LA CERTEZZA DEL DIRITTO SECONDO AUGUSTO MINZOLINI

Augusto Minzolini, l’’ex “direttorissimo” (Berlusconi dixit) del TG1 RAI, c’’è rimasto male: la sentenza di primo grado, che l’’aveva assolto dall’’accusa di peculato continuato ai danni della RAI, è stata pesantemente ribaltata in appello.

Minzolini era stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver utilizzato la carta di credito aziendale sforando abbondantemente i limiti d’’utilizzo che gli erano stati accordati: in quattordici mesi, aveva speso di troppo ben 65.000 euro, che infatti aveva poi restituito.

In primo grado i giudici hanno deciso che il reato non c’’era ma la Procura è ricorsa in appello. E così è giunta sul capo dell’’ora senatore di Forza Italia una dura condanna a 2 anni e sei mesi, più l’’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena.

Minzolini si dice allibito, e la cosa è comprensibile. Meno comprensibile è la seconda parte della sua dichiarazione: «Quello che mi colpisce è la volubilità del nostro sistema giudiziario. In questo Paese non c’è certezza di diritto».

Chissà cosa penserà, di questa dichiarazione, il suo leader Silvio Berlusconi, che ha visto verificarsi l’’esatto contrario: condannato in primo grado, per la storia di Ruby Rubacuori, è stato assolto in appello. Si vedrà cosa succederà in Cassazione.

Viene da chiedersi anche che senso abbia, secondo Augusto Minzolini, il sistema giudiziario italiano che, proprio per mettere al riparo sia l’’individuo che la collettività (rappresentata dalle procure della Repubblica) prevede appunto i tre gradi di giudizio. Si direbbe, stando alla sua dichiarazione, che egli dia per scontato che, se si è assolti in primo grado, si debba poi necessariamente essere assolti anche nei gradi successivi.

A meno che, quando ha detto che non c’’è certezza di diritto, in realtà non intendesse dire “non c’’è certezza di farla franca”.

Giuseppe Riccardo Festa

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