. Cosa abbiamo perso lungo la via?

1930/1940: Il ponte in legno su Via Provinciale a Scala Coeli - (ricostruzione fotografica) -

Antonio Loiacono

Cento anni fa, quando ancora non esistevano strade asfaltate, né mezzi moderni, la Calabria sapeva sognare in grande. In cima alla montagna, tra i pini di Mezzocampo (localtà nel Comune di Savelli) si tagliavano alberi che non avevano alcun modo di arrivare al mare. Eppure ci arrivavano, volando!

Sì, volando. Grazie a una teleferica straordinaria, costruita negli anni ’30 dalla Ditta genovese di Ettore Nasturzio, si superavano le impervie difficoltà del trasporto su strada, inadatta ai camion e per ogni altro mezzo. La nuova Società – più lungimirante e intraprendente – decise di realizzare una straordinaria opera d’ingegno: una teleferica che collegava Mezzocampo a Cariati, sorvolando un dislivello di 1550 metri. Un sistema innovativo e leggero, azionato con poca forza motrice, che permetteva ai carrelli sospesi su una fune portante di trasportare via aerea il legname lavorato in segheria fino alla costa, dove veniva poi caricato su barconi e navi.

Un trasporto rapido, economico e visionario per l’epoca. Il legname tagliato nelle foreste silane viaggiava sospeso nell’aria, attraversava Campana, Scala Coeli, e giungeva sulla riva di Cariati, pronto a salpare per il mondo. Era un’opera moderna, ardita, a bassissimo impatto ambientale (diremmo oggi): una fune d’acciaio e dei carrelli volanti, che aggiravano le montagne con eleganza e velocità.

Successivamente, a causa di alcuni difetti tecnici e della lunghezza eccessiva del tracciato, il terminale venne spostato a Campana, rendendo il percorso più sostenibile. La teleferica continuò così a funzionare fino al 1939-1940, quando, con l’avvento della guerra e il mutare delle condizioni economiche e industriali, venne definitivamente soppressa e smontata, ma non dimenticata!

Tra le stazioni intermedie della teleferica che interessavano Scala Coeli (una sorgeva in località “Sopra le Rupi”), la più nota e ricordata si trovava proprio nel cuore del paese. I più anziani la chiamano ancora “U Ponte e tavula” (una sorta di “ponte in legno”): una piattaforma in legno massiccio, costruita su pali, che serviva da punto di carico e scarico dei materiali. Sorgeva nei pressi della “Scalinata”, a ridosso delle abitazioni delle famiglie Iacoi e Toscano, lungo l’attuale Via Provinciale.

Eppure, di quella meraviglia sospesa tra cielo e terra, rimangono ricordi vivi e indimenticabili. Come quelli di Gennaro, che con occhi ancora pieni di stupore rievoca le corse leggere dei carrelli tra le nuvole e la figura sorridente di Damiano, un operaio di Scala Coeli, che amava salutare i passanti dal “carrello volante”, con la naturalezza di un personaggio uscito da un libro di fiabe. Scene che oggi sembrano impossibili, eppure reali, scolpite nella memoria collettiva come un sogno ad occhi aperti che il tempo non ha mai cancellato.

«Era un punto di passaggio obbligato — ricorda con emozione il signor Gennaro, classe 1932 — lì i carrelli rallentavano, e qualche volta si fermavano del tutto. Si vedevano gli operai scaricare le tavole di pino con le mani nere di resina. Era un viavai continuo. Il legno scendeva dal cielo, sembrava magia.»

Ancora oggi, tra le case del paese, resistono alcune tracce della teleferica: basi in cemento, spezzoni di tralicci arrugginiti e resti di ingranaggi. Sono i “pezzi” di un passato che sembrava impossibile, e invece è accaduto davvero. Un patrimonio da salvare, magari da valorizzare come percorso storico!

Il progetto nacque per superare l’isolamento e rendere la Calabria parte del mercato nazionale. E ci riuscì, per un decennio almeno. Oggi, nel 2025, ci chiediamo: com’è possibile che, con tecnologie infinitamente superiori, non riusciamo più a collegare degnamente l’interno con la costa? Le strade sono ancora difficili.

Eppure, cento anni fa, un uomo con una visione – e qualche chilometro di fune d’acciaio – mise in moto un sistema che sfidava le leggi della montagna. Non è nostalgia, è memoria che deve far riflettere. Perché l’ingegno, quando è sostenuto dalla volontà, può far volare anche le tavole di legno. E forse, domani, i sogni di chi vuole restare.

Il legname proveniente dalla Sila, con la Teleferica, sulla spiaggia di Cariati.

 

 

 

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