di Marco Toccafondi Barni
– E’ un’ Argentina tutto cuore quella che in una partita dall’ aroma di leggenda elimina gli odiatissimi inglesi, ribaltando tutto in piena zona Cesarini.
Per spiegare cosa sia un’ Argentina – Inghilterra basta raccontare un fatto vero: la maglietta o la camiseta, come la chiamano da quelle parti, indossata da Maradona nella finale contro l’allora Germania Ovest è stata battuta a circa 300.000 dollari in un’ asta, quella del match immortale all’ Azteca a 8 milioni di dollari.
Perché non si tratta solo di una partita, c’è la vita: la geopolitica, un genio che rialzo’ un intero popolo dopo una sconfitta che comunque portò persino del bene con il crollo di una delle dittature piu’ sanguinare del tardo ‘900, fino al gol piu’ iconico e chiaramente irregolare nella storia del calcio seguito dall’opera d’arte piu’ meravigliosa mai disegnata su un rettangolo verde. Quel 22 giugno di 40 anni fa, la giornata della grande bugia e della immensa magia, poi ieri, con una partita che inizialmente è stata solo agonismo misto a spintoni, in un primo tempo che infatti si chiude senza giocare e quindi senza occasioni. Dopo, una ripresa affrontata in modo fantastico dagli argentini che quando decidono di farlo sfoggiano un sicurezza e una calma paurose. E fu così che quell’ Inghilterra, che diede i natali al calcio, dopo 60 lunghi anni rimase un’ altra volta a bocca asciutta.
INGHILTERRA – ARGENTINA 1 – 2 (Gordon, Fernández, Martínez)
– Sono bastati 7 minuti agli argentini per fare nuovamente la storia e prendersi un’ ennesima rivincita nel calcio vendicando quella sconfitta geopolitica scontata, in mare, di tanti anni fa. Il tempo sufficiente per ribaltare una semifinale che si era messa male: 420 secondi per sconfiggere di nuovo la storia e dare un’ ennesima umiliazione agli inglesi.
Stavolta non ci sono state le magie del piu’ grande genio del fùtbol mundial, come ebbe a definirlo il leggendario telecronista uruguayano, Victor Hugo Morales, in occasione del “gol dei gol” quel giorno a Città del Messico, sono bastati i cambi giusti al momento giusto e una bordata da casa sua a San Martín di Enzo Fernandez, infine il gol di un sempre pronto Lautaro.
Eppure la partita si era messa veramente male, dopo un primo tempo fatto solo di spintoni e provocazioni ma soprattutto dove tutte le stelle in campo, da una parte e dall’ altra, sono state a guardare. Nel secondo tempo invece finalmente si gioca un po’ e capita che dopo un’occasione per la Seleccion siano gli inglesi a passare col sempre utile Gordon. Siamo al 10° della ripresa quando i due giocatori probabilmente piu’ bolliti della Banda Scaloni (Tagliafico e Molina) la combinano grossa, i 3 leoni recuperano palla anche grazie a una respinta questionabile in semi rovesciata di Tagliafico, c’è un bel cross di Rogers e al contempo una colossale dormita di Molina, che si perde tutto e tutti, a quel punto è impossibile per il neo Barca Gordon non metterla dentro.
L’ uno a zero tuttavia scuote gli argentini che da quel momento in poi iniziano un secondo tempo perfetto, al cospetto di un’ Inghilterra che, abbastanza incomprensibilmente considerando la bella squadra che è, si chiude mettendo un pulmino davanti alla propria porta. Fioccano allora le occasioni sudamericane, ma tra i pali dello sfortunato Mac Allister e una indubbia bravura di Pickford la tattica made in England sembra reggere, almeno fino a 5 minuti dal 90 esimo. E’ in quell’ istante che Enzo Fernandez, che invero ci aveva provato un attimo prima, da fuori area lascia partire un bolide centrando l’angolino. Pari e patta ?
Non esattamente, come detto mancano solo 5 minuti al 90esimo e si pensa ai supplementari, ma la Storia non ci sta e diventa infinita con tinte Albiceleste: il neo entrato Martinez raccoglie il cross meraviglioso di un genio di nome Lionel dopodichè piazza alla sua maniera una zuccata vincente in pieno recupero. La storia si ripete a 40 anni di distanza, ma non in farsa come sosteneva Marx, bensì in un’ Argentina leggendaria.
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