■Antonio Loiacono
Non è solo questione di podi e medaglie. Nei cortili e nelle palestre delle scuole calabresi sta tornando a vibrare un’antica promessa: quella di una formazione che unisce corpo e spirito, gesto atletico e ricerca interiore. È un’eco che attraversa i secoli e riaffiora dalle radici più nobili della Magna Grecia. L’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, attraverso il Coordinamento per l’Educazione Motoria, Fisica e Sportiva (EMFS), non propone soltanto attività sportive: costruisce un laboratorio di cittadinanza, un motore culturale che vuole trasformare i ragazzi in cittadini consapevoli, prima ancora che in atleti.
Il modello a cui si ispira questa visione è antico, ma di un’attualità sorprendente: la scuola pitagorica di Crotone del VI secolo a.C., dove l’allenamento del corpo e la cura della mente procedevano insieme, guidati dal filo rosso dell’armonia e della ricerca della virtù (areté). Da quell’orizzonte nasce l’ideale della kalokagathía – il “bello e buono” – che oggi diventa la stella polare di un piano regionale: usare la pratica sportiva per combattere le devianze, la sedentarietà, l’obesità infantile e, soprattutto, offrire ai giovani un orizzonte di senso, una comunità in cui riconoscersi, un’identità forte a cui appartenere.
Il Report delle Attività 2024-2025 non è solo un documento amministrativo: è la cronaca di una mobilitazione culturale. Coinvolge 288 istituti scolastici, 250.600 alunni, 195 Centri Sportivi e oltre 9.000 studenti protagonisti delle fasi dei Giochi della Gioventù e delle Competizioni Sportive Scolastiche, guidati da 868 docenti di Educazione Fisica. Non sono cifre fredde: sono la mappa vivente di un territorio che ha scelto di investire sulle nuove generazioni come si investe su un patrimonio inestimabile.
Dall’atletica leggera – rievocazione dei “Giochi della Grecia d’Occidente” – al volley, dal calcio a 5 al baskin (basket inclusivo), fino al badminton e all’orienteering: ogni disciplina diventa un linguaggio, una grammatica che insegna il rispetto, la cooperazione, la fiducia. “Attraverso lo sport – spiega il Coordinamento – i giovani imparano a vivere con più sicurezza e fiducia in sé stessi. I linguaggi del corpo e dello sport sono strumenti potenti per abbattere muri e costruire ponti di pace”.
Non è la vittoria a segnare il traguardo, ma l’esperienza stessa della sfida, la scoperta che il corpo è luogo di incontro e di relazione, che il movimento è respiro collettivo.
Il progetto vive grazie a una sinergia rara: scuola, associazionismo, enti locali, imprenditoria. Una trama di forze che trasforma lo sport in investimento civile. Il Report non si limita a registrare eventi: diventa memoria condivisa, strumento di programmazione e testimonianza di un percorso che intreccia famiglie, istituzioni e comunità.
Il sogno dell’USR Calabria non è accumulare trofei, ma piantare un seme destinato a crescere nel tempo: un territorio che, pur non opulento, sia “bello e salutare da vivere”. Un’eredità che si intreccia con il DNA stesso di questa regione, dove l’armonia pitagorica non appartiene al passato, ma continua a pulsare come linfa attuale.
E forse, tra duemilaseicento anni, qualcuno leggerà i documenti di oggi come noi leggiamo i Versi aurei: non come semplice cronaca amministrativa, ma come il racconto di una civiltà che aveva compreso che il corpo è la prima patria dell’anima.
Views: 211

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.